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> PICCOLO LEPRAIOLO ITALIANO o SEGUGIO DELL´APPENNINO
 
Le Origini

C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi d’antico… mai frase più s’addice a questo piccolo, prezioso cane italiano, forse da almeno mille anni compagno di caccia dei contadini italici, di cui talvolta poteva essere l’unico ausilio per portare a casa un po’ del cibo che la selvaggina rappresentava.

E lui, che arricchisce la letteratura venatoria longobarda e dell’epoca di Carlo Magno, lui nobilitato dai versi di Dante che lo immortala bracchetto toscano, lui che attraversa i secoli irruvidito dalla ruralità della vita quotidiana, arriva quasi indenne e immutato all’Ottocento, epoca in cui si suole dare un nome diverso a soggetti pur simili, ma figli di varie regioni d’Italia.

Così il nostro Lepraiolo diviene, o lo è sempre stato, “Montanino nelle Alpi”, “Piccolo Segugio nell’Appennino”, “Cravin” in Piemonte, “Vertreddu” in Sardegna, “Can da lever” in Liguria, “Can brac” in Emilia, spinone se a pelo forte, ciaplein se a pelo raso. Le differenze sono davvero minime, generalmente mai strutturali, ma pressoché relative al colore del mantello e, forse, all’orgoglio delle popolazioni che se lo cullano ognuno come una propria creatura.

E’ ancora un’epoca in cui ben poco importa, a chi li possiede, quali ne siano le migliori linee di sangue; non c’è selezione, non ci sono mezzi per finalità che non siano assicurarsi un buon cane che faccia sentire meno i morsi della fame.

E così il Lepraiolo, vocato alla caccia alla lepre e amato per questo, si mantiene rustico e intatto mentre parallelamente, già alla fine del 1800, la cinofilia italiana si indirizza alla selezione del suo cugino “lomellino”, incrociandolo soprattutto con cani di origine francese, per arrivare a fissare il Segugio Italiano, non più singolo cane del contadino, ma animale stimolato e abituato a cacciare in muta, anche la grande selvaggina, suddividendosi poi in due razze distinte in relazione alla tessitura del mantello.

Il Lepraiolo è all’ombra, ancora relegato nelle campagne e nell’Appennino, dove continua a svolgere il suo prezioso lavoro di cacciatore di lepri, in parte indistinto e confuso col futuro Segugio Maremmano. Ma è un peccato non proteggerlo, non difenderlo dall’oblìo di una società italiana che si sta sempre più distaccando dalla cultura contadina.

C’ è così chi non lo dimentica, ma ne monitorizza la presenza; prima la famiglia Marchetti di Villafranca Lunigiana, quindi negli anni ’20, l’avvocato Lino Marchetti, il quale diviene socio fondatore della ProSegugio nel 1954. E’ con questa società che il Lepraiolo comincia ad acquistare maggiore visibilità e dignità, e ci sia accorge finalmente di un cane forte, capace, forgiato, con spiccate doni venatorie, particolarmente adattabile ad ambienti rustici, con nulla da invidiare ai cugini d’oltralpe.

Recente, nel 1994, è il raggruppamento sotto un’unica definizione di “Piccolo Lepraiolo Italiano” delle tre varietà Montanino delle Alpi, Piccolo Segugio dell’Appennino, e Cravin Piemontese, per ottenerne più rapidamente un ufficiale riconoscimento.


Piccolo Lepraiolo Italiano Segugio dell'Appennino


Vengono, quindi, programmati i primi raduni di razza, che vedono alterni successi ed insuccessi; limite primario il numero ridotto dei soggetti, forse reale, forse dovuto allo scarso interesse dei singoli proprietari di avviarsi all’impegnativa strada di valutazione del proprio animale, per il raggiungimento di uno standard comune e definitivo.

Per il Piccolo Lepraiolo molto si è fatto in quest’ultimo decennio, molto di più, forse, si è tentato di fare; importante è l’ottenimento nel 2005 dell’approvazione da parte dell’ENCI dello Standard Ufficiale di Razza “Segugio dell’Appennino o Piccolo Lepraiolo Italiano”: strada che si apre, confidiamo nel più breve tempo possibile, al riconoscimento ufficiale della razza tra quelle italiane, come successo recentemente per il Segugio Maremmano.

 
Caratteristiche Generali

Il Piccolo Lepraiolo Italiano, per definizione, è un cane da seguita di dimensioni piuttosto contenute, il cui peso si attesta attorno agli 11-16 Kg, mentre l’altezza non supera i 46 cm nei maschi ed i 44 cm nelle femmine. Sono soggetti piuttosto longilinei, sviluppati nel rettangolo, armonici in quanto robusti senza pesantezza ed energici senza irruenza.

La testa appare nel complesso più breve rispetto al cugino Segugio Italiano, con un muso più corto del cranio. L’espressione intelligente, acuta ma dolce, ci dice che nulla è andato perduto della sagacia del vecchio cacciatore di montagna, rustico e adattabile, ma fino nella ricerca del selvatico.

Gli occhi sono grandi, rotondi, un piccolo concentrato di carattere e disponibilità al proprio padrone che non perde mai di vista, nemmeno nelle cacce più impegnative.

Esso può presentare due tipologie di pelo, sempre comunque molto resistente e che poco concede alla mera estetica: pelo raso e pelo forte. Il pelo raso è corto, lucido, equamente distribuito su tutto il corpo; quello forte, di una lunghezza che può raggiungere i 3 cm, è invece particolarmente ruvido e resistente all’acqua, ricco di un sottopelo difficilmente oltrepassabile. Quest’ultimo risulta abbastanza uniforme su tutto il corpo, fatta eccezione per le orecchie e la superficie dorsale di zampe e testa, dove risulta più corto e rarefatto.

I colori del mantello possono variare dal nero focato al grigio lepre, a diverse tonalità di fulvo; anche il bianco, pur raro nella varietà di pelo raso, è ben accetto e indice di tipicità quando ben distribuito sui quattro arti, a forma di stella sul petto, sulla punta della coda, su tarsi, metatarsi, carpi e piedi e a lista sulla fronte.

La voce di questo piccolo segugio è caratteristicamente italiana, con toni diversi a seconda che il soggetto sia maschio o femmina; così nel primo essa sarà imperiosa, baritonale o da tenore, mentre nella seconda sarà più dolce, da contralto o da soprano.


Piccolo Lepraiolo Italiano Segugio dell'Appennino


Il Piccolo Lepraiolo è un cacciatore istintivo e precoce, spesso in grado di affrontare la selvaggina a soli sei mesi di vita. La sua caccia per eccellenza rimane la lepre, ma non disdegna il cinghiale e altri animali da pelo, che sa segnalare pur rimanendone a rispettosa distanza. Ama la caccia singola o in coppia, per il quale da sempre è stato vocato, ma ben si adatta a cacciare in muta se essa non è costituita da un numero eccessivo di soggetti.

Pur avendo un ottimo collegamento col suo conduttore, sa essere indipendente e intelligentemente autonomo. E’ un cane nato e cresciuto per la caccia in montagna, ma sa adattare il suo passo alle asperità di qualunque terreno, passando dalla marcia sostenuta, al trotto e al trotto alternato al galoppo.

Modula abilmente i suoi vocalizzi in relazione alle fasi della cacciata, sapendo ottimamente accostare, scovare ed inseguire. Il suo carattere sicuro, indipendente ma fortemente legato al proprietario, lo hanno reso nei secoli un irrinunciabile ausiliare, difensore, compagno della famiglia in cui viene inserito.


Piccolo Lepraiolo Italiano Segugio dell'Appennino


Standard

Testa
Mesocefala. La sua lunghezza totale è pari a: 4 / 10 dell’altezza al garrese, mentre la sua larghezza è poco meno o uguale alla metà della sua lunghezza. Indice cefalico totale - I.C.T. 49; più leggera nelle femmine, con linee cranio facciali parallele o leggermente divergenti. Sempre di buon cesello. Pelle priva di rughe o di parti lasse perfettamente aderente ai tessuti sottostanti.

Cranio
Seni frontali appena accennati di forma lievemente convessa. La sua larghezza è di pochissimo inferiore alla sua lunghezza (1 cm.), cresta occipitale sensibile al tatto. La sua proiezione sul piano è di forma ellittica, la sommità è leggermente convessa (mai piatta), la sua larghezza costituisce la metà della lunghezza totale della testa. La depressione naso-frontale (stop) è poco marcata, ma più evidente di quella del segugio italiano.

Muso
La lunghezza rappresenta il 50% o poco meno della lunghezza totale della testa. La canna nasale è rettilinea. Tartufo sempre nero di media grandezza, non molto prominente, con narici bene aperte. Le facce laterali del muso sono fra di loro convergenti, ma senza eccesso, tanto da non formare un muso troppo appuntito. Le labbra superiori sono sobrie e tese, coprono poco quelle inferiori, commessura labiale non evidente. I bordi labiali sono sempre di pigmentazione nera.

Mascelle
Di forma tronco conica e di uguale lunghezza. I denti, con formula dentaria completa sono inseriti perpendicolarmente di completo sviluppo e di colore bianco candido. La chiusura è a forbice, tollerata a tenaglia.

Guance
Asciutte, con assi laterali leggermente convergenti.

Occhi
In posizione tendente al semilaterale. L’angolo dell’asse delle palpebre con l’asse mediano della testa corrispondente ai 20°. Il loro sviluppo deve essere ampio con palpebre bene aderenti e di forma arrotondata, con bordi sempre neri. Il colore deve andare dall’ambra scuro al marrone bruno. La loro espressione denota intelligenza, vivacità e dolcezza.

Orecchi
Con attacco ampio ed inserzione a livello della linea degli occhi. Scendono piatti con cartilagine sottile e aderenti alle guance, la cui lunghezza raggiunge la metà della lunghezza del muso. Terminano ad apice arrotondato.

Collo
Di lunghezza media (quanto la testa) con muscolatura di buon sviluppo, ma nello stesso tempo asciutto, inserito non troppo alto sul garrese. Netto il distacco nel punto di inserzione della testa; assolutamente privo di giogaia.

Arti Anteriori
Spalla con muscolatura bene sviluppata, la sua inclinazione sull’orizzonte oscilla dai 45 ai 55°. Braccio leggermente più corto dell’avambraccio con angolo scapolo omerale da 105 a 115°. Angolo omero radiale circa 130° . Gomiti né convergenti né divergenti. Avambraccio perfettamente perpendicolare al terreno, con regioni carpiana e metacarpiana forti e giustamente flesse (75°). Piede da lepre con dita compatte e articolazioni digitali forti. Suole coriacee, unghie forti e ricurve ambedue pigmentate di nero.

Tronco
Fortemente costruito ma leggero. La sua lunghezza è da 1,5 a 2,5 cm superiore all’altezza al garrese. Il piccolo lepraiolo italiano sta nel rettangolo. L’indice corporale oscilla mediamente da 86 a 92 (dolicomorfismo). Linea superiore rettilinea dal garrese alla groppa. Il garrese supera di poco la linea dorsale; le scapole al margine superiore sono molto ravvicinate.

Torace
Ben sviluppato nelle tre dimensioni. La sua discesa deve arrivare all’altezza del gomito. Costole di buona cerchiatura, ma senza esasperazione. L’indice toracico (I.T.) corrisponde al valore medio di 50,40.

Regione Lombare
Robusta, leggermente convessa, molto muscolosa e bene sviluppata in larghezza. Il suo sviluppo longitudinale determina la costruzione rettangolare della razza.

Groppa
Lunga non meno di 1/3 dell’altezza al garrese e di larghezza non inferiore alla metà della sua lunghezza, di inclinazione non superiore ai 25° riferiti all’orizzonte. 

Arti Posteriori
Coscia larga con muscolatura bene sviluppata, gamba leggermente inclinata verso il posteriore con un’angolazione corretta. Angolo coxo femorale di 95 ÷ 100°. Articolazione del piede non troppo alta, secca. Metatarso verticale corto e relativamente forte. Il piede è meno ovale dell’anteriore. Visto di profilo, la verticale calata dalla punta della natica deve cadere sulla punta del piede. Gli speroni sono tollerati quando presenti.

Coda
Inserita in modo da formare un prolungamento della linea dorsale, forma di solito nel suo terzo distale una leggera curvatura. Discretamente pronunciata alla radice. La sua lunghezza raggiunge la punta del garretto; in lavoro è di norma portata orizzontale. La lunghezza della copertura pilifera sarà inferiore a quella del tronco nel pelo forte; nel pelo raso è uniforme al tronco.

Mantello
I colori del pelo ammessi sono: il fulvo nelle sue diverse tonalità il nero focato il grigio lepre Il bianco in particolare nel fulvo è indice di tipicità se opportunamente distribuito nelle giuste sedi come: sui quattro arti sui tarsi, metatarsi, carpi e piedi sul petto a forma di stella sulla fronte a forma di lista sulla punta della coda In rapporto alla tessitura del pelo esistono due varietà: il pelo raso e il pelo forte con le seguenti caratteristiche:

Pelo raso: Tessitura vitrea densa, uniformemente distribuita su tutto il corpo. Qualche pelo ruvido sparso sul tronco, sul muso, sugli arti, non costituisce difetto.
Pelo forte: in questa varietà il pelo è ruvido al tatto di lunghezza prossima ai 3 cm. guarnito da un sottopelo, denso che impedisce all’umidità di bagnare la pelle. La sua distribuzione è uniforme. Fanno eccezione la parte volare degli arti e la testa, dove si fa più denso ma meno lungo. Sulle orecchie invece, il pelo può essere meno denso o addirittura raso. Il pelo comunque deve essere bene aderente al corpo senza formare mai riccioli o boccoli.

Andatura
Alternanza di trotto e galoppo a seconda delle fasi della cacciata. Movimento sciolto, vivace ed elegante.

Taglia e Peso
Altezza al garrese nelle femmine da 40 ÷ 44 cm., nei maschi da 42 ÷ 46. Sono tollerati in altezza 2 cm. in più e 1 in meno in soggetti eccellenti. Il peso dovrebbe preferibilmente oscillare fra 11 e 16 kg.

Difetti
Ogni deviazione delle caratteristiche indicate nella descrizione delle varie regioni costituisce difetto.

Difetti da squalifica
Enognatismo, prognatismo esagerato, assi cranio-facciali convergenti, monorchidismo, criptorchidismo. Anurismo e brachiurismo (sia congenito che acquisito). Colori diversi da quelli indicati, parziale depigmentazione, occhio gazzuolo o eterocromia oculare.

Difetti eliminatori
Quando le altezze sono superiori o inferiori ai margini di tolleranza.


Sara Ceccarelli
 


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- Per maggiori informazioni collegarsi al sito www.kennelclubcolosseo.it


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