AMBIENTALISTI: SENZA CACCIA DOVE ANDREMMO

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Si affilano le armi e dal Movimento Animalista a quello a 5 Stelle, tutti profetizzano nei loro programmi la chiusura della caccia, come strumento che sani i malanni dell’ambiente. Ma la biologia storce il naso.

Ripensando agli studi sulla biologia delle specie animali, sorgono sempre di più dubbi sulla necessità sbandierata da taluni dal pensiero facile, di eliminare la caccia dal suolo italiano e magari da quello mondiale. Un pensiero distorto, non attinente a fatti e situazioni, che avrebbe l’unico risultato di incancrenire ulteriormente una situazione che vedrebbe la biodiversità, che agli ambientalisti dovrebbe stare particolarmente a cuore, attentata in vari modi.

ambientalisti caccia cinghiale capriolo lupo cacciatoreIn linea teorica, almeno la biologia ci racconta e non abbiamo motivo di dubitare, le popolazioni di fauna selvatica hanno un loro dinamica e tendono ad accrescersi indefinitamente sino a che fattori limitanti non pongono un freno. In sintesi è così in un ambiente selvatico puro. Il problema è che la nostra Italia non è un ambiente selvatico puro, e la risorsa alimentare in certe aree è ben al di sopra di quella che potrebbe fornire lo stesso suolo reso selvatico. Ciò è evidente dal fatto che qualsiasi pianta agraria coltivata ha un supporto proteico/energetico ben superiore alla boscaglia. Supporto che attirando i selvatici – pensiamo al cinghiale – gli permette di proliferare ed espandere la propria popolazione in modo superiore ad una selvaticità pura.

E qui siamo al primo forte impatto su una attività, quella umana, che quelle coltivazioni utilizza per ragioni alimentari e di reddito. Di seguito la popolazione del cinghiale in forte espansione (ma vale anche per altri ungulati – vedi capriolo), permette lo sviluppo di una suo naturale competitore, il predatore per eccellenza, il lupo, che beneficia dell’aumentata quantità di proteine disponibili. DI nuovo un ulteriore impatto perché poi il predatore sceglie per il meglio ed esce dagli schemi, predando oltre al cinghiale anche animali domestici che risultano più semplici.

Allora l’equazione degli ambientalisti non sta in piedi, perché non essendo in ambiente completamente selvaggio ma antropizzato dalle attività umane, la risorsa trofica abbonda e il sistema è squilibrato.

Appare perciò visibile anche ad un cieco che l’unico modo per ridare equilibrio al sistema fauna/ambiente è la caccia, in grado di contenere la quantità di animali predati (cinghiale, capriolo) e contenendo questi si contengono anche le popolazioni di predatori, ossia del lupo. Meno danni alle coltivazioni, meno dagli allevamenti e meno danni anche a tutte quelle altre specie di piccoli mammiferi o di uccelli terricoli o nidificanti al suolo notoriamente molto insidiati dai cinghiali.

Detto ciò cari ambientalisti, provate a spiegarci come funzionerebbe in equilibrio un ambiente come quello italiano senza caccia. Il cacciatore, anche se non lo amate, è determinate.

 

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