RABBIA: ANCORA ALTO IL LIVELLO DI ATTENZIONE

Testo tratto da www.anmvi.it

ll pericolo rabbia nel Nord-Est è sempre molto elevato. I liberi professionisti si apprestano a giocare un ruolo determinante per la prevenzione vaccinale nei confronti degli animali da compagnia.
L’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) ritiene quindi necessaria una forte azione d’informazione rivolta ai proprietari e per questo ha realizzato una locandina per tutte le strutture veterinarie, non solo per quelle delle zone maggiormente esposte al rischio e agli obblighi di profilassi. Ricordiamo infatti le disposizioni ministeriali per gli spostamenti verso le aree colpite dalla malattia e le raccomandazioni europee per chi viaggia all’estero con cani, gatti e furetti.

Con questa iniziativa di divulgazione l’ANMVI intende supportare i medici veterinari nell’importante impegno di informazione, prevenzione e divulgazione che svolgono ogni giorno in migliaia di strutture private. Siamo convinti che il vero luogo di incontro con i proprietari sui problemi di salute e benessere degli animali da compagnia sia l’ambulatorio veterinario.

La presenza del medico veterinario deve essere una garanzia di ruolo e di competenza. La vaccinazione dei cani rimane obbligatoria in tutta l’area a rischio dove viene effettuata anche la vaccinazione delle volpi secondo quanto deciso nella riunione dell’Unità di crisi per la rabbia che si è tenuta lo scorso 2 febbraio presso la direzione generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario del Ministero della Salute.

In questa occasione si è anche deciso di mantenere l’area di rischio a tutto il Veneto smentendo possibili ipotesi di riduzione solo ad alcune provincie. L’idea di limitare la zona di rischio alla Provincia di Belluno ed al massimo ai comuni più a nord di quella di Treviso è quindi decaduta per l’evidenza di una situazione ancora difficile.

Mentre in Friuli le vaccinazioni dei cani contro la rabbia possono essere eseguite sia dai veterinari ASL che dai liberi professionisti, in Veneto possono essere eseguite solo dai veterinari privati in quanto non sono più disponibili i fondi stanziati durante l’emergenza dell’anno precedente. Fondamentale, secondo l’ANMVI, sono inoltre: la massima attenzione verso il censimento degli animali, l’informazione sui “comportamenti a rischio” e la massima allerta alle strutture veterinarie private del territorio, con la loro possibilità di raccogliere dati, dare informazioni ed eseguire vaccinazioni.