REAZIONI AVVERSE AL CIBO NEL CANE: ALLERGIA O INTOLLERANZA ALIMENTARE? della D.ssa Patrizia Bragagna

La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Dicembre 2012, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo.


In questi ultimi anni nel cane, come nell’uomo, abbiamo assistito ad un crescente aumento di casi di reazioni avverse al cibo, sia su base immunologica (ipersensibilità al cibo e allergie alimentari), sia su base non immunogena, le cosiddette intolleranze alimentari (idiosincrasia alimentare, avvelenamento alimentare, reazioni farmacologiche al cibo, errori alimentari).

I fattori che entrano in gioco nella determinazione di queste patologie sono: gli agenti aggressivi che giungono nel lume intestinale (dieta, virus, batteri, parassiti), le alterazioni della permeabilità dei villi intestinali e le alterazioni delle difese immunitarie normalmente presenti nella sottomucosa intestinale stessa.

Poiché le intolleranze alimentari mimano i sintomi delle allergie alimentari, è pressoché impossibile differenziarle clinicamente e proprio per questo viene usato il termine riassuntivo di reazioni avverse al cibo (RAC). Possono coinvolgere diversi apparati, da soli o in associazione.

Generalmente interessano la cute (sotto forma di prurito, alopecia, eritema, ecc) e l’apparato digerente (vomito, diarrea, movimenti intestinali).

allergia alimenatare cane cacciatori bellunesi

Per intolleranza alimentare si intende una reazione anormale negativa ma fisiologica e quindi non immunitaria dell’organismo, che si manifesta con difficoltà più o meno gravi nel digerire o metabolizzare un alimento o un additivo in esso contenuto. è importante sottolineare che il cane può ingerire per lungo tempo un alimento senza manifestare alcun sintomo, poiché la sensibilizzazione è sempre preceduta da un lungo periodo latente.

La gravità dei sintomi è correlata alla quantità dell’ingrediente responsabile che viene assunta. Un esempio molto diffuso per il cane è l’intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte, che determina una diarrea osmotica causata da una deficienza relativa dell’enzima lattasi associata a processi infiammatori del tratto gastro-intestinale oppure al consumo di una eccessiva quantità di latte rispetto alle capacità digestive (es. somministrazione di latte di altre specie nei cuccioli).

Per allergia alimentare (o ipersensibilità alimentare) si intende invece una più o meno rapida ed esagerata reazione patologica del sistema immunitario nei confronti di un alimento o di un additivo in esso contenuto. A causa di alcuni squilibri del funzionamento del sistema immunitario, può accadere che l’organismo consideri queste sostanze come estranee e pericolose e metta in atto meccanismi in grado di eliminarle. Rappresenta circa il 5% di tutte le dermatosi del cane, e tra il 10 – 15 % delle malattie allergiche non stagionali.

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L’incidenza è maggiore nei cani affetti già da altre malattie allergiche. La maggior parte dei casi di ipersensibilità e allergia alimentare nel cane sono provocati da proteine e gli alimenti più a rischio sono: manzo, pollo, formaggi, latte vaccino, uova, soia. Nonostante tutte le proteine alimentari siano da considerarsi potenzialmente allergizzanti, solo una piccola componente del contenuto totale proteico lo è. Nell’uomo, per esempio, sono state individuate perlopiù in glicoproteine di basso peso molecolare. Solitamente il cane reagisce a più elementi della dieta dello stesso gruppo proteico: troviamo così cani allergici a diverse proteine di origine animale e altri solamente a quelle di origine vegetale.

Gli additivi quali conservanti e coloranti possono contribuire allo scatenarsi di un’allergia se l’animale è predisposto. A seconda di dove ha luogo la reazione di ipersensibilità e da quanti anticorpi e linfociti sono coinvolti, le conseguenze possono variare da episodi improvvisi, pericolosi per la vita del cane, a episodi ritardati che provocano infiammazione in una sola parte del corpo.

Sintomi spia che possono far pensare a una reazione avversa al cibo sono molteplici e riguardano vari apparati:

Apparato cutaneo: prurito non stagionale, eritemi, lesioni epidermiche alla base o all’interno dell’orecchio e sul collo, irritazione nella zona perianale, arrossamento, edema, alopecia, prurito.
Bisogna fare attenzione: alcune sostanze presenti nei prodotti usati per il trattamento delle orecchie possono causare allergia.

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Apparato gastro-intestinale: vomito, diarrea, flatulenza, meteorismo, frequenti eruttazioni e singhiozzi, coliti, fenomeni di malassorbimento, tenesmo, stipsi alternata a diarrea con presenza di muco nelle feci. La presenza di tre evacuazioni al dì in un cane con forte prurito deve mettere in sospetto il proprietario nei riguardi di questa patologia. Più difficile risulta sospettarla in caso di sintomi gastro-intestinali a carattere cronico, intermittente o addirittura sporadico particolarmente presente in cani con predisposizione familiare.

Apparato respiratorio: riniti, sinusiti, sindromi simil-asmatiche ricorrenti con mancanza del respiro, tosse.

Apparato oculo-congiuntivale: congiuntiviti ricorrenti, frequenti lacrimazioni

Apparato urogenitale: cistiti ricorrenti (anche se capita più spesso nel gatto), urinazioni frequenti

Sistema nervoso centrale: fenomeni di iperattività, sbalzi di umore, crisi epilettiche, generale tendenza ad ingrassare (accompagnata da notevole gonfiore addominale), tendenza a non assimilare (accompagnata da fenomeni di coliti frequenti), affaticamento precoce.

A livello sistemico: significativa perdita di peso legata a proteinodispersione intestinale da aumento della permeabilità dell’intestino stesso, shock anafilattico.

La possibile insorgenza avviene a qualsiasi età, dai 4 mesi ai 12 anni, ma prevalentemente prima dell’anno di età.
Fra le razze di cane più sensibili alle allergie e alle intolleranze alimentari troviamo: Pastore Tedesco, Dalmata, Labrador e Golden Retriever, Boxer, Cocker Spaniel, Westhighland White Terrier, Setter Irlandese ma anche molti incroci.

La diagnosi.
Nei nostri animali gli esami del sangue non riescono ad individuare l’esatta sostanza che determina allergia alimentare: non c’è sufficiente correlazione tra i risultati delle prove allergologiche su sangue e la reale risposta dell’organismo verso un allergene alimentare. Per questo motivo nel cane, ma anche nel gatto, l’unico modo per ottenere una diagnosi certa di allergia alimentare è somministrare una dieta che sia libera al 100% da sostanze verso le quali l’animale può avere sviluppato l’allergia o l’intolleranza stessa, cioè libera al 100% da sostanze delle quali il nostro animale si è sempre (o spesso) nutrito.

Questa dieta viene chiamata in vari modi, che possiamo considerare tutti sinonimi.
Essi sono: dieta sottrattiva, dieta ad eliminazione, dieta privativa, dieta ipoallergenica.

La dieta ad eliminazione può essere comprata nei negozi (dieta ad eliminazione commerciale) o fatta in casa (dieta ad eliminazione casalinga). Esistono diete ipoallergeniche commerciali formulate appositamente per fornire all’animale una fonte alimentare alla quale il cane o il gatto difficilmente può essere allergico (ad esempio: agnello + orzo, cavallo + patate, cervo + patate) ed esistono inoltre, diete ipoallergeniche formulate con alimenti comuni quali il pollo, trattati però in modo da non poter essere assolutamente allergenici: in questo caso si chiamano diete a base di idrolisati proteici.

Per alleviare i sintomi nell’immediato, una possibile soluzione è rappresentata dall’utilizzo di brevi cicli di glucocorticoidi (secondo necessità nel corso della dieta) o antistaminici per via orale. è utile anche associare prodotti come integratori nella dieta a base di vitamina E, zinco, biotina ed acidi grassi essenziali Omega 6 e Omega 3, sostanze antinfiammatorie naturali. In presenza poi di prurito molto intenso si consiglia di associare una terapia topica con bagni ipoallergizzanti e dermoprotettivi per riequilibrare la barriera cutanea. è bene ricordare che sia parassiti intestinali che la presenza di batteri patogeni nel piccolo intestino possono essere sia cause di enteropatie croniche, sia predisporre il paziente ad allergia alimentare. Pertanto si consiglia l’adozione di una terapia antiparassitaria ad ampio spettro ed antibiotica.