LAZIO E CINGHIALE: IL DISPLICINARE DELLA DISCORDIA

Il Presidente di Arcicaccia della provincia di Viterbo Luigi Casarin esprime il suo punto di vista in merito al Disciplinare di caccia al cinghiale emanato dalla Regione Lazio.

L’assessorato il giorno 4 luglio aveva organizzato un incontro con i presidenti degli atc del Lazio, forse per comprendere il malcontento che arrivava da molte realtà, con all’ordine del giorno applicazione del disciplinare.

Tale incontro non ha avuto il risultato atteso in quanto solo gli Atc di Roma si sono presentati tutti gli altri no.

Strano è che nella stessa mattinata la regione ha emanato il disciplinare sul Bur in presenza di un incontro programmato da diversi giorni.
Qualcosa non torna. Chi sta giocando?

lazio cinghiale caccia casarin arcicaccia disciplinareL’Arci caccia aveva denunciato sia in sede di comitato tecnico faunistico regionale che a mezzo stampa, che il disciplinare che si stava discutendo tra associazioni venatorie e Atc e regione non riscuoteva successo tra i praticanti di questa attività.

Abbiamo cercato di sensibilizzare gli Atc e le associazioni per evitare che tale situazione degenerasse chiedendo di fare fronte comune nei confronti della regione per apportare le giuste modifiche a uno strumento che deve disciplinare una attività complessa come la caccia al cinghiale.

Ma non abbiamo avuto risposte, qualche articolo sui giornali locali che prevedevano le distanze dalle scelte regionali da parte degli Atc, tra il mutismo assordante della rappresentanza venatoria forse distratta dal tesseramento per la nuova stagione venatoria alle porte, lasciando i cacciatori alla balia delle onde di un mare in tempesta.

In qualche provincia gli Atc si stanno organizzando con i capi squadra di caccia al cinghiale in braccata per promuovere iniziative contro la regione non escludendo la non presentazione delle domande di iscrizione delle squadre di braccata nella prossima stagione venatoria.

Il dissenso tra i cacciatori in generale e palpabile il nuovo disciplinare rischia di aumentare con la pratica della girata le squadre di caccia organizzata togliendo ancora territorio per le altre forme di caccia.

La domanda è: si poteva evitare tutto questo? Sì.

Bastava coinvolgere i protagonisti, i cacciatori che con la loro esperienza avrebbero portato un contributo autorevole alla discussione.
Ma forse qualcuno pensava che ciò era lesa maestà e pertanto si è parlato da marzo fino a giugno senza un coinvolgimento del mondo venatorio reale.

Ci siamo opposti in tutte le modalità possibili arrivando a qualche piccolo risultato, ma non basta, anzi più va avanti questa situazione e più sorgono dubbi.

Perché la regione si sarebbe dovuta schierare contro tutti, così dicono i protagonisti, nei confronti di una realtà importante come la caccia organizzata, a distanza di pochi mesi dalle elezioni? O forse la regione è stata tratta in inganno da chi pensava che i cacciatori fossero una manica di pecoroni?

Si sentono in giro tante notizie, dalle responsabilità della regione ad un eventuale ricorso al tar del disciplinare da parte di qualche Atc.
Attenzione. Già tanti danni sono stati fatti, evitiamo di farne altri compromettendo la prossima stagione venatoria.
Consigliamo di essere prudenti.

C’è secondo noi ancora margine da ragionare con la regione per portare miglioramenti a questo disciplinare, ma per far ciò dobbiamo dimostrare alla stessa, che ci siamo tutti, tutti uniti attraverso una raccolta di firme importante da fare arrivare con rapidità all’assessore competente.

Il 14 luglio Arci caccia celebrerà il suo congresso provinciale e in quella sede lancerà l’iniziativa della petizione che dovrà raccogliere le istanze di tutti cacciatori che hanno diritto di poter esercitare la loro attività con serenità e sicurezza, senza pensare che altro territorio libero sia dedicato a delle forme di caccia che accontentino pochi a discapito di tanti.

Noi cacciatori abbiamo una sola colpa: quella di porre la nostra fiducia pensando che tutti coloro che ci rappresentano comprendano la complessità di questo mondo, troppe volte maltrattato, anche quando non ha nessuna colpa.

Tratto da tusciaweb.eu

 

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