IL BELLO CHE COLPISCE I SENSI. BENELLI 50

Benelli armi bellezza fucili caccia

Estetica, bellezza, eccelsa gradevolezza, sostantivi questi, che la nostra formazione culturale ci porta ad esprimere per opere immortali di sommi artisti del passato. Ma esiste anche il presente, che con altri canoni espressivi può fregiarsi a pieno titolo di tali aggettivi. Benelli, rappresenta in questo un mix unico, in grado di esaltare l’arte oltre che la tecnica, che risiede nelle genti italiche.

Non ci è dato sapere se, cinquanta anni or sono, Giovanni Benelli già fautore di meccanica di alto livello, avesse in cuor suo una visione che andava oltre la realizzazione di una impresa e dei possibili profitti o se invece riuscisse già ad andare oltre, prefigurando in parallelo la costruzione del manufatto – fucile da caccia – con il senso estetico e la volontà di realizzarlo sempre un pò più bello dei concorrenti. Si, ciò non lo possiamo sapere, certo è, che il connotato di snellezza della sua realizzazione inerziale, prefigurava tale potenzialità, poiché in tutte le forme prodotte dall’uomo l’apprezzamento del senso artistico, anche se con rare eccezioni, va verso le figure snelle e sinuose. I connotati iniziali c’erano tutti per “estrarre dal marmo la scultura perfetta“, ma ciò lo si può realizzare come un artista o come un comune scalpellino.

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Per unire tecnica sopraffina e gusto estetico occorre talento, e il sostantivo comprende una quantità di sfaccettature, almeno quante sono le arti che l’uomo può esprimere. Nell’uomo che sta guidando l’azienda Benelli da ormai molti anni, Cavaliere del Lavoro Luigi Moretti, Ingegnere e Gardonese doc, la vita è stata generosa in fatto di talento; dote questa, che gli ha anche permesso di ricercare e portare a se in Benelli nel corso della lunga Presidenza, tante persone che hanno potuto esprimersi al meglio per quella che è la filosofia aziendale che mira ad unire la sapiente manipolazione tecnica del metallo, alla esaltazione del buon gusto proposto nell’estetica dell’oggetto. “Arte Meccanica” è stata definita da altrettanti talenti che l’Ing. Moretti ha desiderato riunire in una tavola rotonda in occasione della celebrazione dei 50 anni dell’azienda. Arte Meccanica si, ma non nel solo pensarla, ma anche soprattutto nel fare per ammirare il risultato.

Ancora colmo dal trasporto estetico indotto dalla tavola rotonda che ha fornito molti spunti per isolarsi e riflettere sul concetto di estetica, ho ammirato a lungo una parete che forse ai più, è apparsa solo come una bella visione d’insieme, quasi come un affresco che fa da sfondo alla grande scalinata della nuova sede. Ma l’imponente scenario dell’esposizione delle armi è molto di più di un catalogo della storia. Si legge in essa la soddisfazione di una visione compiuta, di una persona, l’Ing. Moretti, che al timone dell’azienda, ha avuto l’abilità di trasmettere ai suoi collaboratori, un senso dell’estetica tale da forgiare prodotti, fucili appunto, che sovente conosciamo avari di espressività. L’indefinito numero di armi che ornano la parete, se guardate una ad una come era giusto fare, trasmettono ciò, l’espressività, per i tanti esercizi estetici profusi, per le numerose personali creatività che molte menti hanno immesso e che celebrano di fatto, un multifome e accattivante stile, quello dell’azienda Benelli …. quello di Luigi Moretti che le ha stimolate ed approvate. Si è detto nella tavola rotonda, che il bello, quello moderno, ha dei canoni di valutazione diversi dalle opere d’arte che la storia ci ha consegnato. Probabilmente è vero. La maggior parte di coloro che le armi Benelli le hanno utilizzate in tutte le condizioni di caccia, si sono di certo concentrati sulla eccelsa efficienza; ciò è indubitabile ed è una verità, ma è altrettanto vero che per essere apprezzati in 4 milioni di pezzi nel cinquantennio che è appena stato consegnato alla storia, chi ha scelto Benelli ha guardato anche alle forme, all’aspetto estetico .. al buon gusto.

Questo è l’elemento che poi, anche nel luogo più recondito del bosco ti fa emergere un senso interiore di soddisfazione mista ad orgoglio e di naturale apprezzamento per l’italianità che le caratterizza. Italianità appunto, che non è affatto poca cosa, come ha avuto a dire Philippe Daverio, che ci consente di stare quel po’ dinanzi agli altri e di ottenere, con impegno, certo, ma anche con naturalezza, risultati ove altri faticano e non poco ad cercar d’arrivare. Il caso del fucile da caccia è emblematico di questa italica predisposizione per il buon gusto. Il fucile, qualunque esso sia, ha un distinguo importante se di produzione straniera o se pensato e realizzato dalle nostre genti. Quello straniero è uno strumento tecnico finalizzato al lavoro, così lo si vede e così lo si realizza. Niente da dire in merito, solo che serve allo scopo. Il pensare italiano va oltre la tecnica mai seconda a nessuno, ma vive anche di una gentilezza ed armonia di forme e di decori eleganti e mai sopra le righe, che contraddistinguono quel senso artistico, che il globo ci riconosce e che non riesce ad imitare.

Benelli in questo è scuola e ai più alti livelli; l’arma realizzata ad Urbino si riconosce e si riconoscerà tra mille, perché sempre frutto di un pensiero profondo che mira ad unire il cuore pulsante del fucile – lo straordinario meccanismo inerziale – a concetti estetici ricercati. Così in passato, così all’oggi e così in futuro.

E ciò da un senso di positività assoluta che possiamo tradurre in bello, in arte, in ciò che più sa stimolare il nostro apprezzamento estetico.

Benellus – come è stato detto – il bello ed il buono ……. dell’italico fare, vorrei aggiungere.

 

Riccardo Ceccarelli