BRACCO FRANCESE: DESTINO DI CACCIA

semiutomatico Benelli Raffaello fucile da caccia

Essere alla prima esperienza del cambio di razza dal mio amato setter ad altra, è stato un pensiero che mi ha assillato molto. E ho accettato il fatto di fare un cambio di rotta con il Bracco Francese. Ma mica poi tanto, la immensa venaticità è rimasta.

Certo la mia visione è quella del cacciatore e non del cinofilo appassionato o professionista, in grado di dare rilievo a mille sfaccettature specifiche di ogni cane ed ogni razza, ma la mia visione del soggetto da caccia è forse molto limitata per carenza di conoscenze specifiche, ma forse comune alla maggior parte di noi. Cerchiamo un cane che scovi la selvaggina e lo faccia a tiro di fucile, magari nel modo più elegante possibile, e il Bracco Francese non delude.

La scelta indirizzata da un amico che di cani sa davvero, è caduta sul Bracco Francese tipo Pirenée, perché ormai da tempo mi sono accorto di aver perso il controllo del mio ultimo Setter Inglese. Il difetto manifestato sin dalle prime uscite, che avrebbero necessitato di attenzione molto superiore a quella che io gli ho dato, ossia l’allargare senza costrutto con sordità ai richiami e nessuna attenzione alla posizione del cacciatore, si sono acuiti nel tempo e praticamente il setter sta andando ormai da anni a caccia da solo. Grande ferma, grande stile ma fine a se stesso e probabilmente alla selvaggina del quale, il mio setter Alamo è divenuto il primo “protezionista”.

bracco francese caccia ferma razza cacciatoriPerciò il cambio di razza e quando ho chiesto al mio amico di tenermi inconsiderazione per la sua prossima cucciolata di ottimi spinoni, mi ha detto che per quanto buono e redditizio lo spinone non sarebbe stato il cane adatto a me. Perché a me soddisfa l’occhio – diceva lui – un cane che pur molto legato al padrone, ossia che caccia a distanza di fucile, abbia una nevrilità di movimenti che richiami il setter inglese e non è il caso dello spinone.

Allora l’ipotesi lanciata e successivamente consacrata è stata quella del Bracco Francese tipo Pirenée, nevrile quanto basta, elegante suo modo nell’incedere, dotato di una grande venaticità e molto redditizio per il fucile di un cacciatore che ha superato, anche se di poco i cinquanta. Tutti ragionamenti preliminari, da me accettati in pieno per la fiducia nell’amico, senza che io conoscessi minimamente la razza, troppo pochi i soggetti iscritti in Italia per avere avuto la fortuna di vederne qualcuno all’opera.

Così a distanza di molti mesi, perché l’amico ha voluto fare riferimento ad un allevatore di sua conoscenza è arrivato un maschio, Noé, che io ho ribattezzato subito Hondo, in omaggio ad una mia tradizione che assegna nomi ai cani di personaggi cinematografici interpretati da John Wayne. E’ arrivato ed è stato subito amore. Nevrile davvero, oltre qualsiasi più rosea aspettativa, veloce e saldo nella ferma, pronto al richiamo e con una passione sfrenata per la ricerca della selvaggina. Adesso ha nove mesi e la seconda parte di questa stagione venatoria è stata il suo battesimo venatorio, iniziato con passeggiate di tarda estate sempre un po’ più lunghe, con qualche uscita a quaglie nei medicai o negli incolti, per poi passare all’addestramento nel bosco e nei fossi. Insomma ho cercato sin da subito di fargli prendere confidenza con tutti gli ambienti che negli anni a venire saranno il suo campo di caccia. Ha iniziato allargando poco ma ormai a mesi di distanza dalla prima uscita ho notato un ampliamento del raggio d’azione che a dire il vero non supera mai i 50/60 metri nei terreni aperti e si riduce giustamente nel bosco.

Ha fermato, visto abbattere e riportato, quaglie, starne e fagiani, tutta selvaggina d’allevamento si intende, ma l’annata era talmente rarefatta di selvaggina vera e il mio tempo così poco per insidiarla, che sarebbe stato un eufemismo sperare in incontri particolari anche se in un caso un vecchio e tosto fagiano di bosco ci ha dato filo da torcere e il fatto che non sia incarnierato è dipeso molto più dal cane che da padrone. A me è sembrato un cane veloce ad apprendere i rudimenti di caccia – sicuramente la sua importante genealogia gli ha dato manforte – ma sembra veramente spiccare per precocità ne giungere alla maturità venatoria, quando con setter ho sempre dovuto attendere i canonici tre anni che la maggior parte degli esperti identifica nel maschio.

Bel cane indubbiamente che penso darà belle soddisfazioni e razza da prendere in considerazione assolutamente per una caccia che cambia. Un cane che ha nel suo destino la caccia!!

Riccardo Ceccarelli

 

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