ALTRA IDEONA DELLA BRAMBILLA: REFERENDUM PER ABOLIRE LA CACCIA

BENELLI 828U SOVRAPPOSTO CACCIA

Secondo l’esponente del Movimento animalista è maturo il tempo per un altro referendum per un altro referendum in grado di mettere la parola fine sulla caccia italiana. E poi inserire nella Costituzione un nuovo status per gli animali quello di “persone non umane”.

Eccoci di nuovo qua. Più il Movimento Animalista fondato dalla Sig.ra Brambilla si eclissa come naturale dai sondaggi più elettorali, più lei, fa il suo mestiere, ossia rilancia con anatemi al limite del comprensibile.

Le sue dichiarazioni in sintesi riportano la valutazione che dal referendum disertato dagli italiani del 1990 ove Verdi e Radicali si fecero davvero male, sono passati molti anni e la coscienza degli italiani è cambiata. Sono maturi i tempi per andare oltre quel referendum che non raggiunse il quorum fermandosi al 43,36 % ma come dice la stessa Brambilla con un 92% di si. In altre parole il 56,64% degli aventi diritto al voto non prese in considerazione nemmeno il problema, pur essendo allora legato ad un altro referendum che a molti premeva, quello sui pesticidi che avvicinò molti ai seggi.

Il suo ottimismo non appare molto condivisibile, per una serie di tangibili motivi.

Per prima cosa sembra che negli ultimi anni gli italiani – grazie ai nostri amati politici – abbiano proprio l’orticaria ad avvicinarsi alle urne (le ultime tornate elettorali) anche se alla fine siamo il paese che vota di più.

Secondo elemento è quello dello status dei cacciatori in Italia. La maggior parte della popolazione sa che siamo aggrediti in fatti di cronaca da invasati pericolosi e per noi tende a scattare la “molla protettiva” dei perseguitati.

C’è inoltre il livello di priorità, con tutti problemi che assillano l’italiano la sua percezione della questione caccia sfiora lo zero.

brambilla caccia abolizione movimento animalista referendumVa poi considerato un altro ulteriore aspetto che conferma che – in questo è possibile darle ragione – molto è cambiato dal 1990. Solo che la fauna selvatica è stata molto più veloce nel cambiamento dell’italiano medio. La gran parte degli abitanti del territorio rurale italiano – ma non solo quello visto che a Genova città i cinghiali sono di casa – fa in conti con una esplosione demografica di alcune specie – ungulati per primi – conti che si caratterizzano per danni continuativi al patrimonio agroforestale, incidenti stradali. Ora se è pur vero che una minima parte dell’Italia urbana potrebbe andarle dietro, la parte rurale che fa conti con i selvatici tutti i giorni non la pensa allo stesso modo.

E poi la ulteriore dimostrazione è stata l’affannarsi delle Regioni a modificare quanto prima la norma per inficiare la Sentenza della Corte Costituzionale che vieta il controllo della fauna ad operatori individuati dalle Regioni stesse (ossia cacciatori – che tali Enti ben sanno che sono efficaci e costano zero). Proprio perché alle Regioni è divenuto impossibile risarcire i danni che oltretutto l’UE considera aiuti di Stato.

E poi la deriva continuerebbe con l’intenzione di mettere fine a migliaia di posti di lavoro di tutti coloro che nel settore agroalimentare lavorano le carni che arrivano sulle nostre tavole. Perché è qui che si vorrebbe arrivare tentando di modificare la costituzione e rendere gli animali “persone non umane”. E le persone non umane non si possono non si possono mangiare, potrebbe essere inteso come cannibalismo!

Si mettano l’anima in pace Brambilla e soci, facciano quel che credano, noi continueremo ad andare a caccia per il piacere di prelevare carne ad alto valore nutrizionale – la selvaggina – per tutelare gli agricoltori, e per gestire la biodiversità, che è un patrimonio da perseguire con continuità, anche con il fucile.

 

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