CACCIA: SUA MAESTA’ LA PADELLA

BENELLI 828U SOVRAPPOSTO CACCIA

La maggior parte dei cacciatori non la ammetterebbe mai, ma amici, la padella sta alla caccia come la foratura sta alla bicicletta, anzi con maggior frequenza.

Il non colpire un selvatico, specialmente nel tiro a volo a mille cause che lo giustificano a volte insite in noi ed a volte nei mezzi tecnici a cui ci affidiamo – cartucce e fucili – per quanto per questi ultimi si è brillantemente spiegato nel recentissimo libro “Come nasce un fucile da caccia e da tiro”, che certe misure ed impostazioni standard possono essere modificate a completo favore del miglioramento dell’efficacia di tiro. Analogo concetto vale per la cartuccia da caccia, oggi grazie ai materiali impiegati negli ultimi 20 anni, particolarmente efficaci e risolutivi. Quindi dal mezzo tecnico – cartuccia o fucile da caccia che sia – abbiamo il massimo supporto. Eppure a volte collezioniamo insuccessi.

Perché?? Non esiste una spiegazione buona per tutti i cacciatori, ma certo è che, come in tutte le discipline, l’abilità è una componente fondamentale. Abilità che nella caccia può essere a volte compromessa da fattori esterni che cambiano di continuo e a questi cambiamenti inconsciamente il cacciatore non riesce ad adeguarsi. Un esempio è tipico: trovarsi a imbracciare al volo per un tiro di stoccata ad una beccaccia nel bosco, in un giorno particolarmente rigido nel quale ci siamo vestiti come l’omino Michelin è di certo un fattore che ostacola la nostra naturale scioltezza.

Le botte le butteremo comunque la sulla beccaccia ma impacciati come siamo, non andranno la dove abitualmente le buttiamo normalmente. Poi ci sono gli ambienti, a volte difficili, che affaticano il fisico oltremodo e che ci fanno giungere al fatidico momento di premere il grilletto con una cassa toracica che non ne vuol sapere di stare ferma e che è quanto di peggio per poter indirizzare la fucilata nel punto in cui noi vorremmo. Ma ovviamente si spara ugualmente e il selvatico non si arresta.

Situazioni queste consuete a tutti e abbiamo imparato a conviverci anche perché è eccessivo pensarle come padelle. La padella in effetti, quella memorabile (il sottoscritto ne colleziona almeno una all’anno di alto livello), è di fatto uno stato mentale. Almeno nel mio caso, è per la maggior parte frutto di sufficienza nel valutare sin dal primo istante la facilità di incarnierare. Sufficienza che allontana la giusta “cattiveria” con la quale si deve imbracciare l’arma e stringerla al corpo e che porta ad esplodere il primo colpo, così come un semplice rito da fare, senza invece imporre alla mente che quello è il momento cruciale.

Questa generalmente succede nella situazione più facile, in campo aperto, con un selvatico che magari parte a breve distanza da noi sotto la ferma del cane. Selvatico che esso stesso si è dato per spacciato, ma che scampato al primo colpo, saetta via al massimo delle sue possibilità. Da parte nostra l’aver fallito il primo colpo, è un mix tra meraviglia e sconcerto e a nulla potremo aggrapparci dentro di noi per poter rimediare.

Sono frazioni di secondo ove nulla è rimediabile, né il recupero della concentrazione, ne la ricerca di una nuova postura e più salda posizione dei piedi. Potremo, e lo faremo, solo continuare a tirare il grilletto nella direzione del selvatico, spesso lasciando sbandierare l’arma senza riuscire più a mettere il cervello sul selvatico che incolume se ne andrà. Se vi siete riconosciuti in questa sventurata situazione abbiamo una nuova padella da annoverare …. ma non scoraggiatevi …. siete in buona compagnia.

 

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