IL FUCILE VECCHIO. DOMANDE SENZA RISPOSTA

In qualità di amministratore del sito ufficiale del Club Calibro 16 mi capita con continuità di ricevere richieste di informazioni relative a vecchi fucili ed alla loro efficienza. Non è così facile rispondere e soprattutto stiamoci attenti con i ferri vecchi.

Il vecchio fucile, quello che ci capita tra le mani, ereditato o giuntoci in chissà che modo, è qualcosa da prendere seriamente con le molle. Perlopiù trattasi di vecchie doppiette a cani esterni, di fabbricazione italiana o belga, più raramente francese ed ancor meno tedesca o britannica. Armi che sovente risalgono ad un intervallo di tempo compreso tra il 1900 e il 1950. Non mancano però armi più datate e le domande più frequentemente poste sono: conoscere la storia dell’arma o del produttore, il valore e se ci si può sparare.

Storia dell’arma o del produttore

In molti casi è possibile dire qualcosa a chi pone il quesito, almeno per le aziende più note. Di una Franchi Littorio, doppietta anteguerra, per esempio si è in grado di dire molto, ma la maggior parte delle vecchie armi, mancano dei punzoni essenziali per un opportuno riconoscimento.

vecchio fucile caccia spararePer cui su queste, se si è bravi, si può riuscire ad intuire un’epoca e la nazione di manifattura ma nulla di più, perché l’artigiano produttore, spesso è un emerito sconosciuto. Si riesce a fallire anche sull’epoca di fabbricazione dato che in Europa, tanto per fare un esempio, negli anni venti si producevano hammerless contemporaneamente a doppiette a cani esterni ad avancarica. Dunque la difficoltà è decisamente elevata nello stabilire l’epoca produttiva di un fucile da caccia.

Quanto vale?

A questa domanda sarebbe anche facile rispondere, basterebbe dire da 0 a 150 euro e saremmo sicuri di essere nel giusto, salvo che, non si soddisfa per nulla chi lo detiene. Tipicamente il possessore di un’arma vecchia ritiene che l’età ne garantisca il valore, cosa questa, quanto mai errata. Il valore sta nella combinazione di molte cose; nel blasone di un pezzo, nella firma di un produttore di prestigio, nell’essere arma ricercata per specifici particolarità, nello stato di conservazione, nell’essere tutt’ora originale nelle sue componenti. Ricordiamo che il valore non lo stabilisce il venditore ma è l’entità della richiesta che ci può essere su un’arma a definirlo. Se nessuno la richiede perché ritenuta non appetibile il valore del fucile può anche essere definito nullo. Questo dobbiamo saperlo anche nel caso in cui abbiamo deciso di effettuare un deciso restauro, perché pur incidendo positivamente sullo stato di conservazione, diminuirà tutto quel po’ di valore che era attribuibile alla originalità. L’aver ritubato una doppietta per esempio, con una spesa di 3 volte superiore al valore dell’arma stessa, non ci permetterà mai in fase di contrattazione di avvicinarci a quel che abbiamo pagato il lavoro.

Ci si può sparare?

La risposta più immediata sarebbe no. E forse anche la più onesta, almeno gradandola dal lato della cautela. Si tratta comunque di valutare parametri di sicurezza, variabili caso per caso. Troppo spesso si dice che le canne sono ok, quando invece su queste bisognerebbe fare una ispezione approfondita, esterna ed interna. E il fatto che magari non si rivelino camolature interne traguardando le canne non vuol dire nulla. Inoltre anche se le canne sono a posto, non dimentichiamo che un fucile basculante datato può avere serie criticità sulle chiusure e queste vanno ispezionate con assoluta cognizione di causa. Andiamoci quindi cauti con il pensare di utilizzare qualsiasi vecchia doppietta nella caccia di tutti i giorni. Dobbiamo aver chiaro che in passato le bancature e quindi i test di resistenza non venivano fatti come si fanno oggi. Si bancava a meno di 900 bar e molti fucili, pur riportando il punzone del banco di li non sono mai passati. Erano comunque efficienti in rapporto alle munizioni dell’epoca, ma quelle odierne spingono molto di più alzano la pressione, tanto che l’acciaio dei moderni fucili da caccia è più elastico di quello del passato.

In ultimo le camere di scoppio. Nei calibri maggiori la loro evoluzione è stata di 65, 67, 70 cm. Il pensare di mettere una moderna cartuccia con bossolo 70 mm in una camera da 65 mm è assolutamente fuor di luogo … e la cosa che ci frega è che ci entra comodamente. Solo che allo sparo, lo svolgimento del bossolo va ad intasare con il suo spessore il cono di raccordo con picchi pressori non consoni alla nostra doppietta.

Un consiglio … generico e cautelativo … non spariamoci cin i vecchi fucili a meno che on siano stati controllati da esperti che li abbiano abbondantemente fotografati.

 

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