SEGUGIO MAREMMANO

Le Origini

E’ la profonda, dura Maremma ad aver dato i natali, verso la fine del 1800, a questa vigorosa razza da seguita, nata e cresciuta in una terra povera e difficile. Circa a due secoli fa, le famiglie più fortunate, anche se molto povere, possedevano come cani degli ottimi ausiliari nella caccia ai cinghiali della zona, prede particolarmente aggressive, soggetti comunque ben adattabili anche alla caccia lepre e ad altra selvaggina. Questi soggetti, spesso molto diversi tra loro per forma e mantelli, rappresentavano per queste piccole comunità dei preziosi compagni, in grado di risolvere, col loro fiuto e il loro coraggio, giornate dagli scarsi carnieri, in un’epoca in cui spesso lo scarso cibo che raggiungeva le tavole delle famiglie era dato dall’attività venatoria.

Erano cani molto rustici, bravi soprattutto nell’abbaiare a fermo contro selvatici molto pericolosi e agguerriti. La selezione dei soggetti più meritevoli e dalle caratteristiche più omogenee comincia quando, intorno agli anni ’50, il boom economico consente a molte famiglie di potersi muovere, viaggiare, venire a conoscenza di altre realtà. Questo fa sì che gli amatori di questi cani e della caccia al cinghiale possano acquistare e incrociare i propri animali con altri buoni soggetti, per cercare di delinearne le caratteristiche. Pur essendo da diversi anni entrato nel cuore di appassionati cinofili di tutt’Italia, il Segugio Maremmano solamente nel 2003 ottiene ufficialmente dall’ENCI il giusto riconoscimento di razza da seguita, a tutti gli effetti, conquistando rapidamente la stima e l’affetto di numerosissimi cacciatori.

Caratteristiche Generali

Un vecchio cacciatore amava dire che per cacciare un’animale potente, rustico quanto brutto, combattente nato come il cinghiale toscano, ci voleva un cane altrettanto dotato, che gli somigliasse e per il quale, in fondo, nutrisse simpatia. Forse pensava proprio al Segugio Maremmano, partorito da una terra amara quanto affascinante, in cui cresci solamente se sei duro quanto e più di lei.

E’ per questo che dopo un cavallo, un bovino e un vigoroso cane da pastore, la Maremma ci ha regalato un segugio. Un segugio curioso il Maremmano. Non un nobile soggetto dal profilo montonino, non un animale elegante dallo sguardo aristocratico, ma uno “bello dentro”, come si dice, un cane che ha saputo dimostrare quanto il lavoro, la fatica, il coraggio guidato dall’intelligenza sappiano meritare più di un bell’aspetto.

segugio maremmano cane da seguita caccia cinghiale

Ma, se devo essere sincera, a me questo cane piace anche per come appare. La sua struttura, se pur contenuta, è equilibrata, forte, ben circoscritta nel rettangolo. C’è quel che di rustico nella sua muscolatura ben delineata, nel cranio abbastanza largo da cui si dipartono le orecchie attaccate alte, non lunghe e assottigliate come nel Segugio Italiano, ma più larghe, corte e spesse. Gli occhi sono scuri, attenti e intelligenti. La sua coda è spesso corta o assente dalla nascita e lo standard ne consente il taglio.

Anche il colore del suo mantello può variare, sia nel segugio Maremmano a pelo raso che a pelo forte: può andare dal più raro nero focato al fulvo e infine al più comune tigrato. Per quanto riguarda quest’ultima varietà, abbastanza rara a presentarsi nella varie razze canine, riconduce al mantello di alcuni boxer, tanto che alcuni amatori si arrischiano ad affermare che forse il sangue di questa celebre razza da difesa abbia concorso nella creazione del Segugio Maremmano, apportando alla genetica non solo il caratteristico mantello ma anche delle sviluppate masse muscolari e un carattere tenace.

Le caratteristiche venatorie, ricercate per anni dagli appassionati della caccia al cinghiale, hanno spinto per ottenere un cane in grado, per conformazione e carattere, di cacciare nella macchia mediterranea, peculiare talvolta per la sua inaccessibilità dovuta ad un sottobosco fittissimo, affrontato quasi esclusivamente dai suidi. Ed è proprio la caccia al cinghiale, oltre che alla lepre, alla volpe e al capriolo, che sublima le caratteristiche predatorie di questo cane. Il Segugio Maremmano è, infatti, abilissimo nel reperire la passata notturna del cinghiale, così difficile da percepire perché questo selvatico sosta a lungo nelle aree di pascolo, ma attraversa, invece, molto rapidamente i passaggi da lui stesso aperti.

Questa razza dal gran fiuto, una volta percepita l’usta della notte, sa seguirla con continuità e intelligenza, rivelando il lavoro in atto con modulazioni del vocalizzo, relative all’intensità dell’odore percepito. Il suo abbaio è squillante e piacevole, innegabilmente espressivo. Sa avvicinarsi al cinghiale senza indecisioni e, una volta raggiuntolo, si ferma per non essere attaccato e mette in atto l’abbaio a fermo. In questo il segugio Maremmano viene considerato insuperabile: riesce ad abbaiare per ore, per nulla intimidito dalla preda furiosa che ha davanti, sapendosi intelligentemente tenere sempre alla giusta distanza.

Segugio Maremmano

Tale accortezza salvifica è fortemente radicata in questi soggetti perchè selezionati, un tempo, per cacciare a singolo, senza la forza e la protezione del branco, quindi senza la dissennatezza a cui la troppa sicurezza può a volte spingere. Se il cinghiale scappa, il Segugio Maremmano è in grado di inseguirlo per ore, sapendo alternare vocalizzi e soste in relazione ai movimenti della preda. L’abbaiare cadenzato e insistente, eseguito a fermo per mettere in stato di vigile attesa il cinghiale, sa diventare rabbioso e sostenuto durante l’inseguimento. La sua capacità di lavorare in coppia e in muta lo rende un soggetto socievole, in grado di adattarsi egregiamente ai diversi ruoli nel branco. Inoltre, finita la battuta di caccia, ritorna disciplinatamente e rapidamente dal cacciatore con cui riesce a creare un ottimo affiatamento.

Standard

Altezza:
– maschi da 44 a 52 cm;
– femmine da 42 a 50 cm.
Peso: da 13 a 23 kg (13 kg peso minimo nelle femmine e 23 kg peso massimo nei maschi).
Tronco: robusto, la cui lunghezza supera di 1/10 l´altezza del garrese, senza perdere in armonia ed equilibrio. Il garrese è pochissimo elevato sulla linea del dorso a scapole ravvicinate. Il torace è ben sviluppato nelle tre dimensioni, con costole piuttosto cerchiate; la linea sternale risale moderatamente verso l´addome che non è mai retratto. Groppa di giusta lunghezza e larghezza.
Testa e muso: brachicefala, lunghezza totale pari a 4/10 dell´altezza del garrese; non deve presentare rughe; pelle sempre ben aderente ai tessuti circostanti. La lunghezza del muso è inferiore di circa 1/12 della lunghezza del cranio. Canna nasale leggermente convessa o rettilinea. Labbra sottili e leggere, mai pendenti, con margini di colore nero. Occhi in posizione semi-laterale, di forma leggermente ovale con iride abbastanza scura, espressione vivace e attenta che mostra intelligenza, rime palpebrali di pigmentazione nera. Orecchie con attaccatura larga, inserite sopra la linea degli occhi, piatte e ben aderenti alle guance, di forma triangolare.
Tartufo: sulla stessa linea della canna nasale, con margine ampio e con narici ben aperte e grandi, sempre umido e fresco, di colore nero
Denti: bianchi e regolarmente allineati, completi per sviluppo e numero, chiusura degli incisivi a forbice, tollerata a tenaglia
Collo: a tronco di cono, leggermente più corto della lunghezza totale della testa, asciutto, dotato di buona muscolatura, privo di giogaia
Pelle: di buona consistenza e ben aderente in tutte le parti del corpo.
Arti: anteriori forniti di ottimi muscoli lunghi e asciutti, spalla libera nei movimenti e ben orientata, gomiti ben aderenti al torace, avambraccio perpendicolare al terreno. Piede di forma ovale, con dita ben compatte a suola coriacea, unghie forti, preferibilmente nere. Arti posteriori ben angolati e in perfetto appiombo con regione tarsiana perpendicolare al terreno. Il piede è meno ovale dell´anteriore e con tutti i requisiti di questo. Coscia muscolosa. Tollerato lo sperone. Andatura sciolta e vivace. Linea superiore del tronco rettilinea.
Coda: può essere amputata a poco meno della metà della sua lunghezza. Ben inserita al livello della linea della groppa. Nei soggetti a coda lunga si presenta gradualmente affusolata verso la punta, mai frangiata. Tollerati soggetti anuri.
Pelo: la tessitura del pelo si presenta in due varietà: il pelo raso e il pelo forte. Nel pelo raso la tessitura è vitrea, denso uniformemente distribuito su tutto il corpo, difese non presenti o appena accennate, spesso si riscontra sottopelo come alcuni peli ruvidi collocati sul muso e sugli arti da 1 a 1,5 cm. Nella varietà a pelo forte la sua lunghezza va da 3 a 4 cm sempre uniformemente distribuito e ruvido al tatto
Colori ammessi: fulvo dal carico allo slavato, nero-focato e tigrato. Può esserci la presenza di bianco, collocato sulle giuste sedi: sui quattro arti, piede e regione carpiana e tarsiana, sul collo, stella sul petto, lista sulla fronte e sulla punta della coda.
Difetti più ricorrenti: difetti da squalifica – enognatismo e prognatismo, canna nasale concava, monorchidismo, criptorchidismo, incompleto sviluppo di uno o di entrambi i testicoli, colore diverso da quelli indicati, forte depigmentazione, occhio mazzuolo, brachiurismo; difetti da eliminazione – altezza e peso superiori o inferiori al previsto, assi cranio-facciali convergenti.

Sara Ceccarelli

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Manuale pratico di Veterinaria Venatoria

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