Faq 20

Circa 18 anni fa, quando ero ancora minorenne, mi è stato contestato l’art. 75 D.P.R. 309/1990, poiché ero stato trovato in possesso di un quantitativo di hashish per uso personale; sono stato ammonito dal prefetto, ho seguito un programma di recupero e nel futuro non ho più fatto uso di sostanze stupefacenti. Un paio di mesi fa ho iniziato le pratiche in Questura per il rilascio del porto d’armi, ma mi è stato opposto un provvedimento di diniego motivandolo con il precedente anzidetto. Ribadisco che non ho fatto più uso di quelle sostanze, che ho seguito un programma di riabilitazione per oltre un anno, che non ho precedenti penali e tengo una buona condotta. C’è possibilità di risolvere la questione?

A norma dell’art. 75 del D.P.R. n. 309/1990 il possesso di sostanze stupefacenti anche per uso personale comporta l’applicazione della sanzione amministrativa della sospensione della licenza di porto d’armi o del divieto di conseguirla per un periodo non inferiore ad un mese e non superiore ad un anno, tale periodo di tempo, in ogni caso, non è da ritenersi tassativo, poiché, atteso il potere discrezionale della Questura nel rilascio della licenza di porto d’armi, può accadere che questa, non ritenendo nel frattempo compiuto il percorso di recupero del soggetto interessato, decida di sospendere la licenza o di opporre un diniego al rilascio anche con riferimento ad un periodo più lungo di un anno dal fatto. Nel caso descritto, considerato che sono passati 18 anni dalla commissione del fatto e che nel frattempo l’istante ha tenuto una buona condotta, si ritiene sussistano i presupposti per insistere nella richiesta di rilascio di porto d’armi e, quindi, per impugnare il provvedimento di diniego davanti al TAR nel termine di 60 giorni dalla notifica. Nel frattempo è consigliabile fornire alla Questura delle memorie a propria difesa nonché tutta la documentazione utile a dimostrare il ravvedimento intercorso in questo lungo lasso di tempo in capo all’interessato, allegando le certificazioni del percorso di recupero fatto a suo tempo, producendo analisi tossicologiche aggiornate effettuate sul capello e, se possibile, una certificazione aggiornata rilasciata dal SERT di competenza a seguito di colloquio che attesti l’assenza di dipendenza psicologica da sostanze stupefacenti