A CACCIA CON GLI EX ORDINANZA


La maggior parte di noi, oggi appassionati della canna rigata, ha avuto il proprio “battesimo del fuoco a canna rigata” servendo spesso a malincuore, la bandiera tricolore. Però le stellette hanno avuto il merito di metterci in mano un’arma un po’ diversa dal vecchio schioppo del nonno ed hanno sicuramente stimolato la nostra curiosità.

Se sono riuscite a farlo evidentemente dentro ci ardeva qualcosa che poi si è concretizzato nella passione venatoria o del tiro. Ci è passato sicuramente per le mani il Garand M1, già arma d’ordinanza dell’esercito USA, ed ha noi proposto in calibro 7,62 NATO. Questa e tante altre armi, ormai dimesse dagli arsenali militari delle varie nazioni, sono oggi disponibili sotto il nome di ex ordinanza, spesso in numero limitato, nelle armerie italiane.

Sono oggetto della curiosità di collezionisti, tiratori ed anche di cacciatori. Ma si può cacciare con un’arma ex ordinanza?

La legge157/92, normativa italiana in materia venatoria, consente di cacciare con armi a canna rigata di calibro non inferiore e 5,6 mm e con lunghezza del bossolo non inferiore a 40 mm. In pratica si può cacciare con gli ex ordinanza. Tali armi possono essere solo a ripetizione manuale o semiautomatica e ovviamente non automatica. Quindi niente mitra a disposizione di nessuno, che peraltro hanno per la maggiore parte, altezza del bossolo ben inferiore ai 40mm.

Ma che cosa cacciare con un fucile da “Guerra”?

Bé non certo fagiani, ma tutta la fauna ungulata presente nel territorio nazionale e concessa al prelievo venatorio dalla suddetta normativa; quindi cinghiale, capriolo, cervo, daino, muflone, camoscio.

Questo in teoria, ma nella pratica?

Occorre rilevare che tutte le armi ex ordinanza nascono per un impiego particolare che è quello bellico e se consideriamo il panorama delle attuali presenti  sul mercato, si deve considerare che per la maggiore si riferiscono ad un periodo che va dalla Prima Guerra Mondiale fino al massimo alla guerra del Vietnam.

Le prime con caratteristiche di buona precisione e lunga gittata, le seconde oltre che queste caratteristiche detengono una buona celerità di tiro. Per nessuna però, nella progettazione originale si è pensato ad un uso venatorio.

Il mercato offre altresì un buon numero di carabine da caccia, nate esclusivamente per questa finalità, con ampia varietà di calibri appropriati per la diversa selvaggina, ma sicuramente non dotate del fascino di un Mosin Nagant.

Vediamo quali possono essere in linea generale le caratteristiche di un’arma ex militare se confrontate con le moderne carabine da caccia di precisione o semiautomatica che sia.

ex ordinanza per a caccia


Indubbiamente un’arma da guerra è da considerarsi di concezione più robusta e la si potrebbe anche maltrattare, se non fosse per la rarità del pezzo che abbiamo in mano.

Se poi andiamo a vedere le armi semiautomatiche, il loro smontaggio è più immediato e facile.

Le armi da guerra, soprattutto quelle prodotte per il primo ed i secondo conflitto mondiale, hanno sistemi di mira metallici, abbastanza articolati, per la naturale esigenza di sparare a lunghe o a lunghissime distanze. Questo evidentemente è un fattore limitante poiché i sistemi di mira non sono troppo intuitivi e mal si prestano al tiro istintivo che a volte può essere richiesto per esempio per il cinghiale in battuta.

Spesso per alcuni modelli risulta difficoltoso anche il reperimento delle munizioni ed in alternativa dei pezzi di ricambio.

Sono armi nate per il fante medio e non per il cecchino; i pochi modelli sniper, per quanto efficacissimi, sono molto costosi essendo rari, e le loro ottiche sono comunque inferiori a quelle di moderne concezione associabili alle carabine recenti.

D’altro canto il valore collezionistico sarebbe sminuito se prendessimo una ex ordinanza e l’andassimo a modificare per montarci un’ottica di ultima generazione.

ex ordinanza per la caccia


Fattore, di non minore importanza gli ex ordinanza, sono sempre abbastanza pesanti (molti di questi erano nati per la guerra di posizione ove il peso non era un fattore influente).

Allora rinunciare? No abbiamo dato solo consigli; certo l’abbattimento di un cinghiale con un Carcano 91 TA come è successo ad un caro amico è un evento da ricordare, ma lui stesso ha poi riposto l’arma e continua a cacciare il suide con una Benelli.

Però non facciamo morire queste armi; ci sono i poligoni, ci sono apposite gare per ex ordinanza.

Queste sono le condizioni migliori che ci gratificheranno nell’uso di queste splendide sintesi dell’ingegno dell’uomo.


Alessio Ceccarelli

Sito specifico sul fucile 91