CARTUCCE DA CACCIA 2° parte – dell´Ing Claudio Leonetti

Questo secondo articolo è estrapolato da “LE CARTUCCE DA CACCIA”, materiale di balistica venatoria prodotto e gentilmente messoci a disposizione dall´Ing Claudio Leonetti.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, risulta piuttosto lungo. Pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti:
cosa sono le cartucce da caccia (1° e 2° parte);
quali sono i limiti di impiego dei fucili e delle cartucce da caccia (1° e 2° parte);
quali sono le modalità da seguire per poter raggiungere le migliori prestazioni;

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Balistica Venatoria”, che ciascuno potrà stampare e tenere per consultarlo in qualsivoglia occasione.



COSA SONO LE CARTUCCE DA CACCIA (2°Parte)

Carica di polvere
Generalità
La polvere nera fu il primo propellente usato come forza esplosiva controllata. Essendo un miscuglio meccanico di carbone, zolfo e nitrato di potassio, non ha combustione pulita; lascia cioè noiosi residui nelle canne e produce grandi nubi di fumo e spesso vistose vampe di bocca.

E´ inoltre poco costante per la tendenza di qualcuno degli ingredienti, soprattutto il nitrato, ad assorbire umidità. La sua fabbricazione presenta inoltre rischi notevoli. Il successore della polvere nera, come propellente, fu una sostanza chiamata “polvere senza fumo” riflettendo con questo termine il modo più pulito della combustione del nuovo propellente ottenuto con nitrocellulosa.

La nitrocellulosa, chiamata originariamente fulmicotone, si dice sia frutto di una scoperta casuale, avendo Schonhein (1799-1868), un chimico tedesco, versato accidentalmente (1845) dell’acido nitrico sul grembiule di cotone di sua moglie. Nella terminologia attuale si da il nome fulmicotone solo alla nitrocellulosa ad alto titolo di Azoto.

I primi tentativi di utilizzare la nitrocellulosa come propellente furono disastrosi, sia perché il materiale era chimicamente instabile sia perché la nitrocellulosa in fibre, usata tal quale, presentava una superficie di combustione eccessiva e quindi alte velocità ed alte pressioni. I problemi di stabilità furono risolti mediante procedimenti di stabilizzazione e con l’aggiunta di stabilizzanti chimici, quelli della superficie eccessiva mediante colloidazione.

E’ merito di Paul Vieille (1854-1934) un fisico e chimico francese, l’aver utilizzato questa azione del colloidare esercitata dalla miscela di alcool-etere per dare alla massa omogenea così ottenuta le forme e le dimensioni di una superficie di combustione compatta. Questa fu una scoperta veramente importante perché pose le basi per i successivi sviluppi dei propellenti alla nitrocellulosa con caratteristiche balistiche controllabili. In particolare la struttura originale della nitrocellulosa veniva modificata attraverso un processo di “gelatinizzazione” completa.

Ecco la magia, veniva impastato insieme nitrocotone ed un miscuglio di alcool ed etere, la massa veniva poi laminata in fogli sottili e poi tagliati ed essiccati. Questa polvere fu chiamata Polvere B.


Cartucce caccia


Un nuovo passo in avanti fu fatto quando un ingegnere chimico svedese, Alfredo Nobel, scoprì l’azione solvente e colloidale della nitroglicerina sulla nitrocellulosa e le combinò in un più potente propellente che fu chiamato Balistite. Poiché conteneva in parti uguali nitrocellulosa e nitroglicerina, entrambe sostanze esplosive, fu classificata Propellente a Doppia Base in contrapposizione alla Polvere B che contenendo solo nitrocellulosa fu classificata Polvere Singola Base. Tale classificazione è ancora adottata attualmente.

Nel 1890 sir Frederik Abel inventò la cordite, un altro propellente a doppia base con 65 parti di NC, 30 parti di NG e 5 di olio minerale. Nacque poi, ad opera del russo Mendeleyeff, una polvere Singola Base completamente gelatinizzata.

Poi, poi, poi……….tra le due guerre mondiali furono apportati miglioramenti, nacque la polvere Tripla Base (solo per usi militari), poi polveri sferiche sia Singola che Doppia Base fino ad arrivare ai cosiddetti propellenti compositi, legati con magnesio, alluminio etc…..

Velocità di Combustione – Vivacità – Progressività
Le polveri sono spesso definite lente o veloci, progressive o degressive. Tale definizione deriva dal comportamento durante la combustione della carica stessa, comportamento legato principalmente a due fattori: la suddivisione della polvere e la velocità con cui si propaga la combustione. Prendiamo due quantità uguali della stessa polvere, dividiamo la prima in cinque parti, la seconda in dieci.

Diamo ora fuoco alle due cariche così formate (cinque mucchietti e dieci mucchietti) e vediamo che la prima quantità brucia nel doppio del tempo della seconda, diremo allora che a parità di velocità di combustione del propellente usato varia la superficie di combustione e quindi la velocità. Se invece due cariche diverse sono divise in parti uguali della stessa forma differiscono per la composizione allora diremo che una brucia più lentamente dell’altra.

Il concetto di vivacità è quindi legato alla velocità di combustione a sua volta dipendente dalla suddivisione e dalla composizione. Vediamo ora il concetto di progressività. Quando una polvere viene bruciata, si trasforma in gas. In un’arma con il progredire della combustione aumenta la pressione finchè il proietto non inizia ad avanzare in canna aumentando il volume disponibile per i gas. Tende a ridursi l’aumento di pressione e di conseguenze l’aumento di velocità che si avrebbe a volume costante.

Per compensare questa riduzione, lo sviluppo dei gas deve svolgersi con un certo accrescimento, cioè la polvere deve bruciare più rapidamente mano a mano che si consuma.
Tale comportamento viene chiamato progressività della polvere. La combustione progressiva si realizza in due modi, agendo sulla geometria della polvere e facendo in modo che bruciando aumenti via via la superficie di combustione oppure agendo sulla composizione chimica.

Polveri da Caccia
Dal punto di vista dell’utilizzatore dividiamo le polveri in:
a) Polveri a base di nitrocellulosa non gelatinizzata (o parzialmente g.)
b) Polveri a base di nitrocellulosa completamente gelatinizzate
c) Polveri a base di nitroglicerina

Alla categoria a) appartengono le prime polveri senza fumo, alla categoria b) polveri tra le più usate dai cacciatori come la MB, la GP, la C7, la F2, la vecchia Sidna e tante altre. Tra la categoria delle polveri alla nitroglicerina tantissime polveri di produzione estera, tra le italiane ricordiamo le gloriose S4, DN e SIPE.

In teoria le polveri alla nitrocellulosa sono vivaci ed atte ad essere caricate con poco piombo; sono mediamente igroscopiche e quindi adatte a climi caldi e secchi. Le polveri alla nitroglicerina (DB) sono mediamente progressive e quindi adatte ad essere caricate in cartucce con grandi dosi di piombo, non risentono dell’umidità e quindi adatte a climi freddi ed umidi.

Le moderne polveri, a seconda della loro vivacità, granulometria e porosità sono adatte sia a cariche leggere che pesanti di piombo. Questa vasta scelta ha fatto nascere in alcuni caricatori la voglia di fare miscugli di due, tre o quattro tipi di polvere credendo di assicurarsi l’impiego di una polvere miracolosa “quattro stagioni” e “ammazzatutto” ; si può immaginare con che vantaggi sulle prestazioni e sulla sicurezza. Ricordiamo ai caricatori di attenersi scrupolosamente alle tabelle fornite dalle case di produzione.

Borraggio
Il borraggio consiste in un dispositivo capace di contenere la pressione dei gas che si sviluppano nella camera a polvere e di trasmettere la spinta ai pallini. Il borraggio dovrà essere consistente ma non troppo elastico, capace di dilatarsi per assicurare la tenuta dei gas e, cosa da non trascurare, di costo contenuto. Se la borra è incomprimibile o poco comprimibile la spinta stessa viene direttamente trasmessa tramite i pallini all’orlatura della cartuccia.

D’altronde un borraggio troppo comprimibile è causa del fenomeno opposto, i gas si espandono comprimendo la borra fino a che diventa rigida, trasmette la spinta ai pallini e all’orlatura e la polvere brucerà sotto un regime di pressione che può risultare troppo basso, ne consegue un minore rendimento della polvere cioè, ad esempio, una riduzione della velocità iniziale. Anche per questa ragione si usano borraggi piuttosto duri con le polveri progressive e sufficientemente elastici con le polveri vivaci.


Cartucce caccia


I borraggi classici erano costituiti da feltro animale o vegetale, paraffinato o meno in profondità. Attualmente sono in uso svariati borraggi in materiale plastico che hanno rivoluzionato il mondo delle cartucce, non sempre con miglioramenti delle prestazioni. E’ innegabile che la “borra-contenitore” proteggendo i pallini lungo la corsa nella canna permette che gli stessi vengano proiettati conservando invariato il loro coefficiente di forma.

Si ottengono così rosate più compatte, più raccolte longitudinalmente e velocità residue più alte sul bersaglio, quindi maggiore potere di penetrazione. Occorre però dire che molti di tali dispositivi non sempre forniscono risultati regolari e costanti.

Proiettili (Pallini di piombo)
Trascuriamo i proiettili a palla, oggetto di trattazioni specifiche, ricordando che le palle sferiche (maremmana) sono poco usate per il “vento” che si crea fra detti proiettili e l’anima del fucile e che i proiettili unici usati nella caccia al cinghiale sono a forma cilindrico-conica (Brennecke), cilindrico-cava (Stendebach), forniti di alette elicoidali o di borre di impennaggio tendenti a creare una coppia stabilizzatrice lungo la traiettoria il cui tratto utile di solito non supera i 50 metri.


Cartucce caccia


Su quanto riguarda l’ordinaria munizione usata nelle cartucce da caccia cioè i pallini ricordiamo che sono prodotti a piombo dolce e sempre più a piombo indurito. La lega piombo-antimonio è la più usata , vengono poi anche ramati, cromati, nichelati e temperati. Si sta diffondendo, per motivi sui quali preferisco sorvolare, l’utilizzo di pallini di leghe di acciaio. Non mi soffermo sulla numerazione e dimensione dei pallini poiché l’argomento è ampliamente trattato in altre sedi con tabelle di misure e dimensioni.


Ing. Claudio Leonetti

Nel prossimo articolo: LIMITI D´IMPIEGO DEI FUCILI E DELLE CARTUCCE DA CACCIA (1°Parte)