GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: ESPERIENZE E SUGGERIMENTI di Angelo Di Maggio

Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.



GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: ESPERIENZE E SUGGERIMENTI

Confesso che la prima gara che giudicai non la potrò mai dimenticare.
Per tutte le vicende della vita c´è sempre una prima volta e sarà sempre indimenticabile, bella o meno bella che sia. Aspettavo da tempo quell´evento e non vedevo l´ora che arrivasse quel giorno. Ma la notte precedente non riuscii a chiudere occhio.

Pensavo a quello che dovevo dire ai concorrenti nell´introduzione alla gara; a quello che dovevo “guardare” dei turni e riportare nelle relazioni; a quello che dovevo dire alla fine della gara; alle prime mie gare da concorrente; alle relazioni scritte sui miei turni e tant´altro di inerente.

Con tali pensieri e con almeno cinque sigarette fumate nel corso della notte, arrivai finalmente al mattino del sabato, ma nella mia mente non vi era altro che gli stessi pensieri, o forse di più perchè mi avevano chiuso pure lo stomaco, giacché a tavola non toccai cibo. La strada per arrivare al campo non ricordo di averla percorsa e quando mi trovai sul posto, al cospetto degli astanti, tutti compagni di tante gare, ricordo che mi batteva il cuore come non mai e forse le pulsazioni si notavano dal movimento del gilé che indossavo.

Nel parlare ai concorrenti prima dell´inizio della gara, le parole mi venivano fuori a fatica ed ancora più fatica facevo per cercare di non farli accorgere di ciò. Ero serio; molto più serio del solito. Il peso delle responsabilità che sentivo su di me era tale che anche la carpetta che avevo in mano tremava ed indubbiamente ero io a farla tremare.

Quello che fino alla gara precedente era stato un loro amico, un concorrente come loro, ora era il loro giudice. Qualcuno o molti avranno pure pensato che la mia serietà equivaleva al “darmi delle arie”, ad altezzosità, boria. Aggiungo che, fino ad allora, nessuno sapeva che avevo preso la qualifica di giudice e per tutti fu una sorpresa nel leggere sul programma di gara che a giudicarla ero io.

Gare Caccia

Pensavo a cosa pensavano di me; come mi vedevano in tale ruolo; che cosa si sarebbero detti nel corso della gara; quanti concorrenti avrebbero partecipato sapendo che a giudicarli sarebbe stato un “novellino”. Redigere la relazione sul primo turno poi fu quasi una tragedia. Di colpo avevo dimenticato tutto; il comportamento del concorrente e del cane nel turno; quello che dovevo scrivere nella relazione.

Credetemi …, era paura! Paura di sbagliare, di non essere all´altezza! Paura che i miei eventuali errori avrebbero fatto perdere soldi al circolo che aveva organizzato la gara. Ritengo che i “volponi” avevano certamente intuito il mio stato d´animo, ma nulla lasciavano trasparire; mi aspettavano al varco, cioè alla relazione di fine gara; al leggere le relazioni sui loro turni; alla enunciazione della classifica finale.

Molti vennero il sabato pomeriggio solo per “sondare il terreno”, cioè per “studiarmi” e decidere se potevano venire a gareggiare il giorno successivo. Gli amici di gare sono tali fin quando non ledi i loro interessi e qui solo io potevo lederli o comunque non “accontentarli”. Poi pensai a Gesù Cristo; a lui che ebbe chi lo voleva libero e chi sulla croce e mi feci coraggio nel dire a me stesso che a gioire del risultato della gara sarebbe stato un solo concorrente; quello che alla fine avrei giudicato “il primo”.

In altri termini mi rassegnai nel pensare che comunque ne avrei accontentato uno e scontentato tutti gli altri. Solo l´intima convinzione che avrei fatto il mio dovere e che avrei giudicato secondo coscienza mi portò a continuare. Alla fine della gara fu come se mi fossi tolto un macigno da dosso, ma sapevo che non sarebbe finita lì. Aspettavo i “commenti” del giorno dopo e specialmente di “quelli” che conosco non essere quasi mai contenti.

Dopo pochi giorni feci in modo di incontrarmi con alcuni di loro e con delle scuse più o meno credibili cercai di far cadere il discorso su quella gara. I riscontri furono abbastanza positivi, ma potevo anche supporre che tanto mi veniva detto solo per “ingraziarsi” con me. I miei dubbi li potevo fugare solo con un solo grande riscontro: il loro ritorno alla prossima mia gara da giudice. Posso confermare che, in effetti, vi ritornarono ed in numero maggiore della prima.

Perchè ho inteso iniziare con questa mia lunga elucubrazione? Per dire che non sono certamente un´eccezione e che quanto è capitato a me potrà capitare e chiunque. Ma l´importante è avere la certezza di conoscere i regolamenti, di applicarli con metodo ed avere la profonda convinzione che si saprà fare con coscienza e fino in fondo il proprio dovere. I concorrenti riescono a capire anche un errore fatto in buona fede se di questo si sa dare giusta e dovuta spiegazione, ma non ammettono le agevolazioni ed i favoritismi e questi sono frutti di giudici che avranno poco seguito e, di conseguenza, poco futuro.

Gare Caccia
 
Esprimere dei giudizi su dei turni è stato sempre difficile, in quanto frutto di personali opinioni anche se legate ai regolamenti. Giudicare ieri però, era un po’ più facile, perchè a gareggiare erano oltre 100 concorrenti, la maggior parte dei quali cacciatori che nulla sapevano delle gare e la maggior parte dei cani erano appena discreti per la caccia, non certo per le gare. I pochi veri garisti con veri cani da gare era talmente facile individuarli, che risultava non molto difficile stilare una classifica. Oggi il discorso è cambiato profondamente.

Il numero complessivo dei concorrenti è diminuito di molto, grazie anche alle varie restrizioni sulla caccia. Di contro è aumentato il numero dei garisti, ed i loro cani non differiscono di molto tra loro in bravura. Oggi in una gara amatoriale si presentano 65 – 70 concorrenti, dei quali 40 – 45 sono veri garisti con 30 – 35 buoni cani, di cui 20 – 25 veramente ottimi e di essi 5 – 6 eccellenti ed allo stesso livello. I premi, nel numero, sono però rimasti sempre gli stessi, al massimo 10 o 15.

Ecco che si riscontrano le maggiori responsabilità nei giudizi ed il giudice è quasi costretto a cercare i cosiddetti “peli nell´uovo”. Quali possono essere questi? Sono quegli errori più o meno veniali, quelle lievi lacune, quei mancati accorgimenti o lievi incertezze che il concorrente o il cane o entrambi possono manifestare nel turno. Certamente non previsti specificamente dai regolamenti, ma che obbligatoriamente devono evidenziarsi nelle relazioni per poter poi dire, innanzitutto a se stessi, perchè il primo è stato superiore al secondo, il secondo al terzo, il terzo al quarto e così via.

Ne elencherò una serie che andranno dall´inizio alla fine del turno, tanto per il concorrente quanto per il cane.

Concorrente:

1) Palesa incertezze nel presentarsi alla giuria;

2) Non porta seco la cartucciera;

3) Non porta seco il coltello da caccia;

4) Si presenta con abbigliamento non consono ad una gara (esempi: indossa jeans; calza scarpe senza carrarmato);

5) Non controlla le canne del fucile;

6) Scioglie il cane dopo aver caricato l´arma;

7) Carica l´arma in movimento (errore che può avvenire anche nel corso del turno);

8) Porta l´arma in modo non corretto (il portamento corretto è quello in posizione di caccia, cioè tenuta col l´impugnatura del calcio e del sottocanna, trasversalmente al corpo e vicina ad esso. Accettato anche il portamento perpendicolare o leggermente poggiata alla spalla o al braccio; mai poggiata interamente alla spalla, neanche con la cinghia);

9) Poco collegato col cane;

10) Lascia parte di terreno inesplorato oppure esplora poco terreno (cioè si muove poco in campo);

11) Scarseggia selvatico abbattuto (cioè quando si vede bene che il selvatico non è stato abbattuto perfettamente e ciò particolarmente si nota quando, all´arrivo del cane, esso fa un balzetto);

12) Bestemmia ad un suo errore o in quello del cane;

13) Non raccoglie uno o più bossoli (attenzione ai concorrenti con semi-automatico);

14) Serve il cane dalla parte sbagliata (cioè non tiene conto che l´eventuale partenza del selvatico potrebbe avvenire nella direzione del pubblicogiuria e, di conseguenza, non potrà sparare o peggio punta l´arma in quella direzione);

15) Indietreggia con l´arma carica (ciò potrà avvenire sia nel movimento in campo per seguire quello del cane, sia al servizio, quando nulla si sta palesando alla ferma del cane, neanche dopo il suo intervento col piede a pestare il terreno);

16) Salta un fosso o una siepe o percorre terreno accidentato senza aprire l´arma;

17) Sfrutta poco il vento;

18) Reagisce con gesti a sollecitazioni del pubblico;

19) Incarniera selvatico ancora vivo;

20) Tiene costantemente il dito sul grilletto;

21) Spara il selvatico a breve distanza;

22) Azzarda troppo nel tiro (anche se abbatte e da ciò una carenza di sportività);

23) Non cambia le cartucce dopo aver abbattuto i capi consentiti (solo se la gara è su fagiani o starne).

Gare Caccia


Cane:

1)
Parte appena sciolto;

2) Qualche dettaglio;

3) Movimento poco in linea (basculante);

4) Continuo movimento della testa;

5) Scodato (cioè quando muove circolarmente e di continuo la coda anche negli allunghi);

6) Andatura o azione incostante;

7) Cerca poco avida;

8) Ferma non rigida (data non solo dal movimento della coda, ma anche dal movimento della testa per vedere l´avvicinamento del conduttore. Questa pecca, a malapena accettata nelle gare amatoriali -con discreta penalizzazione-, non può essere accettata nelle gare ufficiali perchè, in queste, il cane non deve essere considerato in ferma.);

9) Ferma non conforme allo stile (es. pointer non eretto -tranne che per l´eccezione prevista dal suo standard-; setter inglese eretto oppure con dorso abbassato e groppa alzata o ancora con coda eretta a bandiera ovvero abbandonata come l´irlandese.);

10) Poco collegato col conduttore;

11) Riporto impreciso (quando non va direttamente dal conduttore, ma lo aggira o lascia lateralmente a terra. Diverso dal riporto stentato che presuppone il lasciare il selvatico per poi riprenderlo e riportare in mano o ai piedi, oppure lascia a relativa distanza dal conduttore);

12) Qualche passo dopo la partenza del selvatico (se il raffronto é tra cani corretti al frullo o a frullo e sparo);

13) Qualche passo dopo la caduta del selvatico (se il raffronto é tra cani corretti anche al riporto a comando);

14) Cala nel finale del turno.

Attenzione alla “guidata-accostata” del pointer, in quanto unica razza a cui, in tale azione, è consentito anche il non andare direttamente sul selvatico, ma a tagliarlo e ritagliarlo trasversalmente fino all´involo.

Questa sua esclusività, che molti ignorano, può portare a confondere con “incertezza”. Se palesa il selvatico, anche dopo continui ritagli, è nello standard di lavoro; se nulla palesa, “si penalizzi”, perchè avrà certamente perso il collegamento col selvatico o trattavasi di ferma sulla calda e, perciò, senza esito.

E´ ovvio che tutte le pecche di cui sopra, sia per conduttore che per cane, incideranno si ai fini della classifica, ma non la sovvertiranno radicalmente. Bisogna però porre attenzione su quanto, ai fini del punteggio, esse dovranno incidere e seguire lo stesso metro per tutti i concorrenti e cani.

Quel “quanto” non lo posso dire né io né nessun altro, perchè è una valutazione soggettiva e pertanto differente da giudice a giudice e comunque, nel massimo, in ragione di uno o due punti, specialmente se pecche abbinate.

Ritengo opportuno però aggiungere che il troppo ha sempre guastato, come guasterà la eccessiva fiscalità da parte del giudice, specialmente nelle gare amatoriali. A tal proposito, io uso il metodo di dire al concorrente quale pecca ho riscontrato; tanto alla fine del turno e col dovuto garbo.

Ciò non solo per fargli capire subito l´errore, l´incertezza o la lacuna che potrà colmare, ma soprattutto “per farlo ricordare”, perchè, guarda caso, i propri errori e quelli del proprio cane non si vedono o si ritiene non siano stati visti, ma tutti riescono a vedere bene sempre quelli degli altri.

L´importante sta esclusivamente nel vedere se queste pecche ci sono ed evidenziarle agli uni quanto agli altri, amici e meno amici, perchè tutti pagano il turno con la stessa somma di denaro e fanno gli stessi sacrifici per gareggiare e mantenere i propri cani. Medesimo discorso vale per le eliminatorie o finali di campionati, ma a queste non si può transigere; se pecche ci sono, devono essere evidenziate e come tali penalizzate.

Sono anzi convinto che concorrenti o cani con simili carenze non dovrebbero nemmeno arrivare già alle eliminatorie, figuriamoci alle finali.

Per ultimo, ma non meno importante, è il rispetto che un giudice deve rivolgere nei confronti dei concorrenti tutti. Il suo abbigliamento deve essere consono ad una gara di caccia; sobrio ma intonato a quello dei concorrenti. Già questo è sintomo di rispetto, ma non mi stancherò mai di ripetere che la correttezza e l´imparzialità nei giudizi sono i punti cardini per dimostrare e meritare rispetto.

Un consiglio, un suggerimento anche al più esperto concorrente, dato al momento opportuno, non guasta mai; l´importante è non farlo pesare. Se dato poi ad un concorrente meno esperto o ad un principiante, dimostra anche umiltà; questi non si sentirà abbandonato a se stesso e avrà certamente più voglia di continuare a gareggiare e migliorarsi.

Giudice di Gara Angelo Di Maggio

Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS : LE PROVE DI LAVORO