GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (1° Parte)

Questo articolo è estrapolato da “Gare col Cane da ferma e Spaniels”, testo prodotto e gentilmente messoci a disposizione dal Sig Di Maggio Angelo, Giudice Cinofilo e grande appassionato di caccia; egli, grazie all’esperienza acquista sul campo quale giudice della Libera Caccia, ha giudicato e giudica in gare organizzate da qualsiasi “associazione venatoria” che da questa sia chiamato a farlo.

Tutto il materiale concessoci, evidente frutto di cultura del settore ed esperienza sul campo, è della lunghezza complessiva di circa settanta pagine; pertanto, per motivi legati ai limiti che inevitabilmente la lettura in video ci pone, abbiamo deciso di proporlo suddiviso per argomenti, cercando di mantenere continuità di contenuti, per renderlo più usufruibile da parte di tutti gli operatori del settore, aspiranti giudici, delegati cinofili o semplicemente appassionati del magnifico mondo delle gare cinofile.

Al termine delle pubblicazioni, che si susseguiranno settimanalmente, provvederemo ad unire tutti i singoli articoli pubblicati, in un unico testo, scaricabile in pdf dalla sezione “Cinofilia”, che ciascuno potrà stampare e tenere come manuale completo ed esaustivo, da consultare in qualsivoglia occasione.



IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (1°Parte)

Introduzione
Nell´introdurre questo argomento, ritengo possa far riferimento a numerosi documentari che ho visto sui felini, ovviamente nel loro habitat naturale: la savana. Diverse sono le abitudini e le tecniche di caccia di questi animali; chi ha abitudini solitarie caccia autonomamente, chi vive in branco caccia in collaborazione con altri del suo branco. Tutti però cacciano per procurarsi da mangiare.

Di quelli che cacciano autonomamente, chi ha maggiori probabilità di riuscita in un´azione di caccia è il più veloce e resistente nell´inseguire; quello non avrà mai problemi per sfamarsi. I meno veloci e resistenti della stessa razza mangiano quando hanno più fortuna; sicuramente devono accontentarsi di prede più o meno piccole.

Gare Caccia

Di quelli che cacciano in branco, chi è quello che parte subito all´inseguimento della preda? Il più veloce e resistente; gli altri, i gregari, collaboreranno ad immobilizzare la preda, anche quelle di grosse dimensioni. L´unione fa la forza!

Quali sono gli elementi in comune degli uni con gli altri? La velocità e la resistenza.
Sarà stato certamente così anche per il cane dell´uomo primitivo.
Egli però, quando ha capito che questo genere di animale era addestrabile, lo ha abituato ad inseguire per lui, a cacciare per lui e non più per sé stesso. Finché ha avuto abbondanza di selvaggina, l´uomo ha preferito il cane che avesse più olfatto, o più intelligenza, o più carattere. Non ha preferito quello più veloce e resistente.

Arrivati ai giorni nostri però, la selvaggina è cominciata a scarseggiare e allora si è andati sempre più alla ricerca di quel cane che accomunasse un po’ tutti gli elementi di cui innanzi, ma la velocità e la resistenza sono divenute fondamentali non più al solo fine di inseguire, ma soprattutto per reperire.

Il segugio ha sempre soddisfatto il suo padrone per la selvaggina da pelo; e per quella pennuta?
Si evince che dovettero essere selezionati cani i quali, non solo dovevano trovare la selvaggina ma, quella poca trovata, non la dovevano far volare via prima dell´arrivo del padrone.
Sembra ora fin troppo facile capire come si sia arrivati al cane da ferma.

Gare Caccia

E così in Europa, a seconda della conformazione del terreno delle varie Nazioni, si diversificarono le razze. Questa diversificazione, perciò, non avvenne seguendo gusti di sorta, ma solo per esigenze di carattere ambientali.

In Italia, con terreni a maggioranza declivi e boscosi, spesso paludosi, si imposero cani che non dovevano battere lontano dal fucile. Bracchi e spinoni la fecero da padroni proprio per la loro cerca ristretta, instancabili su qualunque tipo di terreno e con qualsiasi temperatura.

In Francia e Germania, con terreni misti, si imposero razze dalla cerca più ampia, ma non troppo; breton e kurzhaar sopra ogni altra.

In Inghilterra, con vaste lande e brughiere (i moors), si era quasi obbligati a selezionare razze dalla cerca molto ampia e soprattutto veloce perché, in poco tempo, dovevano battere ampi appezzamenti per poi passare ad altri della medesima grandezza. Quali cani potevano soddisfare queste esigenze se non i pointer e i setter? Successivamente, quando il riempire la pentola non fu più un problema, il lavoro del cane divenne uno sport, una competizione, una gara.

In questo capitolo ho ritenuto opportuno parlare di tutto quello che è utile sapere sul lavoro del cane in funzione delle gare.
Non ho tralasciato però né le cause che evidenziano gli errori, i difetti e le carenze del cane, né i fattori che concorrono a determinare il buon andamento o meno della sua gara.
Per ultimo, ma non meno importanti, gli standard di lavoro dei singoli cani da ferma, ma anche elementi di cinematica canina, lo scheletro del cane e le varie parti del corpo.

Il vento
Termine sconosciuto a molti cacciatori, i concorrenti farebbero “la danza del ventre” per averlo nel proprio turno. Sempre che non sia forte o facilmente variabile; in tali casi é facile che danneggi.

Gare Caccia

Il vento è l´elemento essenziale per l´olfatto del cane, in quanto porta le particelle odorose del selvatico nel suo naso. E se il naso è buono, si vedranno delle ferme eccellenti (almeno per la distanza).
Il caldo e l´assenza di vento non fanno altro che alzare le particelle odorose del selvatico e pertanto difficilmente giungono al naso del cane.
In presenza di questi fattori negativi sono facili gli sfrulli, ma se in queste circostanze ci sono ferme risolte, sicuramente il giudice ne terrà conto nella relazione ed ai fini della stessa classifica.

Azione, percorso e cerca
Sono dei nomi astratti, i cui significati si possono definire solo spiegandone lo svolgersi sul terreno.

azione non è altro che il rendimento che il cane fornisce nel turno. Diverse possono essere le aggettivazioni che all´azione possono essere attribuite e che rendono bene l´idea di quello che è il rendimento del soggetto: continua, incessante, ininterrotta, insistente, costante, assidua, discontinua, alternata, interrotta.

Il percorso è punto cardine della cerca.
Sciolto bene a vento, il cane deve sviluppare la sua velocità ai lati del conduttore e spingersi il più possibile all´estremità del terreno da un lato e ritornare nella direzione opposta, sino all´estremità dell´altro lato del terreno stesso; deve continuare questa serie di andirivieni sempre più avanti, fino ad averlo battuto per tutta la sua estensione. La serie di andirivieni si chiamano “lacets“.

Nello spingersi avanti, il cane va in diagonale i cui terminali arrivano ai bordi del terreno, a congiungersi con le estremità dei lacets come a formare una “Z”; ebbene, questo è il percorso.
In sintesi e sempre astrattamente si può dire che il percorso è il metodo che il cane applica ed il disegno che lo stesso forma sul terreno.

La cerca è l´insieme delle due componenti (metodo e disegno) che il cane mette in atto per il reperimento della selvaggina.
Percorso e cerca, però, sono entrambi condizionati dal vento; gli uni sono essenziali per sfruttare al meglio l´altro e viceversa.
Infatti, se manca il vento sicuramente percorso e cerca saranno poco redditizi, ma se i due non sono effettuati nel miglior modo, ci può essere il miglior vento possibile, l´incontro sarà solo casuale e gli sfrulli una continuazione.

Non sempre però il percorso è essenziale per la migliore cerca. La configurazione del terreno, la vegetazione che su di esso insiste e il tipo di selvaggina su cui poggia il turno sono fattori condizionanti per il percorso. Se il turno si svolge in terreno boschivo o comunque accidentato, non si può certo pretendere il percorso dal cane anzi, in tal caso è deleterio l´attuarlo in quanto lavoro inutile e dimostrerebbe che quel cane non ha esperienza di caccia, né della selvaggina che si intende trovare.

Il percorso è assolutamente indispensabile su terreni estesi, pianeggianti o leggermente ondulati, coperti della vegetazione adatta alla pastura del selvatico, tipico di quel terreno.
La cerca è condizionata anche alla densità della selvaggina; se ce n´è molta, c´è poca cerca.

Giudice di Gara Angelo Di Maggio

Nel prossimo articolo: GARE COL CANE DA FERMA E SPANIELS: IL LAVORO DEL CANE DA FERMA (2°Parte)