IL CANE DA CACCIA 2° parte a cura di Elvio Dal Pan

La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Luglio 2011, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo

IL SEGUGIO

Dopo aver fatto una breve descrizione dei cani nel precedente numero di Caccia 2000 iniziamo la nostra carrellata sui cani da caccia con il segugio, non solo per spiccata fede e passione dell’autore, ma perché è proprio con questo tipo di cane che l’uomo iniziò la sua collaborazione in ambito venatorio e dal quale poi si formarono tutte le attuali razze da caccia.

Le opinioni sull’etimo di “segugio” sono discordi.
C’è chi crede abbia origine dalla parola Segusii, hegusi (W.TSCHUDY) dal nome del popolo Gallo che ebbe dimora in Val di Susa (antica Segusia) e chi ritiene invece che derivi dal latino Secutius, altri invece lo fanno derivare da Segusium, sinonimo di Seuces e di Seusium, da Sequi, seguire.
Nell’evo antico e medio in alcune regioni dell’Italia settentrionale il segugio era chiamato “bracco”, denominazione oggi ancora viva nel dialetto di alcune Province ivi compresa quella di Belluno.

La denominazione di “cane da seguito o da seguita” per indicare il segugio è invece di origini piuttosto recenti. Secondo alcuni studiosi, infatti, fu usata per la prima volta in “Venaria Reale” (Conte A, di Castellamonte. Torino, 1674). La propensione a scovare e inseguire la selvaggina è, infatti, innata in ogni tipo di cane ed è quindi partendo da questa caratteristica che fin dall’antichità l’uomo ha selezionato le varie razze di segugi.

Entrare nell’ambito di tutto questo gruppo comporterebbe un lavoro lungo e noioso, in special modo per i non appassionati di questo genere di cani, ci limiteremo quindi a soffermarci nelle razze più conosciute e in special modo su quella che c’interessa particolarmente proprio perché a noi più vicina: IL SEGUGIO ITALIANO.

Sapere con esattezza da quale tipo di cane derivi il segugio dei nostri giorni è cosa, a mio modo di vedere, quasi impossibile. Diversi esperti cinofili, siano Italiani che esteri, hanno scritto interi trattati sull’argomento a volte smentendosi a vicenda. Alcuni autori lo ritengono discendente del Bloodhound, segugio di mole più grande e di diverse caratteristiche sia fisiche e morali, smentendo quindi, secondo altri, tale ipotesi. Altri autori si “sbizzarriscono” in altre provenienze basandosi su un infinità di scritti medioevali e antecedenti che lasciano in ogni modo, a mio parere, parecchie perplessità.

segugio italiano caccia

Resta sicuramente il fatto che in moltissime opere, scritti, dipinti, sculture, bassorilievi, anche antichissimi, sono presenti cani che per struttura, forma e linee somatiche sono assimilabili ai segugi dei giorni nostri. Vediamole queste caratteristiche prendendo, come esempio, il segugio Italiano. Senza entrare troppo nel merito dei dati, prettamente tecnici e che lasceremo agli addetti ai lavori, cerchiamo di valutarne l’aspetto generale aiutandoci con il “Manuale del cacciatore col segugio” di Luigi Zacchetti.
Il segugio Italiano, pur essendo unico nella sua razza, si presenta con due qualità di pelo: pelo raso e pelo forte. La conformazione è identica e le due varietà non differiscono se non appunto nella varietà del pelo. Per il resto, nell’aspetto generale, il segugio si presenta come un cane di taglia media, garrese a livello della groppa, vivace, fortemente costrutto, di simmetria perfetta con forme asciutte fornite di buoni muscoli e assoluta mancanza di parti grasse. La testa è di forma allungata con pochissimo salto nasofrontale.

Il muso è lungo con linea superiore leggermente montanina, le labbra aderenti alle mascelle. Gli occhi sono di colore scuro, intelligenti, espressivi, a fior di testa con palpebre ben tese che non lasciano scorgere la congiuntiva. Orecchie pendenti, di forma triangolare, lunghe quanto il muso, con attaccatura mai sopra la linea dell’occhio. Naso di colore nero, sporgente sulla linea anteriore delle labbra, narici ben sviluppate. Petto moderatamente ampio con il manubrio dello sterno situato a livello della punta delle spalle. Gli arti sono robusti, bene in appiombo, asciutti, la coscia ben sviluppata e muscolosa con tibia lunga, senza speroni.

Coda piuttosto lunga, attaccata in alto portata a scimitarra, con pelo corto come quello del tronco. Colore: Nero focato, rosso fulvo, tricolore, nocciola, con macchie bianche preferibilmente alla maschera facciale, al collo alle zampe e sulla punta della coda. Pelo: Raso, nella varietà a pelo forte è duro aderente e compatto, lungo da 3 a 5 cm, più corto su gambe e orecchie. Abbiamo riassunto in breve (molto in breve) quelle che sono le caratteristiche morfologiche principali del segugio Italiano, vediamo ora qual è il suo impiego in ambito venatorio.

La caccia alla lepre resta sempre, da quando cominciò ad essere selezionato, la sua meta. Gli antichi lo crearono per la corsa ma capace anche di rivaleggiare con i cinghiali. Con il tempo ci si rese conto che il segugio Italiano era nato per la lepre e rimaneva “il cane più ingenuo per la caccia più bella (Mario Quadri).
La muta è la sua forza, ma l’operare collettivo presuppone capacità per ogni singolo componente. Solamente così sarà raggiunto il fine ed esaltata la caccia. Vedere un segugio o una muta al lavoro sulla lepre è uno spettacolo anche per i non appassionati di tale caccia. Il cane cerca la passata notturna del selvatico nei luoghi di pastura con metodo e intelligenza.

Rinvenutala, ne segue con fedeltà il percorso non solo con il fiuto ma anche con l’iniziativa rimanendo comunque per quanto possibile in contatto con il padrone tramite la sua “voce”. Per il conduttore esperto avrà l’efficacia della parola da essa, infatti, egli conoscendo i cani che lavorano comprenderà le fasi salienti dell’accostamento. In base alle pause, all’intensità, alla passionalità della stessa, stabilirà la natura del selvatico, i vari falli, le rimesse o qualsivoglia attività notturna della lepre.

Raggiunto infine il covo e costretto la lepre a “schizzare” il segugio inizierà l’inseguimento o “seguita” incalzandolo, con voce energica e squillante, e risolvendo i falli rapidamente con lo stesso metodo impiegato per la soluzione degli stessi nell’accostamento. Una muta di segugi che insegue una lepre equivale, per l’appassionato, ad una sinfonia musicale scritta da un grande compositore. Dovrebbero capirlo bene i detrattori di tale caccia che definiscono tutto questo solo sconvolgente baccano. Qui si tratta di vera arte venatoria che risale alla notte dei tempi, poiché la caccia è nata con il segugio, tutto il resto è venuto dopo.

Oltre al segugio Italiano, messo al primo posto perché ci riguarda direttamente, è utile ed anche doveroso fare una brevissima carrellata sulle altre razze di segugi, sia Italiane che estere, citando le più conosciute ed apprezzate.
In Italia esistono altre razze di segugi riconosciute per esempio il segugio maremmano o il Cirneco dell’Etna che ha origini antichissime; sue effigi sono state trovate nelle tombe dei faraoni.

In Francia, dove il segugio è molto apprezzato, sono presenti diverse razze. Le più comuni sono il Petit bleu de Gascogne, l’Ariegeòis ed il Porcelline il cui nome deriva dal manto che ha riflessi lucenti simili alla porcellana.

ariegeois caccia

In Inghilterra il più noto è sicuramente il Beagle, cane da sempre utilizzato per le grandi cacce alla volpe, il Basset- Hound e il Bloodhound, cani dotati di un olfatto finissimo. Purtroppo pochissimi soggetti, di queste razze, sono selezionati per la caccia.

blood hound caccia

In Svizzera è molto apprezzato il segugio del Giura ed il segugio del Bernese dal manto tricolore. L’elenco sarebbe lunghissimo perché il segugio è una delle razze più comuni al mondo, suddivise per tipi, mole ed attitudini. Noi ci fermiamo qui sperando di essere riusciti a dare qualche nota in più su quello che già sapevamo di questa splendida razza.