L´AGGRESSIVITA´ PREDATORIA NEI CANI DA CACCIA: I CANI DA SEGUITA ED I LEVRIERI

Cani da seguita

Questi sono considerati i veri cani da caccia, nel senso che in questi animali l’istinto predatorio si evidenzia in maniera completa, senza alcuna repressione della sua caratteristica aggressività imposta dalla selezione naturale (Pieroni, 1981). Essi, infatti, inseguono strenuamente la pista odorosa lasciata dalla preda, abbaiando per richiamare l’attenzione dei compagni sulla stessa. Non a caso questi cani vengono spesso utilizzati in grosse mute.

Sono in grado di cacciare a lungo, fino a ridurre allo sfinimento la preda o a spingerla nei pressi del cacciatore, comportamento che può essere evidenziato anche durante la caccia da parte di branchi di lupi e altri Canidi (licaoni), che inseguono la preda separandosi tra loro, in maniera tale che l’animale cacciato vada a spingersi verso un altro lupo del branco che sta sopravvenendo (Christiansen et al. 2001).

Il Segugio è, per definizione, il cane la cui funzione olfattiva è rimasta pressoché inalterata nel tempo, animale in cui questo senso, ancor più spiccato che nelle altre razze, viene privilegiato rispetto a tutti gli altri sensi nell’individuazione della preda. La sua azione venatoria viene svolta col muso sempre a terra, con annusate piccole e frequenti del terreno, della pista.

Sono cani caratterizzati da determinazione e tenacia nell’inseguimento, unite ad una certa dose d’autonomia nei confronti del padrone, col quale rimangono in contatto spesso esclusivamente con l’uso della voce.

Sono in grado di lavorare in squadra e, non di rado, all’interno di una stessa muta come succede per i Canidi selvatici, si dividono ruoli e posizioni gerarchiche ben definite. In effetti, l’aggressività intraspecifica, cioè tra i cani stessi, in queste razze è bassissima e assolutamente controproducente in un contesto venatorio in cui risulta assolutamente necessaria la collaborazione.


Segugio Italiano


La fase della predazione che risulta più accentuata e ricercata dalla selezione è l’inseguimento, con accerchiamento e spinta della preda verso il capobranco, in questo caso il cacciatore, che è l’unico ad avere il diritto di ucciderla. In alcuni segugi la sequenza predatoria si arresta a questo livello, mentre in altri si prolunga nella sequenza completa; ovviamente è comunque arrestato l’istinto a divorare la preda.

In Italia le normali prede dei cani da seguita sono rappresentate da lepri e cinghiali ma, in altri Paesi, sono cacciati anche dei carnivori, predatori essi stessi, come nel caso della caccia alla volpe, con mute di Fox Hound ed Harrier, o addirittura di grossi felini come nel caso di una razza africana, il Rhodesian Ridgeback, utilizzato nella caccia al leone. E’ probabile che nella predazione di questi carnivori rientri un istinto di competizione del predatore contro un altro predatore.

La caccia che i Segugi effettuano è istintiva, non ottenuta con l’addestramento e, in effetti, sono soggetti meno versatili e predisposti ad imparare rispetto ad un Retriever o ad un Setter.


Levrieri
Questi cani, forse rappresentanti delle razze più antiche, sono rimasti praticamente identici nella forma rispetto a millenni fa. Ed è proprio la loro forma slanciata, il tronco leggero sulle lunghissime zampe, il torace ampissimo e la vita sottile, a renderli dei fenomenali cani da inseguimento. Solamente il tipo di preda e le regioni in cui sono stati selezionati li hanno diversificati per mantelli e grandezza, in parte anche per carattere.

Sostanzialmente abbiamo ad oggi levrieri orientali ed europei. Mentre quelli Europei fuorno allevati con cura nelle corti dei Principi di mezza Europa, gli Orintali, forse più selvatici,furono selezionati dai musulmani, notoriamente abbastanza ostili nei confronti dei cani, esclusivamente come animali da lavoro; i soggetti, istintivamente portati per la caccia, seguivano legati i cacciatori a cavallo e venivano sciolti solamente quando la preda era stata individuata da falconi o altri cani. A quel punto il loro dovere era quello di inseguire e raggiungere la preda stessa, tramortirla senza ucciderla, compito che spettava esclusivamente ai cacciatori, visto che la religione musulmana vieta severamente l’assunzione di carne derivante da animale non ucciso dall’uomo per iugulazione.

Evidentemente per una caccia di tal genere l’istinto predatorio di queste razze ha subito notevolissime modificazioni: il loro olfatto non, infatti, è lontanamente paragonabile a quello di segugi o cani da ferma o da cerca, essi, infatti, non cacciano “a naso” bensì a vista, istintivamente e rapidamente eccitati da tutto ciò che velocemente si muove davanti ai loro occhi. In effetti, a loro non si richiede di scovare il selvatico ma esclusivamente il suo raggiungimento e la sua cattura, in modo peraltro silenzioso, a differenza delle chiassose mute di segugi.


Sara Ceccarelli


Articolo della prossima settimana: L’aggressività predatoria nei cani da caccia: i Cani daCerca e i Cani da Tana.