A CACCIA DI MAMMUTH (prima parte)

Settembre 1991, Hauslabjoch, nelle Alpi dell’Otztal, alcuni turisti si stanno avventurando nell’antico ghiacciaio del Similaun. Al confine italo-austriaco s’imbattono improvvisamente in quello che, a prima vista, può sembrare il cadavere, semiricoperto dal ghiaccio, di una vittima di un incidente sciistico. Ma quell’uomo, così ben conservato, reca con sé una sacca di pelle contenente degli utensili inequivocabili: un coltello di selce, un’ascia di rame, esche, ma soprattutto un arco di legno e una faretra piena di frecce. Indiscutibilmente un cacciatore.

Un cacciatore antico “Otzy”, antichissimo, di ben 5200 anni, ma giovane, anzi giovanissimo se voliamo molto più indietro rispetto alle sue consunte spalle e se il nostro viaggio prosegue fino alle origini dell’uomo. E’ nelle origini, infatti, che possiamo comprendere, è nella fantastica evoluzione umana che possiamo capire quanto la caccia, e il suo impalpabile confine tra la vita e la morte, sia stata madre e figlia al tempo stesso dell’evoluzione dell’uomo.

Tutto ha inizio in un’epoca lontana, così lontana che la nostra mente, che fatica a ragionare in secoli, si deve abituare all’idea di contare in milioni d’anni, ben 4, forse 5 milioni d’anni fa. E’ allora che appare in Africa il primo ominide, l’Australopitecus afarensis, di cui solo la specie discendente Homo ebbe la capacità e la forza di sopravvivere per milioni di anni, evolvendosi in Homo abilis.

Questo Homo, vissuto circa 2,5 milioni di anni fa, abile lo era sicuramente visto che di lui ci rimangono rozzi utensili e pietre dai bordi scheggiati, taglienti e probabilmente utilizzati per scarnificare le carogne di animali morti di cause naturali, contese a leoni, orsi, iene e altri grandi predatori. A lui, infatti, non si attribuisce ancora la capacità di cacciare, mentre è probabile che fosse un abile opportunista, in grado di arricchire la sua dieta prettamente vegetale (radici, frutti bacche, tuberi…) con la cattura di piccoli molluschi e mammiferi e con il furto di animali uccisi dai grandi predatori.

Probabilmente, in questa difficile era, la lotta quotidiana dell’Homo abilis si attuava soprattutto con i branchi di iene, gli unici carnivori dalle mascelle tanto potenti da potersi nutrire del prezioso midollo delle ossa delle prede, sostanza contesa solo da mani munite di pietre pesanti e acuminate. Passano i millenni, trascorrono centinaia di migliaia di anni e, intorno a 2 milioni di anni fa l’Homo abilis, che ha ormai faticosamente imparato a muoversi solo sulle gambe, senza l’ausilio delle braccia, si evolve in Homo erectus.


Caccia Preistoria

E’ un passaggio basilare, determinato dalla necessità di avere i due arti liberi per potersi difendere e attaccare meglio; l’acquisizione della manualità comincia a distinguere l’uomo dagli altri animali, dandogli modo di creare, modellare quello che la sua mente in evoluzione gli suggerisce. Le mani libere consentono di scagliare più lontano e con più precisione le pietre, pietre rese più acuminate e taglienti grazie ad un lavoro accurato di limatura. Inoltre, questi uomini sono agevolati da un campo visivo allargato grazie alla posizione assunta. Anche l’osso e l’avorio vengono lavorati in maniera sempre più raffinata, così da permettergli di ottenere armi micidiali con cui affrontare anche i grandi mammiferi, agendo in gruppi numerosi che tendono trappole articolate in cui gli animali cadono e vengono finiti con sassi e lance.

L’Homo erectus capisce che la caccia di squadra è l’unica possibilità contro gli animali che li circondano quali mammuth, rinoceronti lanosi, cervi giganti, cavalli: prede enormi che vengono di solito macellate nel luogo dell’uccisione, mentre le parti più nutrienti sono riportate agli accampamenti per essere divise col resto del gruppo. Si tratta ancora di accampamenti nomadi, costretti a spostarsi in relazione alle abitudini di vita delle prede sulle grandi praterie e, mentre solo gli uomini cacciano, le donne assolvono alla raccolta dei vegetali disponibili.

La caccia non è solo il motore che spinge l’uomo al continuo miglioramento di se stesso e delle sue prestazioni, non è solo l’artefice dell’evoluzione della sua intelligenza, è anche il mezzo con cui l’Homo erectus comincia a migliorare la sua dieta, a renderla ricca di proteine e, quindi, più nutriente. E questo gli permette, nel tempo, di acuire le sue capacità mentali. Le difficoltà legate alla sopravvivenza, il succedersi delle glaciazioni, l’acquisizione delle manualità nella creazione degli utensili, tutto ciò che l’uomo moderno definirebbe progresso, trasforma l’erectus in un individuo più adatto a dominare l’ambiente e le circostanze. Esso diventa Sapiens.


Caccia Preistoria


La caccia, fin d’ora praticata soprattutto mediante trappole, si evolve con l’uomo. Egli diventa più intraprendente e, grazie alla fabbricazione di armi sempre più efficaci, quali lance (ora scagliate anche da maggiori distanze) e fionde, comincia anche a cacciare singolarmente le prede, seguendole, imparando a riconoscerne dalle orme la specie, la grandezza e, soprattutto, la pericolosità. Questo impegno costante nel comprendere la preda che ha di fronte fu probabilmente il primo passo verso quella che sarà la domesticazione. La vita nomade dovuta all’incessante ricerca delle prede e l’acquisita sicurezza nelle proprie capacità di procurasi cibo, portano l’Homo Sapiens a spostarsi dall’Europa sin nel continente nord americano, attraverso Bering e lì si adatta ben presto a cacciare la ricca fauna, rappresentata da camelidi e bisonti…..

Sara Ceccarelli


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