A CACCIA DI MAMMUTH (seconda parte)

…. ma è intorno a 40-50.000 anni fa che l’uomo diventa Sapiens Sapiens, di fatto simile all’uomo moderno sia per struttura fisica che per facoltà intellettive. Egli, infatti, non è più solo il cacciatore in grado di lavorare la pietra per la conformazione di armi acuminate, ma comincia ad avvicinarsi ad altri materiali, a plasmare rocce vulcaniche, porfido, ossidiana e materiali deperibili come il legno.

Inoltre, ciò che più colpisce è che diventa un essere in grado di trascendere le difficoltà giornaliere e le insidie della caccia, elevandole ad un significato anche simbolico. Colui che sa affrontare e vincere prede forti e pericolose, proteggendo e nutrendo il proprio gruppo, rappresenta ora un simbolo, un individuo superiore cui dovere rispetto e riconoscenza. Nella caccia l’uomo comincia a vedere racchiusa la magia della vita: ciò che muore per nutrire l’uomo necessita di deferenza e va ricordato e ringraziato.

E così l’uomo non si accontenta più di affrontare la sfida della sopravvivenza con pietre e lance, la vuole raffigurare e, in qualche modo celebrare. Nasce la pittura rupestre, di cui ci rimangono testimoni preziosi e magici i reperti nelle grotte di Lascaux, in Francia, di Altamira, in Spagna, nella caverna di Chauvet, ancora in Francia. E ci raccontano la vita, palpitanti come appaiono nel rappresentare scene di caccia, quotidiana lotta tra la vita e la morte combattuta dall’uomo contro bisonti, cavalli, cervi, felini, alci, cinghiali.


Caccia Preistoria
 
E il tempo non ha saputo cancellare i colori e le sofferenze di quelle vite, di quelle belve, di quelle prede che ancora oggi appaiono muoversi, trafiggere ed essere trafitte dalle lance in dimensioni che, come ad Altamira, poco si discostano da quelle reali. Autore di queste vere e proprie opere, in una storia che non è ancora storia, è l’Uomo di Cro-Magnon, vissuto fra i 35.000 e i 15.000 anni fa.

Tante sono le ipotesi sul significato da attribuire a questi capolavori rupestri, che spesso si affiancano a raffigurazioni di animali sull’osso e sull’avorio. E’ indubbio comunque che, oltre a raccontare scene di vita, esse avessero un valore rituale, probabilmente quasi ad augurare che quelle scene di caccia fruttuosa si ripetessero ancora e ancora. Alcune popolazioni primitive, in epoca attuale, credono ancora che disegnare l’immagine di un animale equivalga a catturarne lo spirito e, in un certo senso, a propiziarne la caccia stessa.

Non dimentichiamo, inoltre, che la caccia, in quanto principale sostentamento di popoli che per essa si spostavano e costruivano vere e proprie stazioni temporanee, quando portata a termine in maniera eroica ed eccellente, da alcuni, era per essi ragione di lustro ed onore, tanto che le loro sepolture venivano spesso abbellite dalle scene delle battute più significative, fatte in vita. Quindi la caccia sostiene l’uomo, lo fa sopravvivere in un mondo ostile e l’uomo la celebra e la onora.

Sempre nell’epoca in cui visse l’Homo Sapiens Sapiens, un altro Homo visse e cacciò, sicuramente senza la stessa organizzazione caratterizzante il primo, abile nel costruire accampamenti temporanei lungo il percorso delle mandrie di cavalli e renne, ma già abbastanza evoluto da saper approntare strumenti in pietra con cui poter cacciare asini selvatici, cervi, cavalli, renne, bisonti, uri, elefanti e mammuth. Alcune erano prede molto grandi e pericolose: i mammuth potevano raggiungere i 4 metri d’altezza, i 6 metri di lunghezza e pesare fino a 5 tonnellate, mentre i rinoceronti lanosi erano bestie imponenti, del peso di due tonnellate. Per questo potevano essere catturate solamente se spinte a cadere in grandi buche dove poter poi essere trafitte dagli uomini con lunghe lance.


Caccia  Preistoria

 
Resti di questo Homo furono ritrovati per la prima volta nel 1856 nei pressi di Dusseldorf, in una cava a Neandertal, da due operai. E Homo di Neandertal fu il suo nome. Egli fu abile cacciatore anche di uccelli, trovati in abbondanza tutto l’anno, come cigni, oche e anatre, ma tutte queste sue risorse e capacità non lo salvarono dalla completa scomparsa circa 40.000 anni fa, forse dovuta allo sterminio perpetrato dall’Homo Sapiens Sapiens o forse, più semplicemente, alla sua ibridazione con lo stesso.

Ma i tempi stavano cambiando e con la fine dell’ultima glaciazione (circa 8.500 anni prima di Cristo) le grandi pianure si erano rarefatte, con la riduzione drastica delle specie che prima le popolavano, come bisonti e renne. Per alcune specie, addirittura, la scomparsa di tali habitat, sostituiti dalle foreste e il forte innalzamento delle temperature, divennero fatali e si estinsero il mammuth e il rinoceronte lanoso. Stessa sorte colpì l’imponente cervo gigante, dalle corna ampie fino a 3,5 metri; esso non potèva sopravvivere, per la sua stessa conformazione, nell’intrico delle foreste e costretto a vivere al loro ridotto margine, fu probabilmente preda facile di uomini e altri carnivori.

Nel frattempo, le foreste si arricchiscono di nuove, inconsuete prede quali lepri e volpi, oltre a cervi e volatili e l’Homo deve studiare nuove tecniche di caccia che gli consentano maggiore rapidità. Non sono più i tempi della caccia alle grandi prede, pericolose ma lente, sovente gregarie e predabili allo scoperto. Il Mesolitico, che segue il Paleolitico, è ormai il momento della caccia minuta, con prede spesso singole, più piccole ma più rapide, in grado di nascondersi nel fitto dei boschi.

Per questo l’uomo s’ingegna nell’inventare armi che possano raggiungere la preda più rapidamente, con un forte impatto, ma senza costringere il cacciatore ad avvicinarglisi troppo: e attorno al 6.000 a.C. inventa l’arco, un’arma al tempo stesso primitiva e moderna, che unisce alla velocità un’ottima precisione ed efficacia. E l’arco e le reti, cioè la conquista di una maggiore capacità di predazione da parte dell’uomo, assicurano più cibo a comunità che possono essere anche rappresentate da un numero minore d’individui autosufficienti, formate solo da poche famiglie.
 
Si va delineando la figura del cacciatore singolo, in grado di sfruttare al meglio le risorse del suo ambiente. Un cacciatore ormai maturo per fermarsi, diventare anche agricoltore e allevatore e cominciare a scrivere. Ma questa non è più preistoria … è semplicemente un’altra storia.

Sara Ceccarelli