A CACCIA PUÒ´ ACCADERE DI TUTTO di Salvatore Galeano

Salvatore detto “Turi” racconta una Sua avventura, tra le mille e più che accadono andando a caccia per valli prati e boschi.
Ogni cacciatore – con 15 o 20 anni di caccia sulle spalle, potrebbe scrivere un grande libro. Molti preferiscono conservare le proprie storie nel ripostiglio della mente, tra i ricordi più belli, che a volte tornano nei sogni del cacciatore anziano.
Anche io, nella mia trentennale attività venatoria, ne ho vissuto tante. Ogni tanto ne racconto qualcunaal mio nipotino Adriano, che l’ascolta volentieri perché ama il “nonno e le sue storie.”

Armando Russo
8 marzo 2012

Quello che è successo al mio amico e compagno di caccia a conigli, Mimmo, è un caso più unico che raro.

Domenica 18 ottobre 2011: avevo appena finito di fare colazione e mi ero sprofondato nella mia poltrona preferita per gustarmi qualche articolo dell´ultimo numero de “´L´Espresso“.
Dopo alcuni minuti squilla il telefono, trasalisco.
Maledizione, chi sarà mai? Di mala voglia mi alzo dalla poltrona e afferro con disappunto la cornetta del telefono: “Ciao Turi, sono Cecilia. Mi devi fare una cortesia, devi portare il doppione delle chiavi della macchina a Mimmo, che si trova a caccia a Monte Venere (sopra Taormina, 900 mt. slm.), perché si sono bloccate le portiere con le chiavi dentro la macchina”.

Tiro un sospiro di sollievo perché, sul momento, avevo pensato che gli fosse successo qualcosa di grave. Faccio appena in tempo a cambiarmi la scarpe e a prendere le chiavi della macchina, che la moglie di Mimmo è dietro la porta di casa mia, con le chiavi.

In meno di mezz´ora sono sul luogo dove il mio amico è solito lasciare la macchina quando va a caccia. Quando sbuco dall´ultima curva, me lo trovo di fronte. Lui, che è di bassa statura (taglia On. Scilipoti, per meglio intenderci), mi sembra ancora più piccolo. Ha l´aria dimessa e mi appare quasi mortificato. In un lampo balza ai miei occhi l´immagine di quel cacciatore e il suo cane, le cui gesta venatorie venivano istoriate sulle copertine dei quaderni di scuola, di un tempo che fu…, ricordo ancora la prima filastrocca: Pizzonero va in campagna, Codaritta l´accompagna…

Scendo dalla macchina e cerco di resistere, ma non ce la faccio ed esplodo in una affettuosa e cordiale risata. Al povero Mimmo non gli resta che consentire. Era successo che Mimmo era sceso dalla macchina per vedere come era meglio parcheggiarla, “Fragolina”, la cirneca di Mimmo, vistasi chiusa in macchina, presa dalla frenesia di scendere per dar sfogo al suo istinto di scovare ed inseguire conigli, comincia a zampettare sul vetro e sulla portiera della macchina finché, con un colpo maldestro di una zampetta, colpisce il pomello della sicura. E´ fatta!

“Fragolina” rimane bloccata in macchina assieme a cartucce, fucile e chiavi. All´amico Mimmo, sconsolato, non gli resta che telefonare da una casa, fortunatamente per lui, lì vicino, per chiedere aiuto alla moglie.

E´ una splendida giornata, piena di luce e di tepore, dopo il temporale di due giorni prima. Nel cielo brandelli di nuvole residue scivolano via verso oriente. L´aria è profumata: sa di origano e nipitella. Ai miei piedi l´istmo di Naxos si insinua, come un aculeo, nel ventre molle dello Jonio. Alla mia destra l´Etna che, con il suo nuovo cappellino bianco di neve fresca, troneggia incurante di tutto e di tutti.

Salvatore Galeano Taormina, 23 gennaio 2012