ESCO CON UN CANE DA CERCA E RITORNO CON UN CANE DA FERMA! di Rodolfo Carboni

Aprilia (LT), apertura 2005, domenica, una giornata bruttissima, aveva piovuto tutta la notte e la mattinata dell’apertura e sembrava una pioggia infinita. Io e il mio cane Argo, da me trovato davanti casa circa due anni prima e creduto uno Springer, scrutavamo il cielo in cerca di uno spiraglio di sereno per poter uscire e inaugurare la stagione venatoria, ma niente, acqua a catinelle.

Ormai quasi rassegnato, verso le cinque del pomeriggio la pioggia cessò, anche se il cielo non prometteva niente di buono, ma in fretta e furia decisi di uscire. Mi vestii in un battibaleno e feci montare in macchina Argo che fibrillava dalla voglia di andare a caccia. Mi recai su un campo dove avevo portato Argo prima dell’apertura per addestrarlo e dove avevamo sempre trovato qualche quaglia. Volevo fargli prendere la sua prima quaglia selvatica. Ma arrivati sul posto vidi che c’erano quattro o cinque macchine!

Dannazione, ma come era possibile!? Aveva piovuto come un matto fino a mezzora prima! Sconfortato decisi di andare in un posto più avanti, dove ci sono dei conigli selvatici. Stetti lì più di un’ora, Argo diligentemente e con la sua foga me ne levò due, riuscii a sparare a uno, ma lo mancai. Decisi di ritornare a casa dato che il cielo si stava di nuovo riannuvolando, ma passando di nuovo davanti al campo da me prima visitato, vidi che non c’era più nessuna macchina. Senza pensarci un attimo parcheggiai e feci uscire Argo, per provare, anche se non avevo molte speranze di fargli prendere la sua prima quaglia selvatica.

Argo si mise freneticamente alla cerca, ma per circa mezz’ora non successe niente. Ad un certo punto si allontanò da me. Aveva scollinato per cui non lo vedevo più; improvvisamente vidi un piccolo puntino che volava a pochi centimetri dal terreno verso di me, mi misi a guardare questo piccolo oggetto volante non ancora identificato quando scorsi Argo che a tutta birra tentava di inseguirlo. Quel piccolo batuffolino, arrivato a una certa distanza da me, forse vedendomi, sterzò e mi passò a una certa distanza finalmente ben identificabile dato che si stagliava sul cielo: era una quaglia che se la filava via come un razzo!

Anche se il tiro era lontano gli lasciai andare una fucilata, la vidi stopparsi nel cielo e cadere rotolandosi sul terreno, davvero un bel tiro! Argo arrivò subito sul posto e me la riportò immediatamente; era la sua prima quaglia selvatica ed ero già contento così. Decisi però di fare in fretta anche il colle successivo, dato che ormai sembrava imminente una nuova burrasca. Salendo verso la cima della collinetta vidi Argo fermarsi e cominciare a tartufare freneticamente, seguendo una pista odorosa.

Ad un tratto frullò fragorosamente una quaglia che abbattei immediatamente con lesto riporto di Argo. Feci in tempo appena a riporla nella tasca che vidi il cane a non più di 15 /20 metri dal precedente abbattimento ripetersi e un’altra quaglia si involò davanti al suo muso, la abbattei immediatamente. Ma la tregua era finita; iniziò un temporale fortissimo per cui io e Argo cominciammo a correre verso la macchina, ci fracicammo entrambi, ma arrivando dentro la macchina, pur fradicio, ero veramente contento: Argo, il mio Springer (così credevo), aveva levato le sue prime tre quaglie selvatiche e tutto era andato bene. Galvanizzato da questo successo il mercoledì successivo decisi di portare Argo a quaglie vicino Sezze Scalo.

kleiner musterlander

Arrivai lì circa alle 7.00, ma vidi che già c’era più di un cacciatore, decisi ugualmente di sganciare Argo. Per quasi due ore non combinai niente, non per colpa di Argo, ma per un cacciatore che stava cacciando con una sua cagna evidentemente in calore e Argo, da buon cane maschio, prese a rincorrerla, allontanandosi da me per centinaia di metri, sempre appresso a quella cagna. Non c’era niente da fare, era impossibile cacciare, per cui agganciandolo decisi di aspettare che il cacciatore con la sua cagna se ne andasse.

Erano ormai le 9.30/10.00 e tutti i cacciatori erano andati via, per cui decisi di riprendere la cacciata, anche se cominciava a fare caldo. Argo, ormai libero dall’istinto sessuale, si mise a cercare con diligenza e, a un certo punto, vidi qualcosa di strano e inaspettato: il cane tutto a un tratto si era fermato in una posa tipicamente da cane da ferma! Mi avvicinai a lui con evidente curiosità, non era mai successo e poi lo credevo uno Springer!

Giuntogli accanto, lo vidi in evidente eccitazione venatoria. Era una statua; l’unico movimento era quello che, in gergo, si dice “mordere l’aria”. Rimasi a guardarlo quasi incredulo, mi affiancai a lui e gli diedi l’ordine di andare e Argo fece uno scatto repentino e una quaglia si involò. La mia fucilata la stoppò in aria; era la sua prima ferma, ero veramente sorpreso, pensai anche che fosse stato un episodio sporadico, ma Argo mi smentì poco dopo. Passo una ventina di minuti ed ad un tratto avventa un effluvio e comincia ad accostare e poi a gattonare lentamente verso l’emanazione e, dopo qualche metro, fermarsi in una ferma statuaria.

Questa volta avevo visto perfettamente tutta la scena e questa era una proprio una ferma da manuale. Mi avvicinai a lui e questa volta non gli diedi l’ordine di avanzare ma, dopo averlo accarezzato, gli andai davanti, il cane rimase immobile e alzai la quaglia con i piedi, che abbattei e me la feci riportare. Tutto come da manuale del cacciatore! Ero del tutto sorpreso; in soli quattro giorni, il mio “Springer” si era trasformato in un perfetto cane da ferma, sembrava di cacciare con un setter.

E non finì lì perché poco dopo mi trovò un’altra quaglia e si comportò alla stessa maniera come la precedente: avventata, accostamento, ferma e riporto! Ormai era mezzogiorno e decisi di andare via e, quando al mio comando ritornò e lo agganciai, mi misi a guardarlo ed a accarezzarlo. Nel giro di tre-quattro ore e tre quaglie, il mio cane era completamente cambiato e senza che io avessi fatto alcunché, tranne portarlo a caccia.

Il mistero della sua identità canina mi si svelò qualche anno dopo dato che vidi su una rivista venatoria un articolo sul Kleiner Musterlander, cane da ferma tedesco e dalle foto vidi che era uguale al mio Argo, conferma datami da e-mail che inviai ai club di razza in Francia e Germania. Tutto questo per dire che l’importante per un cane da caccia e’ che si deve portare costantemente fuori e che, se ha carattere e avidità venatoria, può fare anche tutto da solo per diventare un ottimo cane da caccia e sorprendervi ad ogni nuova stagione.