GRAN FINALE DI UNA CACCIATA AL CINGHIALE IN ALTA LANGA (con la squadra di Bossolasco) di Pasquale Carlo Galliano

La cacciata è finita, direi discretamente bene. Sul selciato del box giacciono tre bei cinghialoni maschi.
E’ ormai buio, quasi tutti siamo rientrati. Stranamente non abbiamo perso i cani. Manca Cesare, il capocaccia, suo figlio Emanuele e Bruno che sono passati da casa per posare i cani.

Manca anche Pino che è stato preso dai morsi della fame. Gino, Giorgio, Davide e Carlo agganciano il primo cinghiale per la pesatura e scuoiatura. Altri come sempre o si defilano o fanno da spettatori tra gli improperi dei lavoranti. Il tavolaccio viene esposto nel centro box per consentire la lavorazione della carne. Filippo, Vigetu, Romano, Pierin ed Emanuele Dotta sono appostati in attesa che venga loro portata la mezzena da lavorare.

Intanto si aspetta Elio che è andato, come di rito, a casa a prendere i suoi affilatissimi coltelli e a salutare l’amata mogliettina. Io mi sono appoggiato al tavolo per l’operazione di registrazione dei dati tecnici obbligatori di fine cacciata.

La scuoiatura del primo cinghiale da adito alla prima “seria” discussione tra Davide ed Elio che nel frattempo è arrivato con tutti i suoi attrezzi e due buone bottiglie di vino. Occorre un’autopsia più accurata per stabilire chi ha effettivamente inferto il colpo mortale. Per questa operazione si presentano in molti, ma le risultanze non convincono i duellanti che restano sulle loro posizioni.

Fortuna vuole che la diatriba sia mirata ad un solo cinghiale!!! Intanto è rientrato anche Cesare che si è attivato subito per una buona tazza di caffè caldo per tutti. Le operazioni di macellazione procedono bene. Io che nel frattempo ho finito le pratiche burocratiche mi avvicino al tavolo per fornire il mio contributo ma vengo, dopo i primi maldestri colpi di lama, allontanato inesorabilmente. Non è proprio il mio mestiere..

A questo punto, neanche troppo offeso mi siedo in un angolo a pensare alle vicissitudini della giornata trascorsa, coinvolgendo nella “interessantissima” chiacchierata anche Emma la moglie di Cesare e Bruna, mia moglie, che nel frattempo è giunta per aiutarci nel vettovagliamento. La macellazione è conclusa.

Elio procede alla suddivisione delle borse mentre Marcellino, Gino e Davide si dispongono per la pesatura. Il controllo a questo punto è ferreo, non deve sfuggire un solo etto di carne. Finita la pesatura della carne buona, si passa all’assalto di costine, ossa e frattaglie che in un baleno svaniscono dal tavolo. Tavolo e locale vengono ripuliti accuratamente e velocemente perché incombe un impegno irrinunciabile, la mitica cena finale.

Si accendono i fornelli, si piazzano i pentoloni e le tovaglie, i piatti, le posate e i bicchieri. Tutto è in eccitante fermento. Gli immancabili spaghetti al sugo piccante di Elio, un buon fritto di fegato di cinghiale e i funghi di stagione della mamma di Giorgio fanno gongolare i presenti. Vengono gustati anche i salumi di Bepino, un assortimento di formaggi di Langa e dolci a volontà.

Sotto a chi tocca, chiudiamo in bellezza la lunga giornata con l’accompagnamento di una salutare bevuta di buon dolcetto d’annata, un sorso di grappa e con più di quattro risate in compagnia.