Il decorato


Per alcuni anni ho cacciato con estrema assiduità con Gigi ed Enrico nella campagna di Badia, vicino ad una ZRC che era stata costituita da poco. Molto frequentemente i fagiani uscivano dalla stessa e si andavano a nascondere nei boschetti sottostanti. Facevamo dei buoni carnieri finchè un giorno ci imbattemmo in quello che sarebbe diventata per noi la sfida suprema. Un fagianone maschio, con una coda eccezionale, praticamente impossibile da abbattere.

Ci fregava regolarmente e qualunque fosse la tattica che mettevamo in atto ci lasciava sempre con le pive nel sacco. La cosa era semplicemente assurda perchè lo scenario era quello sotto il cimitero di Badia, con un boschetto nel quale il fagiano ci aspettava spesso. Ora questa sfida diventò una cosa seria e non ci preoccupavamo d´altro se non di come abbattere questo fagiano.

Tutto cominciava il venerdì sera, quando con Gigi andavamo a sentire se il fagiano cantava. Cantata regolare e appollaiamento in una delle querce del boschetto. Telefonata ad Enrico per confermare la sua presenza, poi bar e nanna.

La mattina Enrico arrivava, cinque minuti di studio di una tattica che diventava sempre più complessa quanto inefficace poi schieramento attorno al boschetto. I nostri setter erano veramente in gamba e ben presto rintracciavano il fagiano che cantando spiccava il volo. Ma fin qui era facile, c´eravamo abituati perchè il volatile non era mai restio a sfidarci, il difficile veniva quando doveva a presentarsi a tiro di qualcuno di noi. Mai una volta che fosse uscito dal boschetto in modo semplice o abituale per un fagiano, ma dopotutto quello non era un fagiano normale. Voli anomali, traiettorie assurde per qualsiasi volatile che riuscivano sempre a violare la linea dei cacciatori.

Noi cercavamo di creare una linea tra il bosco e la riserva e lui regolarmente la violava, incurante dei nostri fucili, mai che andasse da un´altra parte. Continuava il suo volo spoggiando oltre il limite della riserva e per quel giorno tanti saluti a noi tutti. Non so quante volte si è preso gioco di noi e ha sfidato il nostro piombo. Così il romanziere ufficiale della squadra il Gigione lo soprannominò “Il decorato“.

E per tutti fu “Il decorato“. E lui continuò nelle sue missioni dietro le nostre linee incurante del nostro schieramento. Ci avràfatto cambiare chissà quanti tipi di cartucce ma lui se ne andava sempre. A volte partivano anche altri fagiani ma non era certo lui che riportavamo a casa.

Suscitava in noi sensazioni diverse; per Enrico era diventato una sfida maniacale, una di quelle che non puoi perdere, per Gigi era l´occasione per raccontare un´altra puntata farcita dell´analisi tattica del nostro schieramento, io sinceramente era combattuto tra la volontà di abbatterlo e il piacere di saperlo ancora vivo. Dicevo scherzando con gli altri che un fagiano così meritava di rimanere vivo, di riprodursi e Gigi conveniva ciò con me e Enrico si incazzava.

Questa storia è continuata per due mesi e le fucilate non potevano essere tutti fuori bersaglio, perchè ne ha prese veramente tante, ma il fagiano non cadeva mai. Era veramente un “decorato”, mai nome fu così appropriato. Cacciavamo anche in altre zone della campagna ma prima o poi passavamo di li e lui c´era, e per noi la solita fregatura, e per Gigi l´occasione di una nuovo racconto.

Poi la stagione venatoria è finita e c´è chi asserisce che alla fine Enrico l´abbia catturato. Può darsi, se questa è la verità ne andrà sicuramente orgoglioso. Io preferisco pensare che muoia o sia poi morto di vecchiaia.

La stagione successiva nello stesso boschetto un fagianone ci ha messo di nuovo seriamente alle corde e il Gigione ha gridato “è lui è il decorato“;o, aggiungo io, il suo fantasma. E la sfida continua…..

Riccardo Ceccarelli