IL LAUREATO GIGI V° – Dottore in beccacce (una storia di mestizia) di Salvatore Galeano

racconti di caccia
Prefazione al racconto da parte di Armando Russo, giornalista e Federcacciatore siciliano
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Un antico cacciatore, al quale è stato tolto il proprio territorio di caccia, sfida la multa, ma ha la necessità di far conoscere “le regine” al suo nuovo ausiliare Gigi V° e va per l’ultima volta in magnifici luoghi sui monti Nebrodi, attualmente parco, sopra il comune di Cesarò.
Io conosco bene quei luoghi, per esserci andato tante volte a caccia di beccacce e per avervi trascorso tanti magici momenti novembrini.
Per noi cacciatori sono paesaggi bellissimi, ove dominano i grandi cespugli di rosa canina, con i frutti rosso vivo. L’ausiliare – lo spinone Gigi V°, si impegna, non smentisce il suo DNA e si laurea campione di beccacce ed il cacciatore si autolimita a solo due capi di selvaggina, beandosi poi semplicemente nel vedere il lavoro del proprio cane.

C’è ancora una nota triste: l’oste della pensione- trattoria di Cesarò, tradizionale posto di raduno dei cacciatori che trascorrevano i fine settimana nel locale per mangiare e dormire, è molto arrabbiato, non solo perché ha perso i propri clienti di Verona, incappati nei rigori delle guardie forestali, ma anche perché, con la storia del parco ed i tanti divieti, di cacciatori-turisti nel periodo fra ottobre e gennaio non se ne vedranno più e la sua attività sarà fortemente penalizzata. Anche i negozi, tradizionalmente visitati per acquisti dai cacciatori, subiranno gravi perdite economiche.

Addio Monti Nebrodi e, come mi disse un cacciatore del luogo, ”Addio a i me Gurmi”.

Armando Russo


Mercoledì30 Novembre 1994.
In Sicilia è il periodo più intenso del passo delle beccacce.

Era da alcuni giorni che avevo deciso di fare una battuta a beccacce in una zona del Parco dei Nebrodi che mi piace molto, sia come paesaggio che come vegetazione. Non è che io voglia sfidare le leggi o fare il furbo, il parco è stato creato sulla carta ed i suoi confini non sono stato ancora trasferiti sul territorio con paletti o altri segni di riconoscimento. Malgrado ciò alcuni giorni prima, sei cacciatori veronesi erano stati fermati dalle guardie che avevano provveduto a sequestrare armi e selvaggina.

Tutto ciò non mi scoraggia né mi fa desistere dal mio proposito. Fra l’altro sono sulla soglia dei sessant’anni ed alla prossima stagione non sono sicuro di poter ancora andare a caccia. Nel frattempo mi potrebbe arrivare un malanno. Se le guardie forestali mi fermano e mi sequestrano l’arma, chiudo con la caccia per mia scelta. Inoltre la caccia è finita, non ci sono più territori liberi su cui esercitarla.

racconto di caccia

Sul far dell’alba arrivo a Cesarò (Porta dei Nebrodi) e come al solito mi fermo al bar ristorante pensione Mazzucco per prendere il caffè. Trovo il proprietario, il signor Mazzucco, di umore nero e che impreca contro tutto e tutti. Capisco che la sua collera deriva dalla perdita dei sei clienti veronesi, costretti a partire prima del previsto a causa del sequestro delle armi. Dopo mezz’ora di macchina raggiungo il luogo di caccia da me prescelto. Non c’è nessuno, solo una pace assoluta.

Ho un problema: il mio nuovo ausiliare, Gigi V, uno spinone di circa due anni arrivato due mesi fa dalla provincia di Forlì. Le beccacce non sa che cosa siano, non le ha neanche viste in cartolina. Ma sono fiducioso, in un paio di precedenti uscite ha trovato delle coturnici.

racconto di caccia

Il territorio è brullo e scoperto sulla mia destra, a sinistra c’è più vegetazione di cerri sparsi, piccoli roveti, macchie di rosa canina piene di bacche rosse, pasto prelibato per cesene e tordi. La caccia si svolge in salita su di un fianco della montagna, arriverò fino circa 1700 metri sul livello del mare. Man mano che salgo il cane entra in agitazione, comincia a prodursi in una sequela di filate, guidate e ferme spesso a vuoto. Le beccacce ci sono ma pedinano o volano rasoterra per cui non le vedo. Gigi riesce a fermarne una per qualche minuto, ma sono in una posizione scomoda per il tiro. Cane e beccaccia sono in una conca e cerco di portarmi dietro il cane; nel frangente la beccaccia schizza via e la manco. Continuo a salire.

Ci sono tante beccacce che due mi partono da distanza ravvicinata mentre seduto sono intento a fumarmi una sigaretta. Per farla breve riuscirò ad abbatterne due giocando d’astuzia. Mentre il cane insegue la beccaccia fra gli alberi da sinistra, io mi sposto in avanti verso destra e così mi arrivano quasi addosso. Potrei fare il pieno del carniere in base al calendario venatorio, ma non insisto data la precarietà della situazione in cui mi trovo. E poi le beccacce sono indiavolate, il cane non fa in tempo a fermarle che schizzano via come fiondate. Son beccacce che si son fatte la campagna d’Italia, per arrivare in Sicilia sono dovute passare sopra una selva di doppiette. Appena avvertono la mia presenza o quella del cane si disimpegnano.

Sono affascinato dal comportamento del cane, si muove con grazia fra macchie di rovi e rosa canina, sembra quasi che danzi. A volte mi fermo per osservarlo, più interessato al suo stile di caccia che alle beccacce. Alla fine della battuta potrò dire che oggi è nato un campione, Gigi V si è laureato a pieni voti dottore in beccacce.

racconto di caccia

Di tanto in tanto mi fermo per riposarmi e mentre fumo una sigaretta mi fermo e mi godo l’ampio panorama che si apre alla mia vista, l’ampia divaricazione fra la montagna in cui mi trovo e l’Etna maestoso che si erge di fronte a me. Il vulcano visto da quassù sembra un cono gelato al limone. Impossibile sostenerne la vista più di qualche minuto, i raggi del sole che cadono a perpendicolo sulla neve ghiacciata si riflettono e mi offendono gli occhi.
Col rischio di essere retorico devo dire: “Grazie caccia, se non fosse stato per te sarei morto senza aver visto questi meravigliosi angoli della mia terra”.

E’ l’una, sono stanco ed ho fame ma sono felice. Ho trascorso mezza giornata di caccia come desideravo. Riprendo la via del ritorno, fra non molto sarò al ristorante Mazzucco dove mi aspettano gli spaghetti con salsa piccante ed una porzione di agnello al forno. Nella sala da pranzo regna sovrana la mestizia. Non ci sono più le allegre tavolate di cacciatori che si raccontano avventure e disavventure di caccia, anzi, sono l’unico cliente-cacciatore. Fra una portata e l’altra chiedo al cameriere le cause dell’arrabbiatura del signor Mazzucco.
E’ presto detto. I sei cacciatori veronesi in dieci giorni di permanenza nel suo albergo gli hanno liquidato un conto di quattro milioni e poiché dovevano restare altri dieci giorni il Signor Mazzucco ci ha rimesso quattro milioni a causa del Parco dei Nebrodi. E poi, quattro milioni non si incassano ogni giorno da queste parti, magari si aspetta un anno.

Si è fatto tardi, saluto gli amici del ristorante ma prima di partire per far ritorno a casa passo dal macellaio, l’amico Salvatore Caputo, per ritirare l’ultimo filetto e le ultime gustose salsicce fatte con la carne dei maiali allevati allo stato brado nei boschi dei Nebrodi, ordinate come al solito in precedenza per telefono.
La caccia sui Nebrodi, per chi non lo sapesse, alimentava alcune attività commerciali.

Galeano Salvatore
Taormina