La doppia lepre


Mi telefonò Doriano giusto prima di cena: “Paolo, ho visto la lepre quasi a sera, di sicuro per domattina non cambia territorio. La troviamo! Puoi venire?” Doriano era un vecchio amico, vecchio perché gli ottanta quasi li toccava, e perché ci conoscevamo da una vita. Mi aveva portato lui a caccia la prima volta. Allora era una specie di John Wayne, in mano sua il fucile sembrava un bacchettino, e non c’era verso che sbagliasse un colpo. “Che cartucce metti Doriano?” “Ah, non so, quelle che vengono. Queste me le ha date la moglie di un amico morto tanti anni fa. Ma ricordati, se gli spari addosso lo fermi, sempre. E se lo sbagli, puoi averci messo un obice, conta gnente!”

Ora era curvo e lento, con una gamba matta, ma l’occhi era da falco. Solo che io domattina avevo un impegno, importante anche. Ma non lo posso deludere, per una volta trovo una scusa e lascio tutto. “Sicuro Doriano? Guarda che avevo da fare?” “Tu pensa a marciare e tenere gli occhi aperti. Non portare il cane che te la leva lunga, e già che spari male…” E’ vero, la lepre mi mette sempre in ansia, e la sbaglio come niente. Dormo persino male per l’eccitazione, mi sveglio e risveglio e finalmente arriva l’ora.

C’è appena un po’ si nebbia e non fa troppo freddo, per fine novembre. Controllo di avert tutto e metto in moto. Ecco Doriano seduto sul solito muretto, curvo e avvolto nel suo tabarro. E’ uno degli ultimi, che dico, l’ultimissimo a portare quell’indumento. Da novembre a marzo non lo lascia mai. Sale in macchina, un ciao è anche troppo, e un “Va dritto fino all’idrovora, poi prendi la stradina a destra. Là ti dico io“. Ho capito e mi vien da scoraggiarmi. Saranno cento ettari di medicai. Lui capisce: “Ti ci porto addosso, non temere per i tuoi piedini“. Mettiamo la macchina in una piazzola mentre vien luce, e mentre preparo fucile e metto gli stivali Doriano ragiona.
E’ anche possibile che sia in mezzo alla medica, ma è molto umido. I fossi hanno la sponda sabbiosa, si tiene asciutta, si sta bene. Lì lo troverai. Cammina lungo i fossi, lentamente, fermati ogni tanto, non teme il passo troppo regolare. Tieni questa bacchetta e dà un colpetto ogni tanto!”
Quante volte mi ha detto ‘ste cose. Si vede che gli pesa non poter cacciare, ma non ce la fa con la gamba. Carico e comincio. La piana è sterminata, sembra morta. Ogni tanto il grande gabbiano , la “magoga” lancia il suo grido lamentoso. Cerco di non distrarmi, e cammino, batto con la bacchetta, controllo la sicura, cammino. Passa una ora. Cammino, Doriano è sempre in vista perché vado a serpentina, ma comunque é una macchia lontanissima. Passano due ore. Anche Doriano può sbagliare, quante volte sono andato in bianco, la lepre é imprevedibile.

Ma quante volte ci ha preso, anche!

Comincio a sentire le gambe pesanti, sono sudaticcio, vedo Doriano che mi guarda col cannocchiale. Proprio mentre guardo lui sento il salto e il cuore mi si ferma. Mi ha sorpreso, ma è ben a tiro. Mira…anticipa…macché! Tiro d’imbracciata, l’ansia mi ha tolto lucidità, ma la prendo, oooh, con la terza, una del tre. Ma non si ferma. La rincorro mentre ricarico, risparo, ma è lontana. Mi accuccio senza fiato. Doriano zoppicando arriva. Quando bisogna bisogna. “L’hai presa, non ti preoccupare, la troviamo!” Di colpo mi rassereno. Doriano è un mito. “Guarda il sangue e i peli. Non ha capitobolato, l’hai presa dietro, come sempre“. E avanza piano nel medicaio. “Guarda l’acqua del fossatello, lo vedi che è torbida? Ha guadato qui. Ecco il sangue di là“. Lui si deve fermare, ma ora mi sento rinato. Guado il fossatello e sono nella medica un po’ più alta. Si vede leggera una scia nella poca rugiada. La seguo e poi comincio a passare i fossi avanzando a serpentina come prima. So che la troverò. E continuo.

Ma eccola che si leva ad almeno cento metri, e zoppica ma va. Corro e sparo, ma è fuori tiro. Tre colpi velocissimi sperando che si fondano dei pallini insieme e formino un proiettile. Succede una volta nella vita. Non stavolta. Anzi, la lepre scatta velocissima e in breve non la vedo più. Resto di m…. Resto a pensare. Non è possibile, non sono convinto. Come ha fatto a correre a quel modo? Dimentico Doriano e continuo a camminare lungo il fosso. E’ l’ultimo prima di un altro canaletto abbastanza profondo. La vedo, la trovo, ormai immobile sul fondo del fosso; mi scoppia dentro un grumo di sentimenti, la sorpresa, la gioia, anche la pietà, quella che ogni cacciatore, e solo un cacciatore, conosce e può capire e perdonare.

La raccolgo piano e mi avvio verso Doriano. Pesa, perché sono stanco, e perché sarà 5 kili. Doriano ha visto tutto, e non sembra tanto confuso come me. “Non è la prima volta che mi capita -parla svuotando la vescica della bestia-. Evidentemente erano una coppia, è possibilissimo con questo tempo. E il maschio -questa è femmina- ha tentato di sviarti. Si è proposto come preda e si è finto zoppo, finché la paura non l’ha vinto ed è scappato. Succede più spesso con altri animali, anche uccelli, specialmente per salvare il nido o i piccoli da qualche predatore.

E’ una bella bestia, son contento che l’hai trovata. Hai avuto occhio dopo che mi sono fermato…ma se ci tiravi dritto…!” Un complimento ed un rimprovero, proprio da Doriano. Ma siamo rilassati e contenti mentre pianino ci avviamo vero la macchina. Doriano zoppica ma non si lamenta. Ha vissuto con me un’altra avventura di caccia, spero che gliene restino ancora molte da godere, anche se lui dice sempre che potrebbe essere l’ultima. Per fortuna è il primo a non crederci!

Paolo N.