L’ULTIMA MARZAIOLA DI PRIMAVERA di Marco Dolci

Tornando a ritroso con la mente alla caccia del tempo che fu, dai meandri della memoria mi riappaiono ricordi della mitica tesa alle anatre da appostamento, nel periodo primaverile, quando si poteva ancora cacciare nei mesi di febbraio e marzo; proprio in uno degli ultimi giorni intorno alla fine degli anni ’80, quando la chiusura era stata accorciata dal 31 marzo al 10, si verificò un evento straordinario.

Una considerevole quantità di piogge caduta in precedenza aveva creato all’interno della preesistente palude lungo la s.s. delle colline, tra i comuni di Collesalvetti (Li), Pisa e Livorno, un’enorme area a forma di rettangolo, con vasti prati allagati, dovuti alla tracimazione dei torrenti che fungono da scolmatore dell’Arno.

Questo tipo di nuovo territorio paludoso si era poi fuso insieme all’oasi della “Contessa” e all’inizio dell’area del parco naturale, località “ulivo”, proprio a due passi dalla zona libera alla caccia, già rifugio naturale di molte specie di anatre e trampolieri, attirando ancor più numerosi branchi di acquatici; ma i voli più cospicui erano caratterizzati da marzaiole, pittime, pavoncelle e tanti combattenti. Svariate squadre di appassionati cacciatori di questi bellissimi migratori, tra i quali anche il sottoscritto, approntammo dei piccoli appostamenti temporanei, nelle zone strategiche di transito.

All’epoca si cacciava solo con stampi in plastica, durante la preparazione della tesa in notturna; mi ricordo lo sbattere di ali e il canto di anatidi, un susseguirsi di voli, arrivi calate in acqua e ripartenze; l’alba da lì a poco prometteva già molto bene.

L’ultimo giorno, appunto il 10 marzo, dette il meglio di se stesso, in quella bella giornata di sole ma fredda; ci furono tantissimi abbattimenti di becchi piatti da parte di tutti gli appostamenti. Alle prime luci del mattino un susseguire di colpi di fucile da ogni parte poi, all’uscita del primo sole, cominciarono a “curare” grossi branchi di trampolieri e fu cosi per tutta la mattinata.

La sera anche noi eravamo appagati da un bel carniere e, per ricordo della splendida cacciata, decisi di far imbalsamare un bellissimo esemplare maschio di marzaiola, “l’ultima”, visto che l’anno dopo si ebbe un nuovo accorciamento del calendario venatorio, che ridusse ulteriormente la stagione, portandola al 28 di febbraio. Negli anni che seguirono non si presento mai più una stagione simile con tanta presenza di migratori primaverili.

Tutt’oggi conservo gelosamente il mio piccolo trofeo, insieme ad altri migratori, nella vetrina della fuciliera, mostrandolo orgogliosamente ad amici e giovani cacciatori. Qualcuno di loro conosce poco questa caccia primaverile e l’eleganza della mitica marzaiola, pazza come il mese di marzo.