PIU´ FURBO DI NOI di Renzo Stella

Il calendario venatorio della mia Regione me lo permetteva, quindi fino al trentuno Gennaio, volendo, potevo scorazzare tranquillo tra i boschi cercando di cacciare una Regina, o qualche tordo, anche il Fagiano era permesso fino a quella data.

Tutto sommato le Regine erano ormai dodici, incarnierate durante la stagione, quindi avrei potuto tranquillamente oliare per bene l’arma ed attendere l’apertura della prossima. Come tutti avranno visto il mese di Gennaio quest’anno ci ha regalato giornate con temperature quasi primaverili, piuttosto che da generale Inverno; la voglia quindi non era scemata del tutto e anche il mio amico a quattro zampe pareva non accontentarsi più di guardare in cagnesco i piccioni di città durante le quotidiane passeggiate; decisi che mi sarei regalato la Domenica di mezzo per cercare la tredicesima Cortigiana, alle sette della mattina avevo già la colazione fumante davanti a me e lui seduto a fianco mi guardava adorante sperando che un pezzo di biscotto, regolarmente intriso di latte caldo, scivolasse dalla mia mano nelle sue sempre affamate fauci. Così fu, come sempre.

Piccolo vizietto, quello del biscotto intriso di latte dato al cane, non certo tutti i giorni è così, ma, come si fa a dire di no ad uno sguardo così dolce e complice e abbastanza ruffiano? Un piccolo biscotto con il latte non è certo quello che può far danno, anche se non più cucciolo da tempo, purtroppo.

Con un balzo da perfetto atleta Baloo entrava nella gabbia posta come al solito nel portabagagli; lo zaino con panino e borraccia, una decina di cartucce del calibro venti, e la doppiettina Beretta, leggera e bigrillo completavano il personale bagaglio. Si parte. Il sole, che quest’anno pare non voler prendere nemmeno un giorno di ferie è già alto abbastanza per abbagliare attraverso il parabrezza.

Un semaforo, poi il secondo ed il terzo e l’immancabile coda cittadina di auto mi fanno pensare che forse avrei fatto meglio a starmene tranquillo a casa e come al solito passeggiare per la città; no, meglio così, tra nemmeno due chilometri l’autostrada mi avrebbe permesso di accelerare più liberamente. Da quando sono entrato nella schiera dei dipendenti INPS (pensionati), di tempo ne ho tanto di più, quindi perche affrettare le cose?

Anche se la mia condizione (privilegiata di questi tempi …. mi attacca addosso un bel poco di noia, ma, del tipo che scaccio via facilmente riprendendo in mano la mia vita). Pensandoci bene, sono fortunato, non sono caduto nel baratro di quelli che l’agognata quiescenza la sogneranno ancora per molto. Tra manovre, manovrine e accostate sbagliate non sono solo gli scogli del Giglio ad andare a fondo…….

Accendo la radio sul programma preferito,una canzone in inglese che non comprendo a fondo dalla musica dolce e lenta mi accende il pensiero che ormai l’età avanza ed ho ancora una figlia da “sistemare“ per la cronica mancanza di lavoro in cui siamo caduti; un poco di magone misto a rabbia mi prende la gola, mi fa tossire e nell’abitacolo mi sento solo. Mi fermo a lato, faccio scendere il cane e lo invito salire sul telo sistemato sul divano posteriore, la sua compagnia mi calma; lui mi fissa interrrogativamente dal basso all’alto stando sdraiato; in rarissime occasioni gli ho permesso di salire insieme a me.

Come tutte le cose passano, passa la canzone dolce, ne trasmettono un’altra dalla musica spaccatimpani; non mi piace, ma ha un ottimo ritmo che mette allegria e riprendo vigore. Eccolo lì, il “mio “ bosco, la “mia” collina teatro di parecchie avventure. Il mio breton è incollato con il tartufo al finestrino, si gode il paesaggio in movimento come pochissime volte ha visto fare, abbaia ad una vettura che incrocio e mi strappa una risata; chissà, forse con i suoi acuti sensi avrà immaginato che là dentro potesse esserci una bella e dolce barboncina dagli occhioni neri; tutta scodinzolante per lui.

Arrivato al parcheggio che uso di solito, scendo e gli apro la portiera, un balzo, una scrollata, dopo poco la prima pisciatina che bagna la base di un albero e poi giù, a rotta di collo per la china . Io lo seguo a passo lento godendomi i deboli tepori che l’astro mi invia. Il terreno è secco, spaccato dalla siccità, persino i colori di questa piccola foresta non sembrano gli stessi di stagioni passate.

I raggi del sole penetrano tra le fronde disegnando spade di luce con giochi tanto belli quanto evanescenti; certo la Regina oggi mancherà all’appello, sono a domandarmi come farebbe a cibarsi in queste condizioni da deserto. Scendo con l’intenzione di arrivare a valle di questa collina dove un rignagnolo è sempre presente… forse … forse il terreno più umido, chissà. Baloo è distante, corre naso all’aria su una spianata, si dirige alla sua fine puntando deciso l’ingresso del bosco più in basso e con mia grande sorpresa: si blocca in una splendida ferma.

Posteriore basso, collo allungato e zampa anteriore raccolta pronta allo scatto. Raccolgo le idee in un secondo, carico la doppietta e a passo svelto mi avvicino per servirlo. ma lui… rompe, si corica sulla pancia e comincia a camminare piano piano, quasi strisciando , sordo a qualsiasi mio richiamo o parola . Entra di soppiatto nell’intricato dedalo di spine incurante delle punture inevitabili. Esce di nuovo, corre a lato, dopo pochi metri si ferma ancora, si riabbassa e ricomincia a guidare in una perfetta sequenza mozzafiato.

Io dietro, mi aspetto il frullo da un momento all’altro e cerco disperatamente di vedere, quello che è impossibile da scorgere. Sento distintamente frascare lievemente pochi metri più avanti ma non riesco a vedere nulla. Lui, Baloo, entra di soppiatto, guida, sterza a sinistra e guida ancora e così per almeno dieci metri abbondanti. Una lentezza esasperante, ho la gola secca ed il fiato corto; ogni senso all’erta.

Ormai sono convinto non possa essere Lei, e per paura che fosse un Verro nascosto e impaurito accelero un poco il passo facendo rumore sulle foglie; non accade nulla e il cane ora è quasi sparito dalla vista gattonando sotto quel groviglio di frasche spinose. Ne vedo solo il posteriore Non capisco e faccio mentalmente ogni elenco delle specie che conosco: la Regina se ne sarebbe già andata schernendomi….

Un rettile potrebbe anche essere; difficile in questa stagione …. Un Capriolo, no, sarebbe già balzato in piedi e via di corsa… boh ? Il fucile che tenevo pronto al tiro, passa alla mano destra quasi senza accorgermene e ora le canne guardano il terreno a pochi centimetri.

Chiamo il cane, convinto che sia una rara per lui, ferma in bianco, così detta in gergo. Trenta metri più avanti ad un tratto esplode la terra, un Bellissimo Fagiano maschio gridando tutta la sua rabbia si alza velocissimo e altrettanto spedito attraversa la valle perdendosi . Un Fagiano? Perbacco! Si è salvato durante tutto questo tempo; nonostante i cani, la gente, le volpi, faine e poiane. Merita di vivere! Chiamo il cane lo accarezzo; lui mi guarda interrogativo. poi riprende come nulla fosse la sua corsa.

Sali dietro và… oggi te lo sei guadagnato ancor più di altre volte. Una pacca leggera e affettuosa sulla sua testolina; si sdraia sui sedili, soffia un poco e si addormenta. Dopo pochi minuti, durante il ritorno lo sento guaire e vedo nello specchietto che agita le zampe… chissà che bel sogno starà facendo: la barboncina di poche ore prima, o il maschiaccio che lo ha fregato così magistralmente?
Non lo saprò mai …….

Renzo Stella