QUELL’ALBA PERFETTA di Marco Dolci

Qualche settimana fa ho incontrato con tanto piacere un vecchio compagno di caccia. Uscivamo sempre insieme a caccia di migratoria, con lui ho condiviso tante avventure con belle giornate ad anatre, colombacci e tordi. Non lo vedevo da alcuni anni, si chiama Marco come me ed è un coetaneo; abbiamo parlato tanto rievocando momenti indimenticabili e avventurosi, storiche mattinate e belle cacciate, insieme con amare delusioni con periodi deludenti.

Quando ci siamo conosciuti nel lontano 1981, eravamo due giovani pieni di passione e voglia di uscire dalla nostra città per provare nuove esperienze venatorie, con idee che ci accumunavano. Abbiamo messo insieme le nostre esperienze, lui addestratore di piccioni, bravo cacciatore e tiratore di colombacci, io conoscitore di fucili, balistica, ricarica di cartucce e frequentatore della pedana.

Abbiamo iniziato una nuova esperienza di caccia, quella itinerante, iniziando a novembre e continuando fino alla fine del calendario venatorio dell’epoca che era il 10 marzo, alla scoperta di nuovi territori liberi alla caccia, dapprima lungo i confini dell’Oasi di Bolgheri, spingendoci poi sempre più a sud-est nell’entro terra della provincia di Pisa, dopo nell’alta Maremma e poi ancor più giù nella provincia di Grosseto e quella di Siena.

Con l’aiuto di altri due amici ci dividevamo i percorsi con due macchine, controllando le aree di svernamento dei migratori, come i demani forestali, i parchi naturali e vari ripopolamento e cattura, per poterci spostare meglio e seguire le varie zone di pastura dei colombacci, dedicando anche le mattinate solo alla ricerca, per poi ritornare il giorno dopo nel luogo scelto con la dovuta attrezzatura e dedicarci interamente alla caccia.

Ricordo in particolar modo una mattinata a tordi che ci torna alla mente sempre ogni volta che se ne parla. Eravamo in uno stretto corridoio lungo un fiume con un parco naturale davanti a noi e dietro un fondo chiuso, si capitò lì per caso all’alba ormai fatta con la classica mattinata fresca di fine novembre. Casualmente eravamo solo noi due circondati da un’invasione di tordi, che entravano e uscivano a decine “traghettando” su e giù dal parco al fondo chiuso e viceversa.

Questo fiume abbastanza largo che divideva le due aree boscose ci impediva di sparare a quei tordi che rientravano all’interno del parco perché una volta abbattuti era impossibile raccogliere, quindi ci concentrammo solamente con tiri ai turdidi che uscivano.

Alla fine della mattinata avevamo raccattato oltre quaranta tordi in meno di tre ore, cosa mai successa prima…………………….ma neanche dopo!

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