RIFLESSIONI DI UN VECCHIO CACCIATORE di Enzo Greco

cacci parco delle nebrodi

Quest´anno, stagione venatoria 2012/13, mi è ricapitato un episodio che frequentemente accade durante lo svolgimento della caccia col cane: stavamo attraversando una strada carrabile sui monti Nebrodi (una volta famosi per la caccia alla migratoria, per la beccaccia in particolare, che qui viene a svernare, trovando un ambiente ideale, invidiabile per la presenza dello scolopacide, ineguagliabile per la qualità dell´ambiente adesso area protetta “parco dei Nebrodi”) nella quale da una parte compaiono le tabelle di delimitazione del parco, mentre dall´altro l´area è libera da divieti.

Alla guida del fuoristrada il mio amico Salvatore, il quale improvvisamente vede schizzare un beccaccino che dopo un breve volo va a posarsi in una marcita in area consentita; fa scendere il suo setter alla ricerca del beccaccino il quale si invola anzitempo e, dopo un breve volo, si rimette in una marcita nell´area tabeilata (quindi vietata) dove il suo setter va in ferma e l´azione si conclude con l´incarnieramento del selvatico, riportato dal cane.

Episodi simili accadono anche quando si caccia la beccaccia (e la migratoria in genere) che può attraversare confini, quasi sempre irregolarmente tabellati, che per la beccaccia non esistono.

Quanto qui descritto mi porta a questa riflessione: se il cacciatore incarniera una beccaccia in area cacciabile tutto ok, se lo stesso selvatico s´invola e attraversa (anche di pochi metri) l´area tabellata quindi protetta è passibile di reato (penale), cioè furto perché patrimonio indisponibile dello Stato.

E´ da tanto tempo che mi riproponevo di scrivere su questo argomento, che ritengo assurdo ed anomalo. Sono un biologo ed ho 70 anni e dall´età di 20 esercito con ineguagliabile passione la caccia alla beccaccia sui monti Nebrodi, prima della istituzione del parco.

Ma torniamo al problema principale: non sarebbe giusto ed opportuno (occorre il sostegno ed il parere del legislatore) che la fauna migratoria, che, appunto perchè viene cacciata in tutta Europa, venga classificata “patrimonio indisponibile dell´Europa” e non dello Stato in cui al momento staziona?

Si parla tanto di depenalizzazione dei reati minori perchè incarnierare una beccaccia nel suo territorio di svernamento, se l´area è protetta, è un reato perché è un furto allo Stato (chiedo l´ausilio dell´Aw. Franco Livera, che apprezzo e stimo per gli articoli puntuali sul “CACCIATORE”).

Lancio un´idea: non sarebbe ipotizzabile la possibilità di cacciare la migratoria (e solo quella) con controlli rigidi, nelle aree protette anche pagando una quota annua da definire, risorsa che contribuirebbe a fare cassa ed a migliorare i bilanci (al momento tristi) dei C.D.A. dei parchi, per i tre mesi che interessano la migratoria e cioè Nov. Dic. e Gennaio per il meridione, Ott. Nov. e Dicembre per il centro nord?

In questo trimestre chiunque venisse rinvenuto a cacciare la selvaggina autoctona, quindi patrimonio indisponibile dello Stato e quindi furto, andrà incontro a quanto previsto dal C.P.P.

In tante parti del mondo, America in testa, qualcosa di analogo avviene; le cosiddette A.I.W (aree wilderness), e in questo mi sarà di supporto il Segretario Generale Dott. Franco Zunino, prevedono questo perché chi amministra sa che per l´ars venandi l´uomo cacciatore ha a cuore la salvaguardia dell´ambiente, degli equilibri, della biodiversità.

Questo non avviene sempre e purtroppo (sottolineo purtroppo) non nelle cosiddette aree protette. E´ proprio la biodiversità che sta subendo squilibri che, con il perdurare di certe negligenze (definiamole così), potranno risultare irreversibili.

Quanto detto è riferito in particolare alla Regione Sicilia ed in questo mi viene in aiuto la collega, Dott.ssa Rosetta Bruno della Università di Messina (che ho invitato ad un convegno presso il comune di Floresta). Ella,in suo studio/ricerca effettuato nel parco dei Nebrodi, ha riscontrato la quasi totale inesistenza del coniglio selvatico (una volta abbondante in tutta l´area dei Nebrodi), una preoccupante diminuizione della ns. lepre (L. Italica) e la quasi scomparsa della coturnice (Alectoris Graeca Whitakeri), mentre al contrario un notevole aumento della volpe, della martora, del gatto selvatico e del suino nero dei nebrodi (ormai inselvatichito).

Ormai il parco è diventato, mancando anche “le sentinelle” (i cacciatori), rifugio per la malavita, deposito di carcasse di auto; le strade (le trazzere) sono rovinate da frequentatori imperterriti con il fuoristrada, da appassionati di motocross e dagli escursionisti e turisti della domenica che lasciano di tutto e di più.

Fatta questa premessa, io dico: è giusto che le attività ludiche debbano essere esercitate, ma “tutte” nel rispetto delle regole e di un ambiente ancora sano e che può rimanere tale se salvaguardato e rispettato.

Al sottoscritto, che frequenta questi posti con la fotocamera, spezza il cuore nel vedere certi scenari, dove impera l´inciviltà e la maleducazione (alcune persone pensano che tutto è dovuto); ho voluto fare questa breve segnalazione per sottolineare che, al contrario, il cacciatore ama la natura e l´ambiente in cui esercita la propria passione, anche perché sa che in un ambiente sano, dove regna l´equilibrio e viene mantenuta la biodiversità, lì è presente e prolifera la fauna selvatica.

In conclusione, questo articolo auspica concretezza e vuole riagganciarsi alle iniziative che a livello europeo sta portando avanti FACE EUROPA sulla conservazione della natura e della biodiversità, in perfetta sintonia, ritengo, con l´ufficio avifauna migratoria, con il quale concordo che per sostenere le proposte e le posizioni della caccia è importante l´approccio scientifico e documentato.

In conclusione questa breve analisi vuole essere il contributo di un cacciatore di 70 anni (ho 17 cani tra setters inglesi, segugi, cirnechi), sempre federcacciatore (la F.I.D.C. in Sicilia è nata presso la mia abitazione, primo commissario per la provincia di Messina) che ha cacciato e spera ancora di cacciare con i setters “La Regina” per il tempo che mi rimane.

Non sarà possibile, ma vorrei non morire solo perché non so se nell´aldilà si potrà andare a caccia.

Enzo Greco