ULTIMA GIORNATA DI PASSIONE di Salvatore Gentile

Tra polemiche e ricordi si chiude anche questa stagione di caccia. Saluto la generosa valle la quale, come sempre, ad ogni stagione spezza con gioia immensa i miei sogni nelle miti e gelide albe domenicali. Fin da bambino sono molto legato ai miei luoghi di caccia e, con essa, alle nostre tradizioni contadine.

Devoto alla mitica Diana come da insegnamento impartito, attendo il tramonto in quest’ultima giornata venatoria, mentre il silenzio avvolto nella brina notturna lentamente s’impadronisce del territorio. Le creature notturne, puntuali, iniziano le loro scorribande nelle magiche ombre in cerca di cibo. Un merlo acquaiolo inizia il canto propiziatorio, in vista della nuova stagione amorosa.

Come per magia la natura circostante si appresta a procreare nuova vita. Le ormai stanche piante invernali lasciano cadere le proprie foglie, lasciando cosi spazio a giovani germogli. Come l’antica ruota del freddo frantoio, ad ogni stagione, la natura incontaminata ripeterà all’infinito il ripristino evolutivo. Difficile spiegare o imitare quello che appare ai nostri occhi in questi attimi, neanche un valido attore saprebbe rendere suo tale incanto.

Accanto a me Argo, il mio fedele compagno di caccia, ormai stanco osserva curioso in prima fila l’evolversi della nuova stagione; con essa volge al termine il suo ottavo anno di vita rincorrendo Diana nella valle. Ripongo l’arma nella custodia quando una stanca regina, ormai stufa dei soliti mollicci lombrichi scavati lungo gli argini dei canali, organizza il ritorno richiamando nelle ombre il compagno di viaggio. Il buio ricopre lentamente il tramonto, mentre una leggera e sottile tramontana avvolge la valle, permettendo al canneto lungo gli argini di cambiare la propria veste invernale.

E’ difficile provare a spiegare la gioia imprigionata nel cuore quando osservo il silenzio improvviso che avvolge la valle ad ogni stagione. Il desiderio di assistere all’evolversi della nuova stagione alle porte è immenso; ormai è buio pesto, l’abbaio stanco del mio compagno di caccia preannuncia il richiamo delle mura domestiche. Ripongo le attrezzature nell’automobile e, senza voltarci, ci avviamo alla volta del paese.

Giunti là, la competizione dei giovanissimi accende il desiderio nel cimentarsi ai primi racconti delle proprie avventure di stagione. Dal finestrino intravedo i veterani i quali, attenti nel reperire le scene, attendono con ansia, desiderosi di impartire i loro utili consigli. E’ incredibile la genuinità che ruota intorno alla passione venatoria, la straordinaria fratellanza che incombe nella cultura contadina.

Incontrarsi la domenica nella piazzetta comunale, terminata l’udienza della Santa Messa, per invitarsi a vicenda nei rispettivi circoli cacciatori vicini. Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno favorito, attraverso numerose apparecchiature, il diffondersi della cultura e delle notizie dal mondo, introducendo nuove emozioni al popolo venante, non sempre accettate da chi esercita la propria passione con metodologie antiche.

La passione venatoria esercita nel popolo venante una forza interna che spinge gli appassionati di Diana al rispetto degli ambiti territoriali destinati all’esercizio dell’attività di caccia. Basti pensare all’indomani della chiusura, me compreso, alla bonifica dei territori ossia al ripulire la nostra valle da eventuali depositi lasciati da spregiudicati vacanzieri domenicali e imprenditori senza scrupoli i quali, molto spesso specie di notte, mascherano i propri rifiuti nel circondario, sovente favoriti dalle nuove tecnologie spesso pericolose per il pianeta.

Diceva il saggio Nonno “a ogni inizio c’è un fine..”.
Sarà sempre cosi a ogni stagione, sino a quando il mondo che circonda la nostra esistenza avrà rispetto non solo del pianeta, ma soprattutto dei suoi individui. Mi auguro che esso, attraverso la giustizia umana, sappia distribuire ossigeno vitale necessario alla sopravvivenza delle nostre tradizioni diventate ormai tesori di provincia. Tradizioni ormai quasi estinte nelle città e spesso contestate.

L’ideologia moderna, che avvolge ormai le nostre generazioni, incita aimè la maggioranza dei giovani alla scoperta di nuovi interessi tecnologici, capaci solo di produrre effetti devastanti alla stabilità mentale dei nostri ragazzi. Il progresso tecnologico, sempre più complicato nei suoi elementi, corrompe e rivela percentuali preoccupanti di adepti. Vittime di un valore astratto il quale, in mancanza di un selettivo controllo, incita alla propria sottomissione.

Ci siamo chiesti: quanti di noi sanno riconoscere la mitica cicoria nelle campagne? Riconoscere un pollo dalla gallina nei ricoveri di provincia? Riconoscere funghi oppure la ricarica delle cartucce? Maneggiare l’arma e conoscere le specie cacciabili? E i valori astratti, oggi molto spesso contestati dai media, rendono gli adolescenti sterili nelle proprie azioni, capaci di sprigionare e generare solo episodi terrificanti e spregiudicati nella società moderna. Valori dei quali ai nostri tempi non si conosceva l’esistenza.

I nostri nonni hanno evitato e lottato sino alla fine affinché il contagio rimanesse fuori dalle mura domestiche per rendere immuni le nuove generazioni. Questo insegnamento mi ha permesso di entrare nel mondo moderno, accompagnato dalla mia passione, dai miei ricordi.. e così sarà sino alla fine dei miei giorni. Oggi mi sento un uomo di successo, perché la forza d’animo che accompagna da sempre i miei sogni lotterà sempre per la difesa della passione Venatoria.

Baia Domizia 11.02.2011.
Salvatore Gentile