UN CANE DI NOME BALOO di Renzo Stella

Se avessi saputo che possedere, o meglio, dividere il mio tempo con un cane fosse così piacevole, di sicuro non avrei aspettato tutti questi anni della mia vita per averne uno.
Mi sono sempre piaciuti i cani, anche se non di tutte le razze.

Nella mia famiglia purtroppo non c’è mai stato lo spazio vitale per portare a farne parte un esemplare.
La mia avventura venatoria si è svegliata dentro me intorno all’età di dieci anni , quando con lo sguardo seguivo tutti i preparativi di mio Padre la sera prima e con la mente immaginavo chissà quali avventure quando lo sentivo uscire in piena notte, mentre me ne stavo al caldo sotto le coperte in attesa della sveglia per andare a scuola.
 
Qualche giornata in compagnia del genitore, in verità, l’ho trascorsa sui monti della mia Liguria, aspettando qualche uccello migratore, tirando i primi colpi, naturalmente senza colpire nulla. Poi, finalmente, venne la Licenza e con lei anche qualche occasione di cacciare stanziale con un cane; mai un mio cane, bensì di proprietà di quel brav’uomo che aveva avuto la gentilezza di invitarmi, un amico, oppure un collega di lavoro.

In casa mia continuava ancora a non esserci spazio, seppur ormai sposato non ho mai avuto la fortuna, il privilegio, di avere almeno un giardino. Sono sempre stato, mio malgrado, un maledetto cittadino; ho continuato a cacciare però con i cani degli altri, finchè, a forza di insidiare, seppur saltuariamente, la stanziale, il virus della cinofilia non è diventato un vero e proprio tarlo, quasi un caimano che mi divorava. Cinofilia, intesa come amore per gli amici a quattro zampe, amici da e per la caccia, caccia con la C maiuscola; purtroppo frenata per tanti motivi tattici, e limitata ad ammirare estasiato le forme, il trotto, la corsa, la dedizione, l’ubbidienza, la meravigliosa bellezza di questi animali; ammirazione che mi ha fatto padellare più di una volta il selvatico, tanto mi ci perdevo, un vero spettacolo di predazione; una vera forza della Natura.

Cani con cui non avevo dialogo, però. La mia caccia, purtroppo, era divenuta inutile, dispendiosa di soldi e di fatica, in attesa di uno sparuto gruppetto di tordi o un colombaccio disperso tra i pini. Troppo tempo e soldi persi per niente. Ma il destino quando vuole, sa esserti amico e nel mio caso ha fatto sì che anche la mia primogenita, seppur in un’era di insidie “verdi “, decidesse, senza alcuna forzatura da parte mia, di prendere il porto d’armi uso caccia.

Questo DNA che potenza! A questo punto della storia si decise che non si poteva continuare a fare alzatacce in piena notte, nel freddo dell’inverno, per camminare nel bosco aiutati da una lampadina a batterie, per cercare di prendere per primi il posto sperando di vedere qualche tordo…. Vedere! Perché averlo a tiro è un’altra storia, un altro film.
Ci voleva un Cane!

L’altra figlia a dire la verità, seppur non cacciatrice come la sorella maggiore, desiderava gia da parecchio tempo di poter condividere la sua vita e prendersi cura di un amico peloso. La decisione era presa, non si poteva rinunciare alla caccia (avrebbe fatto male alla salute mentale, almeno del sottoscritto), ma non si poteva nemmeno attendere sempre l’invito di qualche amico canedotato; da qui la decisione: il cane sarebbe entrato a far parte della nostra famiglia; ma non un cane qualsiasi, doveva essere un cane da Caccia.
 
La figlia piccola non si fece problemi di razza, io si ! Il cane doveva adattarsi a vivere in appartamento, come tanti altri cani cittadini, doveva sottostare a regole ferree di comportamento, doveva tenersi la pipi finche noi del branco non potessimo portarlo fuori, doveva mangiare ad orari ed in quantità prestabilite, doveva ignorare il nostro cibo da umani, doveva….doveva….Sarebbe stato un cane da caccia ma anche di pura compagnia; le cose sarebbero state compatibili? Non lo sapevo, non avevo la necessaria esperienza.I dubbi e le discussioni si sprecavano.

L’aiuto venne proprio dal caro amico che mi invitava a cacciare con i suoi Setter, vere macchine da combattimento.
L’unico cane da caccia che ti puoi prendere e che non fa differenze dall’essere un animale da compagnia e da caccia e soprattutto sopporta benissimo di vivere in casa è il Breton” – mi disse un giorno che ne parlai, con la speranza che dall’alto della sua pluridecennale esperienza mi potesse consigliare per il meglio. Mai consiglio fu più azzeccato.

Confortato anche, e non per sfiducia nel mio mentore, dalla tecnologia di internet, l’Epagnuel Breton si dimostrava il cane adatto: poteva vivere benissimo in casa (anzi, consigliato dai veterinari non farlo dormire all’aperto), cane dotato di intelligenza non comune, simpatico, docilissimo, grande attaccamento al padrone, di taglia non esagerata …e più importante di tutto….adatto e capace in tutte le cacce: dalla ferma al semplice recupero sulla posta alla migratoria Baloo, nome da orso di Disneyana creazione, deciso dalla mia consorte, entrò a casa in una serata di Ottobre dell’anno 2004.

Scelto da mia figlia per il suo colore, bianco con la testina marrone e la sua vivacità e curiosità all’apparenza esagerate, ultimo di una cucciolata fortunata, figlio del cane di un mio collega, e della femmina dell’allevatore; entrambi cacciatori con la C maiuscola. Frugoletto impaurito che stava comodo sulla mano, tremante guardava quel posto nuovo, sentiva quei nuovi odori, muoveva i primi passi su di un pavimento freddo e scivoloso. L’angolo della casa era stato preparato prima con una sorta di recinto prefabbricato e componibile, adatto ai conigli, acquistato per l’occasione. Come fondo giornali e fogli da metro quadro di materiale assorbente, lo stesso dei pannolini, creato apposta per cuccioli casalinghi.

Già la prima notte dimostrava la sua insofferenza allo stare in quel poco spazio recintato, ma non si poteva fare altrimenti; come ho già detto avrebbe dovuto imparare. Che ci crediate o no, vi giuro che non ci fù bisogno per la seconda notte di chiudere il recinto! Bastava che lo vedesse aperto, che avesse la possibilità di esplorare i dintorni, per entrare di corsa e fare la pipi solo ed esclusivamente nel posto dedicato. Lo giuro!
Nemmeno tre mesi di vita, e già lo amavamo tutti.

L’unica volta che ha sporcato fuori dal suo recinto fittizio è stato perché stava male, cose da cuccioli. L’unica volta! Sicuramente siamo stati fortunati. Non conosco tante persone che possiedono un Breton, ma vorrei potergli chiedere se vedono nei loro cani quello che noto quotidianamente nel mio Baloo. Intelligenza, curiosità, tenacia, tutto cose che rientrano nello standard di razza, ma qualche volta esagera…. Se fossi Buddista sarei convinto sulla reincarnazione. Non sono un genio, anzi, nell’addestrare i cani; non ne ho l’esperienza, e nemmeno la necessaria pazienza; per non parlare della mancanza di tempo materiale. Baloo non ne ha mai avuto necessità, non so bene quale che sia il meccanismo, so solo che da subito, dalle prime uscite, si è dimostrato ubbidiente, collegato, forse un poco schivo alle troppe smancerie, ma con un carattere meravigliosamente “stupendo”.

Giocherellone in casa e fuori, attento a quello che gli si dice, come se capisse l’idioma umano (a volte ne sono proprio convinto), curiosissimo ed esploratore instancabile….. una vera belva avida a caccia. Quello che c’è non scappa, se non c’è nulla rallenta il passo e dimostra noia; ma finche c’è anche una flebile usta nell’aria, difficilmente perdona. Tanto avido nell’arte venatoria che disdegna, grave difetto, riportare la selvaggina… lui l’ha scovata,…–“ poco importa se quell’animale a due zampe con quel bastone che fa casino mi dà l’occasione di abboccarla, dopo tutta la fatica che ho fatto … vorrei vedere che gliela devo rendere; è mia e solo mia “—
 
Naturalmente è un mio pensiero, una mia supposizione, visto che per gioco tutto, ma proprio tutto quello che gli tiro mi riporta, anche dall’acqua fonda. La preda la vuole per sé, è sua e basta; non la distrugge, ho sempre recuperato tutto, piuttosto la lascia lì dove è caduta dal suo ultimo volo, senza però mai scordarsi di farmi vedere dove. Mi è stato detto da tutti che il cane è giovane, di fare così o cosà, di usare la corda, qualcuno addirittura il collare elettrico ! Vergogna! Sono convinto invece, conoscendo il mio amico a quattro zampe, che verrà il giorno che senza dire niente mi poserà delicatamente l’uccello davanti agli scarponi, per andare frenetico alla ricerca di un’altra preda; se non lo fermo con un semplice….”vieni qui Tato” sussurrato a bassa voce.

Ho cinquant’ anni, di cani da caccia al lavoro ne ho visti parecchi, tutti stupendi; sono sempre stato invidioso dei loro propietari. Ora non più, finalmente, semmai sono Orgoglioso del mio Baloo; cane dal nome strano, da cartone animato; cane che capisce l’italiano. Cane che conosce il suo soprannome, che accetta le coccole solo quando ne ha voglia; cane che si gira dall’altra parte se vuole starsene da solo. Cane che disdegna le crocchette per cibo, sapendo che non tardo a dargli la leccornia che preferisce. Cane che si offende e tiene il muso per ore se viene sgridato inutilmente, ma pronto a saltarti addosso leccandoti per chiedere scusa, sapendo che la sgridata la merita tutta. Epagneul Breton, cane unico, insuperabile, sicuramente indimenticabile; Baloo il MIO cane.

Renzo Stella