Una calda, calda, calda giornata d´Agosto

Era una giornata di caccia di alcuni anni fa, quando l’apertura avveniva sistematicamente il 15 Agosto ed era permesso ancora usare i 5 colpi. Se la memoria non mi fa “cilecca” credo fosse la domenica successiva al 15. Come era nostro solito, mancando ancora i telefonini, per organizzare le varie battute di caccia ci ritrovavamo, cacciatori e non, all’allora circolo E.N.A.L., oggi C.S.A.I.N.; facevamo sempre la solita partita a briscola e a tre sette per il caffé, poi si stabiliva un itinerario di caccia per la mattina seguente.

L’indomani mattina mi alzai piuttosto presto (l’ansia che prende il cacciatore è davvero incontrollabile) e scesi nella piazzetta del paese insieme con Umbra, la setterina tricolore. Accesi la sigaretta (allora c’era anche questo impegno), mentre Umbra, alla catena, era proprio impaziente. Ma ecco arrivare il mio compagno di battuta, con il setter ansimante alla catena. Due “buongiorno” veloci e… giù per la stradina erbosa dei “Pozzarelli”, fino alla “casceta del Lillo”, agli “sporchi dell’Annetta” e al “Poggio di Farani”( per chi conosce questi siti impervi, itinerario di molti cacciatori).

Se il buongiorno si vede dal mattino doveva essere una giornata splendida. In cielo brillavano ancora le stelle, ma ad Oriente alcune deboli strisce di nuvole si tingevano dei colori sfumati dell’alba. L’aurora era prossima, come pure il sorgere del sole, mentre il brillare delle stelle diveniva sempre più impercettibile. Era ormai l’ora di liberare i cani e di fornire un ansiolitico a tanta nostra frenesia; eravamo sicuri di fare un buon carniere, visto che la sera precedente, durante la trebbiatura di un campo di sorgo, erano volati in basso alcuni grossi pennuti. –SPLAC…SPLAC- Due distinti rumori metallici e… il Franchi ed il Benelli erano carichi di piombo.

I setter erano liberi, muso per terra entrarono nella “cascieta”; la battuta, dopo tanta premessa, cominciava. Nell’intimo cani e cacciatori vivevano sensazioni simili e contrastanti, situazioni di agitazione e relativa calma; la posta in gioco era importante; era messo alla prova il prestigio del cacciatore e del cane; se ne sarebbe parlato ancora al Circolo, con argomenti di lode e critica. – Attento Maestro, il cane ci sente!- gridò il Berlusca (nomi d’arte) dal lato opposto della “casceta”, nel punto più in basso. – Sono pronto!- rispondo io; e la pelle si accapponò, il fiato si fece più corto. Intanto le mani stringevano come una morsa l’impugnatura del vecchio Franchi. –Maestro!Maestro! L’Umbra è in punta accanto alla “cerqua” grossa! Ha fatto un passo, due passi! Non la vedo più, attento!!-

La voce del Berlusca fu coperta dal frullo rumoroso e dal canto del fagiano. – Dov’è?! Dov’è!?- Gridai io. Ma dalla tempistica e dal fitto del sito supposi che il pennuto avesse deciso per una lunga colonna; l’esperienza di vecchio cacciatore mi rassicurava in proposito. Eccolo infatti sorvolare gli alberi più alti e prendere una linea orizzontale sopra di me. –Era un vero “pagliaio”!Come potevo mancarlo?- Pensai un attimo. Lo mirai e —BUM!- Ma che succede?!-

Il fucile mi cadde di mano sulla maggese fatta di fresco; mi sentii un bruciore intensissimo dal capo ai piedi e caddi anch’io tra le grosse zolle, urlando e chiedendo aiuto, senza capacitarmi di nulla. – Che era stato?- Chiedete voi. Da “Poggio di Farani” di fronte, tra grossi cespugli di ginestre d olmi, aveva volato in basso un fagiano ed un cacciatore aveva sparato nella mia direzione, investendomi con una grossa rosata di pallini del sei. Che sensazione di smarrimento e di profondo dolore.!

Non mi soccorse nessuno. Mi portò all’ospedale di Castiglione del Lago il mio compagno di battuta e i medici mi porsero le cure del caso, Per un lungo periodo non presi più in mano un fucile; la paura mi attanagliava , ma poi, spinto da mio figlio Riccardo, vinsi la titubanza e ripresi l’attività come prima; anzi, con più pause, vista l’età che avanza e le gambe più deboli e incapaci di superare siti e percorsi impervi…e forse anche a causa del peso del piombo che ancora mi porto addosso!!

Nella mia vita da cacciatore ho patito tanto freddo, ma mai ho sentito tanto caldo addosso come in quella maledetta mattinata di fine Agosto.

Oreste Ceccarelli