UNA STORIA INCREDIBILMENTE VERA (La Ballata con …il Solengo) di Salvatore Galeano

8 Dicembre 2010. Il giorno dell’Immacolata è il momento più alto del passo della beccaccia in Sicilia. Ma quest’anno, contrariamente alla tradizione, di beccacce se ne sono viste poche o niente, complice l’anticiclone russo che non accenna a muoversi verso il Mediterraneo.

Io ed un mio amico ne abbiamo incontrate un paio, senza successo, ai primi di Novembre, poi niente. Tra l’altro, dopo le abbondanti piogge di fine Settembre inizio di Ottobre, ha smesso di piovere per due mesi. Se la temperatura ad Oslo e Mosca è intorno ai dieci gradi sopra lo zero, è tempo perso cercare beccacce. Ma è periodo di caccia, è il tempo del passo per cui non possiamo starcene in pantofole aspettando che il servizio meteo ci dia la buona notizia del cambiamento.

Pertanto decido di fare un’uscita il giorno dell’Immacolata anche per far camminare Gigi X, il mio ultimo spinone di un anno e mezzo. Sveglia prima dell’alba, una frugale colazione e via con Gigi verso la meta prestabilita. L’aria è calda, quando arrivo a Capo Taormina e svolto verso Catania una folata d’aria calda (circa 25°) entra dal finestrino. Temperatura buona per le quaglie.

Giunto a Francavilla di Sicilia, come sempre ordino alla signora Maria, la fornaia, una ciambella da un chilo e mezzo cotta nel forno a legna, fatta di pasta lievitata con lievito naturale. Dopo il caffè di rito procedo verso la località denominata Frattale. Giunto nella vallata ai piedi di una montagna brulla ed erta, affronto la salita procedendo a zig zag per limitare la fatica. Il sole è già alto e comincia dardeggiare. Gigi si da fare fra le ginestre una volta giunti in una zona pianeggiante, ma senza successo.

Proseguo attraverso un campo di felci con qualche ginestra sparsa qua e là. Vedo Gigi che si agita, ma non gli do molta importanza perché il luogo non è habitat per beccacce. Dopo qualche centinaio di metri avverto alle mie spalle il frullo fragoroso e il classico – ciek ciek- di due coturnici che si proiettano verso il fondovalle. Le saluto cordialmente con la speranza che il prossimo anno facciano una numerosa covata.

Colgo l’occasione per segnalare che la coturnice in Sicilia è in via d’estinzione per carenza di risorse trofiche a causa del degrado ambientale.

Salendo lentamente raggiungo una valle non molto ampia dove scorre un magro torrente. Un poco più avanti in alto c’è un boschetto di querciole dove ripongo la mia ultima speranza di incontrare una regina. Attraversato il boschetto devo incassare l’ultima delusione della giornata: di beccacce neanche l’eco di un frullo. Superato l’ultimo albero appaiono alla mia vista gli alti piloni di un impianto eolico.

A questo punto decido di tornare indietro, scendendo attraverso la valletta d cui ho parlato sopra. Sono stanco, accaldato e sudato. Scendendo, una roccia a forma di sedile mi si para davanti, ne approfitto per sedermi e riprendere fiato. Mentre accendo una sigaretta, noto davanti a me un ampio mucchio di felci morte, tagliate e accumulate là dai forestali durante l’estate scorsa. Sono solo con me stesso, la doppietta e il cane.

Il silenzio è assoluto, interrotto soltanto dal gorgheggiare allegro del ruscello che mi scorre accanto e che mi da un senso di frescura. Sono momenti in cui i pensieri di un cacciatore corrono a briglie sciolte perché la mente non riceve stimoli dall’ambiente circostante. L’attività cerebrale non si ferma mai, le idee fluiscono, i ricordi vanno avanti e indietro, le esperienze buone e cattive di una vita si accavallano senza mai fermarsi.

Impossibile bloccare un’immagine, fissare un ricordo.. subito vengono soppiantati da altri in un irrefrenabile ed incontrollabile flusso di coscienza.

Ma Gigi dov’è? Mi guardo intorno e non lo vedo. Lancio in aria un paio di fischi e attendo. Dopo qualche minuto lo vedo risalire dal fondo della valletta mogio mogio e con la testa bassa come volesse scusarsi della lunga assenza ingiustificata. Ma non viene subito da me, si ferma davanti al mucchio di felci e punta. Lo fa in modo strano, come se temesse qualcosa di pericoloso. Dopo un po’ lascia e viene verso di me, si gira e nuovamente punta tutto tremebondo in direzione di un buco sotto le felci.

Senza dare molta importanza al suo comportamento, gli do un calciotto sul sedere e lui scappa per lo spavento. Dopo un po’ ritorna al punto di prima e ferma nuovamente. Non ho più dubbi: sotto il mucchio di felci gatta ci cova, sicuramente ci si nasconde qualche selvatico. Finisco di fumare la sigaretta, mi alzo e comincio ad ispezionare il sito, ma non noto niente di particolare.

Cerco di sollevare le felci con la punta delle canne della doppietta, ma non vedo niente. Faccio un passo avanti e comincio a premere a piè pari sulla massa di felci.

Sento un grugnito di disappunto, le felci cominciano a muoversi come se mi trovassi sull’epicentro di un sisma, contemporaneamente ricevo una spinta dal basso verso l’alto che mi manda a gambe all’aria. Fortunatamente rovino sul letto di felci e non mi succede niente di grave. Cerco di riprendermi, alzarmi e capire che diavolo mi sia successo, vedo sgusciare un bestione peloso sul mio latro sinistro. Una volta in piedi vedo l’irsuto in tutta la sua forma, ad una trentina di metri davanti a me.

Si ferma, gira la testa come se volesse capire che cosa gli sia successo. Approfitto per aprire la doppietta, far uscire le cartucce per beccacce e cerco di estrarre dalla cartucciera le due cartucce a palla maremmana che da trent’anni porto sempre con me. Riesco a trovarne una e ad infilarla nella prima canna. Il cinghiale nel frattempo si è spostato in senso trasversale sul lato opposto della valletta. Si ferma di nuovo e mi guarda, io alzo il fucile e miro dietro la scapola e …Bum!!

Come conseguenza si sposta in avanti, io trovo il tempo di ricaricare e di lanciargli addosso la seconda palla in direzione del deretano mentre sta per superare la sommità della valletta e scomparire. Mi sento stordito e frastornato, mi guardo intorno e stento a credere a ciò che mi è accaduto nel volgere di una coppia di minuti come in una sequenza cinematografica di un film d’azione.

Quello che mi è accaduto credo non sia mai successo a nessun cinghialaio maremmano da che mondo è mondo: aver ballato, senza saperlo, sulla pancia di un solengo mentre fa la siesta!