UN´ALTRA STAGIONE E´ FINITA di Renzo Stella

Lo scovolo con la testa di pagliuzze di bronzo scorre avanti e indietro pulendo la parete d’acciaio delle canne della doppietta.
Guardo meglio dentro una di queste canne per rendermi conto se il lavoro è stato fatto a regola d’arte.
Ora inquadro attraverso il tubo freddo la fonte di luce che proviene dalla finestra, cerchi concentrici che terminano verso la volata e l’immagine futuristica, speculare, dello stipite mi torna indietro convincendomi che la canna è pulita e pronta per il prossimo anno.

Abbasso, sempre guardando dentro l’attrezzo e un altro occhio guarda il mio, è quello di quel curiosone del mio cane; forse vuole accertarsi anche lui della buona riuscita della pulizia di fine stagione.
Che bella immagine, se ci penso mi vengono i brividi ad inquadrare attraverso la canna da sparo l’occhio del mio amico, ma altrettanto ne resto affascinato; vorrei essere capace di farne una foto da ingrandire, da farne un poster.
 
Mi rimangono solo quei pochi secondi, quell’occhio umido, furbo, che osserva il mio. La stagione è finita e con la mente ancora calda dei ricordi vado a ritroso nel tempo, mi siedo comodamente sul divano, il fucile ormai pronto per la sosta nella rastrelliera blindata, il cane mi si accoccola accanto; ora ci guardiamo in silenzio, solo un leggero mugolio di disappunto da parte sua mi fa dire ad alta voce: “Hai ragione trappola, ma vedrai che correrai comunque sui prati, questo è sicuro, l’unico bagaglio per me sarà il mio fedele bastone da scarpinata, ma correrai come sempre hai fatto“. 

Una carezza, con tanto di stropicciamento delle orecchie, strappa una slinguazzata sulla mia mano; sicuramente una dimostrazione di affetto smisurato. Chiudo gli occhi e senza togliere la mano da quella bellissima, soffice, perfetta testa ripenso alle belle giornate in sua compagnia.
Mi sovviene perfettamente di quella giornata piovosa che mi vide intestardito a salire quella strada sterrata, nella convinzione, sbagliata, che sulla cima avrei trovato le Pernici che da tempo cercavo.

Rimediai solo una brutta impantanata, momenti di nervoso, e la macchina che pur avendo le quattro ruote motrici non ne voleva sapere di uscire da quella impasse cosi collosa. Solo il provvidenziale aiuto di un baffuto signore, a bordo del suo trattore, mi tolse dai guai, legando una robusta corda al gancio traino della vettura e tirandomi fuori senza mostrare nemmeno tanta fatica. Mi pare di ricordare il sorriso beffardo di quel brav’uomo, avrà certamente pensato alla mia totale incapacità a muovermi fuori dal nastro grigio asfaltato; non ebbi il coraggio di trovare scuse, non ce ne sarebbero state, la mia sbagliata fiducia nelle gomme stradali e la manovra da perfetto imbranato mi aveva fatto fare quella figuraccia e, come risultato finale, quello che mi bruciò più di tutto: la mancata cacciata alle fantomatiche Pernici Rosse.

L’unico sollievo fu quella pioggia che scendeva giù insistente, non forte, ma senza fermarsi un attimo; non avrei potuto cacciare comunque. Il cane si è addormentato e ora sgambetta delicatamente sognando chissà quali corse sfrenate, smetto di accarezzargli la testa per non svegliarlo, chiudo nuovamente gli occhi e un’altra immagine, un altro ricordo mi si para innanzi come un bel film in tecnicolor.

Come se guardassi qualcun altro mi vedo camminare su quella china, mentre addento un panino imbottito con il salame di Varzi, la doppietta in spalla ed uno sguardo al cane che, naso a terra, pare sentire finalmente qualcosa di interessante, dopo tre ore di su e giù per i campi inutilmente.
Lui, il breton, dopo aver ben scandagliato con il suo “radar” quel campetto di medica, punta diritto, tartufo all’insù, verso quel cespuglio spinoso, cresciuto sulla riva di un rigagnolo d’acqua, attraversabile con un solo passo, e lì si ferma immobile, la zampa anteriore destra alzata.

Per poco, ricordo benissimo, vengo strozzato dal boccone di quel panino che finisce subito nella tasca, così com’è, in mezzo a sei o sette cartucce e frattaglie varie di foglie spezzate, ma l’emozione del frullo della Regina, lo sparo ad occhi aperti come per imprimermi bene nella mente quei fotogrammi, e le piume che cadevano lente a terra, e Lei ormai esangue in bocca al mio cane che correva verso me… non lo scorderò mai, vivessi cent’anni.

Una pettinata rispettosa alle piume di quello splendido uccello, ammirandone i colori, una carezza ed un bravo quasi gridato all’ausiliare e il panino che, ormai stropicciato a dovere, ritornava sotto ai miei denti. Peccato che dovetti sputarlo subito, a meno che il condimento di pezzi di foglie e lappoline varie non fosse di mio gradimento.

Ricordo benissimo anche quel diavolo di colchito con la coda lunga così, che ci fece camminare due ore, avendolo clamorosamente padellato alla prima ferma e che trovammo centinaia di metri più in alto, protetto da una vera fortezza di rovi. Una poco elegante ferma del mio Baloo, che incalzava da fuori la fortezza quel gallinaccio furbo, mi strappò una risata per come si era fermato; per la posizione in cui aveva bloccato le zampe posteriori, come se dovesse fare …i bisognini. Ma il risultato finale fu lo stesso che con la regina di due giorni prima; lo gustai in famiglia magistralmente cucinato da mia moglie. Degna fine per un degno animale.

E poi le due fantastiche Lepri, non nello stesso giorno si intende, “sentite” e messe in corsa sempre da Baloo, e gli spari che eccheggiarono nella valle. Dolce peso da portare a casa. Ricordo soprattutto le molte giornate che hanno riempito l’armadio dei cappotti; ricordo però le bellissime foto che sono riuscito a rubare alla Natura.
Ricordo le abbuffate con i piedi sotto il tavolo dell’osteria, in compagnia dell’amico o della mia figlia cacciatrice, e le dormite sdraiato in auto per smaltire quei due bicchieri di buon vino rosso.

La sicurezza ed i punti patente sono importantissimi, la prima ancor di più. Ora guardo il cane che si allunga nel sonno, forse sta sognando di essere un Danese, tanto si stira. Sollevo dal tavolo la doppietta, strofino tutta la sua struttura con un panno inumidito di olio per armi, e la metto a dormire nella rastrelliera. Anche io, a questo punto sento il bisogno di fare come Baloo, mi addormento sorridente e sognante. La stagione è finalmente finita, non è stata una brutta stagione, ora speriamo ne arrivi presto un’altra. Anche con parecchi cappotti, che importa…………………

Dimenticavo: ricordate le Pernici Rosse cercate nel giorno di pioggia ? Ebbene in un altro giorno, questa volta assolato, ne caddero tre; magistralmente fermate e colpite al primo sparo. Vedremo alla prossima, ora dormo!

Renzo Stella