FRIULI VENEZIA GIULIA: TORNA LO SPETTRO DELLA RABBIA

Testo tratto dal settimanale di informazione veterinaria dell´ANMVI  (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) “La Professione Veterinaria“,
n°24/2009
www.amvi.it


Il Direttore del Servizio Veterinario della Regione Friuli Venezia Giulia, Renato Coassin, ha comunicato il 1 luglio scorso al Ministero della Salute il 19° caso di rabbia, il primo in un animale domestico, un cane bassotto morto il 18 giugno scorso, il cui proprietario è residente nel comune di Osoppo.
 
Il cane, che nelle 24 ore precedenti aveva presentato sintomatologia fortemente algica ad un orecchio, moriva improvvisamente dopo aver manifestato una aggressività “anomala”. Il cane non aveva morsicato nessuna persona, pertanto è stato sottoposto alle indagini di laboratorio per la diagnosi di rabbia secondo la “procedura normale”.

A seguito di quanto accaduto, in attesa dell´emanazione di un apposito provvedimento ministeriale, la Direzione Generale di Sanità Animale e del Farmaco Veterinario raccomanda fortemente che i cani provenienti dal rimanente territorio regionale e nazionale al seguito di persone dirette verso la provincia di Udine siano stati vaccinati preventivamente contro la rabbia da almeno 21 giorni e sconsiglia fortemente di introdurre cani non vaccinati nello stesso territorio.

L´Azienda per i Servizi Veterinari n. 3 Alto Friuli ha aggiornato le ordinanze precedentemente emesse.
Tra le misure adottate è stata inserita la vaccinazione antirabbica precontagio da effettuarsi obbligatoriamente sugli animali domestici al pascolo e sui cani che devono essere tenuti obbligatoriamente al guinzaglio.

Inoltre, è stata proibita sullo stesso territorio la caccia con i cani.

I medici veterinari italiani sono informati dell´evoluzione della situazione che delle misure sanitarie tempestivamente adottate sia dai Servizi veterinari della Regione Friuli Venezia Giulia sia dalla competente Direzione ministeriale. Le misure disposte dalle autorità regionali e ministeriali sono volte ad escludere il più possibile ogni rischio di contagio nel territorio interessato e particolarmente nelle zone di confine con la Slovenia e l´Austria.