AREZZO: SI PARLA DI CACCIA DI SELEZIONE E RICERCA SCIENTIFICA

AREZZO: SI PARLA DI CACCIA DI SELEZIONE E RICERCA SCIENTIFICA caccia

“La gestione dei cervidi e bovidi secondo i criteri della caccia di selezione costituisce certamente una delle rare «best practices» nel panorama della gestione sostenibile delle risorse faunistiche in Italia.

Questa esperienza, che nella «Zona Alpi» è stata ereditata nelle sue linee essenziali dalla tradizione mitteleuropea, si è sviluppata nell’Appennino proprio a partire dalle Province di Arezzo e Forlì e si è consolidata nel tempo divenendo una nuova «tradizione», caratterizzata da una sua propria originalità.

Tra i punti di forza della «tradizione appenninica», oltre alla formazione permanente dei cacciatori e ad un forte legame cacciatore-territorio, sono da sottolineare le solide radici tecnico-scientifiche che sottendono a tutte le varie fasi della gestione: censimenti, piani di prelievo proporzionati alle consistenze, verifica dei prelievi e monitoraggio tecnico, biologico e sanitario dei capi abbattuti.

Da questa importante base di dati è stato possibile, in molti casi, costruire una collaborazione ed una sinergia con il mondo della ricerca scientifica che ha consentito un ulteriore ritorno di conoscenze, ad un superiore livello di approfondimento, verso gli Enti gestori e gli stessi cacciatori, attivando il circolo virtuoso della gestione adattativa. Il tutto è spesso avvenuto con forte risparmio di risorse economiche, attuando una vera sussidiarietà tra pubblico e privato.

Ma la caccia di selezione non è soltanto riducibile ad un modello tecnico di gestione; è stato anche, e possiamo dire soprattutto, un processo di formazione e di crescita per un grande numero di operatori che prima hanno intravisto un nuovo modello di caccia responsabile e consapevole, poi se ne sono appassionati ed infine ne sono divenuti i protagonisti insieme a tecnici, amministratori, ricercatori.

La giornata di oggi vuole mettere in evidenza ed approfondire questo prezioso legame tra caccia di selezione e ricerca, tra soggetti pubblici e operatori privati, tra passione personale e utilità sociale, affinché questo patrimonio umano-tecnico-scientifico possa, non solo essere salvaguardato, ma addirittura sviluppato e diffuso in questa difficile fase di profonde riforme nel settore della Pubblica Amministrazione in generale e della gestione faunistico venatoria in particolare.


Tratto da www.ladeadellacaccia.it