BRUXELLES E’ LA LOURDES DEI CACCIATORI

BRUXELLES E’ LA LOURDES DEI CACCIATORI caccia

Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo, l’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”.

Albert Einstein-1879-1955

Rodolfo Grassi

Bei giorni i giorni in cui i vecchi intingevano il dito nel bicchiere e portandoselo alla bocca mormoravano “diventi veleno”.. A suggellare la verità di quanto promesso. Bei tempi i tempi in cui le parole erano pietre e le sollevavi solo dopo la promessa mantenuta. Begli anni gli anni in cui le starne giravano la collina e a San Martino trovavi la lepre “fra le siepi e cespugli di spino”. Oggi neppure gli scritti “manent”, cioè restano fermi come fossero eterni.

Svolazzano anche loro simili ad un richiamo fuggito dalla gabbia ma prigioniero nello stanzino o un tordo che si dibatte nelle reti.. E così le promesse si inseguono, una dopo l’altra, inutili come le giaculatorie di un rosario senza Dio e nessuno che ne chieda conto perchè la caratteristica dei nostri giorni è la parola facile e la memoria corta. In politica che poi è lo specchio del vivere quotidiano, come in ogni altra vicenda..

Così anche la caccia diventa la cartina di tornasole di una pratica che ha il fascino antico della passione e la tristezza di una nobiltà decaduta. Ecco perché l’apparire diventa più importante dell’essere e le parole non “giurano” e le promesse non sono di pietra ma più labili delle foglie in autunno. Si gira tutti insieme in rituali che sono sempre più l’abito di moda, buono per una sola stagione perché nella prossima se ne inventerà un altro. Tutti in tondo perché si cerca l’individualità ma nella presunta forza del branco.

Neppure come un volo di beccaccini dove c’è sempre qualcuno che si stacca attratto dal bagliore di una gemma d’acqua. No. Insieme. In ripetute richieste – alle Regioni, al governo, soprattutto all’Europa – con parole diverse per far sembrar vicini alla meta desueti progetti e legittimare viaggi ed incontri a Bruxelles e far apparire nuovi i significati vecchi. Proprio come affermava Tancredi nello stupendo squarcio di vita che Tomasi di Lampedusa chiamò “Gattopardo”: “bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”.

Si va, come un esercito di processionarie, gli insetti così chiamati perché marciano insieme, vivono insieme e muoiono uniti. Manca un disegno unitario e concreto, un percorso legislativo programmato e preciso, i tempi certi di un’attesa che deve finire, la protesta vera, di piazza per volere quello che non si è ottenuto. Invece… si va a Bruxelles come fosse una Lourdes dei laici. Si va a chiedere quello che lo scorso anno ed i precedenti era stato chiesto e non ottenuto.

E si torna con la nostra acqua benedetta, un comunicato che dice che le solite cose dello scorso anno e lo si agita come la bandiera di una vittoria che sarà solo di carta. Si amplifica l’incontro con un funzionario che ha recitato le solite giaculatorie per accontentare il solito onorevole e si dà al dialogo l’importanza di un vertice del G.7. Ne parla solo la stampa cosiddetta venatoria, pochi periodici pagati dalle associazioni venatorie, cioè da noi cacciatori.

Nessuna notizia sui quotidiani nazionali, sulle agenzie di stampa internazionali. E non per boicottaggio. Così il canovaccio si ripeterà perché in questo si è già riproposto. Per fare un paragone basta resuscitare le cronache dello scorso anno e quelle degli anni precedenti. Cambiano eventualmente gli attori ma il palco è lo stesso. Di sicuro c’è che nel nostro bilancio di proposte manca troppo e rischiamo una volta ancora di avere troppo poco.

Il cacciatore viene osservato alla lente di una convenienza fiscale e comunque contributiva. In testa lo Stato, a seguire le Regioni e poi tutti gli altri compresi gli ATC che devono – dicono, ed è vero – far quadrare i bilanci ma dimenticano di tracciare quelli di previsione in base alle tasche dei cacciatori meno abbienti. Così si è innescata una spirale perversa: diminuiscono i titolari di licenza e aumentano le tasse.. e prende sempre più vigore un “cara caccia” che non ha alcun contenuto affettivo ma solo monetario.

E intanto la liturgia degli incontri e dei comunicati, degli studi e dei documenti prosegue. Nuova rispetto allo scorso anno, vecchia nei confronti del prossimo continuando forse unici ad esser fedeli a quanto scritto nella bibbia: “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole.»..