OMICIDIO DI CASALBORDINO, BRACCONIERE SI COSTITUISCE

Tratto da www.vastoweb.com

CHIETI – Ha confessato. E’ stato un sessantenne di Casalbordino, T.F. le sue iniziali, ad aver ucciso Gabriele Di Tullio, il 54enne ammazzato da una fucilata mentre raccoglieva le pannocchie in campagna. Nei confronti dell’uomo pendono le accuse di omicidio colposo e omissione di soccorso. Era scappato a Genova, dove ha dei parenti.

A raccontare come si sono svolte le indagini sono il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giuseppe Cavallari, e il capitano della Compagnia di Ortona, Gianfilippo Manconi.

L’indagato – spiega Cavallari – ha reso un’ampia e circostanziata confessione, rilasciando dichiarazioni utili a ricostruire dinamica dei fatti“. All’agricoltore casalese denunciato a piede libero i militari hanno sequestrato 3 fucili calibro 12, lo stesso della cartuccia ritrovata sul luogo del delitto, 1500 munizioni e due carabine ad aria compressa. Conosceva la vittima.

La confessione – “Dopo aver sparato a Di Tullio – ricostruiscono i fatti gli investigatori – il 60enne si è avvicinato al ferito, che era ormai inerme. Preso dal panico, l’uomo è fuggito a Genova, da alcuni suoi parenti. Lunedì pomeriggio, non vedendolo rientrare a casa, la moglie ha sporto denuncia di scomparsa. Dopo averlo saputo, T.F. è tornato a Casalbordino, si è presentato presso la caserma dei carabinieri e ha dichiarato non essere scomparso”, ma “di essersi allontanato per dissapori familiari e di essersi recato nel Nord Italia presso conoscenti con la propria automobile“.

Al pm, Giancarlo Ciani, ha raccontato che “nella tarda serata del 29 luglio, trovandosi a caccia di frodo al cinghiale nel podere della famiglia Di Tullio, aveva esploso un colpo di fucile calibro 12 all’indirizzo di quello che riteneva essere un cinghiale“, riassume Cavallari. “Resosi conto dell’errore, colto dal panico, si era dato alla fuga rifugiandosi nella propria abitazione dalla quale si era allontanato la mattina successiva“.

Intanto, i militari avevano iniziato a controllare i fucili dei cacciatori, compresi quelli dell’indiziato che, messo alle strette, ha confessato di aver sparato e colpito Di Tullio. Sono in corso le verifiche per accertare con quale fucile abbia fatto fuoco, scambiando il povero Gabriele per un cinghiale.

Chi ha sparato non può essere venuto qui da molto lontano. Questa zona la conoscono solo i bracconieri del Vastese“, avevano detto due giorni fa Donato e Alfonso, fratelli di Gabriele Di Tullio. Un’intuizione che si è rivelata esatta. I due avevano anche rivolto un appello al responsabile: “Si costituisca ai carabinieri. Lo faccia non per noi, ma per le due figlie di nostro fratello“.

Giuseppe Ritucci – Michele D’Annunzio