UN AVVOLTOIO ABBATTUTO: MA PERCHE’ UN’IDIOZIA DEL GENERE

Un avvoltoio, una specie rara e quindi particolarmente protetta, per nulla confondibile con qualsiasi specie cacciabile è stato ucciso con una fucilata. Da cacciatore mi sento offeso da tale atto.

Non è il caso di fare tanti giri di parole, un soggetto che è difficile qualificare, ha fatto un gesto inconsulto abbattendo con una fucilata con pallini da caccia, un rarissimo esemplare di avvoltoio capovaccaio.
Inutile stare a rammentare, perché lo hanno fatto già tutti i quotidiani, l’importanza in termini di biodiversità dell’avvoltoio in questione. Inutile anche soffermarsi sul costo sociale di quell’esemplare, allevato e studiato con dispendio di risorse di tutti, affinchè potesse realizzare ciò che la sua biologia comportamentale li dettava, migrare e riprodursi.

No non intendo parlare di questo, perché non ne conosco molti aspetti. Vorrei soffermarmi invece su un’altra questione: capire quale è il recondito motivo per il quale si imbraccia il fucile e si spara ad un avvoltoio. Mi risulta difficile pensare che ci si possa confondere; questo potrebbe succedere tra il saettare di una tortora selvatica ed una dal collare e in effetti nel dubbio non si spara. Ma non riesco ad intravedere tra tutte le specie cacciabili nella nostra penisola un qualunque uccello che possa essere minimamente confuso con un avvoltoio capovaccaio. Nessuna specie cacciabile ha una apertura alare di oltre un metro e mezzo.

Nessun uccello cacciabile nemmeno si avvicina lontanamente a quella misura. E immagino che non fosse così lontano per scambiarlo che ne so, per un colombaccio, altrimenti i pallini non sarebbero arrivati a lui. Allora, pensando che non ci possa essere stato errore di scambiarlo per un uccello cacciabile, non posso fare a meno di pensare perché qualcuno ha deciso di sparargli. Ogni anno nella mia stagione di caccia vengo sorvolato da chissà quante poiane e varie specie di falchi, ma essendo specie a cui non si può sparare, non sto nemmeno a pensare, lo so e mi gusto le loro evoluzioni o il loro riuscire a librarsi in aria a volte con completa immobilità per sfruttamento delle correnti ascenzionali.

Il fatto è che non riesco a darmi una risposta, e una ragione anche minimamente plausibile. Forse perché quella ragione non esiste.
Allora, si allargano le braccia, perché questo gesto permette ai soliti noti di attaccare la caccia, e l’idiota che ha fatto il gesto non ne conosce le conseguenze su tutti noi. E ritengo che non le conosca, perché non credo che si possa considerare un cacciatore. Si magari era li con un fucile perché detentore di una licenza di caccia, ma non è uno di noi. Ed alla fine anche il Corriere della Sera online, dopo aver iniziato l’articolo sull’evento con ben altro tenore, usa il termine di bracconiere a cui danno la caccia; le autorità e i veri cacciatori.

I cacciatori si adopereranno con qualunque informazioni utile alle forze di Polizia per assicurarlo alla giustizia; ma non perché temiamo che possa essere dato seguito in Sicilia alle puntuali richieste delle associazioni ambientaliste di bloccare la stagione venatoria, ma per il semplice motivo, che per nessuna ragione vogliamo essere confusi con l’autore di un gesto palesemente illegale e che lede il concetto di biodiversità a cui ogni vero cacciatore tiene in maniera assoluta.

Riccardo Ceccarelli

Staff Cacciainfiera