ELOGIO AL BROWNING A5 CALIBRO 16

Durante cinquant’anni e passa di caccia, mi sono passati per le mani un bel po’ di fucili, i primi quelli “ereditati” dal nonno e dal babbo, poi quelli acquistati perlopiù, di seconda mano, divenendo sempre più perplesso del vecchio detto “Cane da un milione, fucile da una lira”.

browning semiautomatico calibro 16 cacciaPrime furono le doppiette, fra cui anche una Franchi Imperiale Montecarlo inconsapevole del suo valore, ed i sovrapposti. Poi una quindicina di anni fa eccomi al semiautomatico un cal. 12 Breda-Benelli, dalle prestazioni balistiche ottime. L’incalzare dell’età, la caccia quasi esclusivamente con cani da cerca, springers e cockers, mi hanno convinto quattro stagioni fa ad acquistare un calibro 20 della Franchi, un mollone 401 bellissimo e leggerissimo ma che a dire il vero utilizzato in alcune caccie come ad acquatici e colombacci mostrava i suoi limiti.

E se è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, in questo caso si puo’ dire mi ha fatto fortunato, infatti grazie ai consigli e alla consulenza di Riccardo Ceccarelli e Corrado Capodicasa titolare dell’armeria La Balistica, ho ordinato il semi-automatico della Browning calibro 16 nella nuovissima versione A5 Sweet Sixteen. Una scommessa che a due mesi dall’inizio della stagione venatoria è diventata certezza, ho avuto modo infatti di testare il fucile un paio di giorni a colombacci sparando più di cento colpi e ad una tre giorni a fagiani, starne e lepri in Romania grazie al perfetto servizio venatorio di Valle di Fiordimonte, con una cinquantina di colpi sparati, soprattutto a fagiani difficilissimi da cacciare e da abbattere.

Il risultato eccellente con tutta la gamma di cartucce che mi sono portato appresso, occasioni nelle quali, il fucile ha confermato la sua grande maneggevolezza pari a quella di un 20 ed una portata di tiro che non ha niente da invidiare ad un cal. 12. Non mi resta dunque che battezzarlo prossimamente a tordi ed allodole con cartucce più leggere e con un clima diverso da quello di questo autunno. Ma non ho dubbi sulla conferma della qualità di un fucile e di un calibro che hanno affascinato i nostri avi.

 

Vladimiro P. Palmieri

Giornalista e Scrittore autore fra l’altro dei libri Il Cocker cane da caccia, La Caccia alle Palombe in Umbria. Memoria e cultura di una tradizione, Scatti e Dieci Scritti di Teodoro Laurenti giornalista e fotografo, Le mie giornate di caccia – Mario Laureti cacciatore, Antologia della Beccaccia – Mito e Contromito, Springer un cane da schioppo.

Premiato dal Civico Museo di Scienze Naturali di Jesolo e da Caccia Village per il suo impegno culturale a favore della caccia ha collaborato nel corso della sua carriera con le prestigiose riviste Diana e Sentieri di Caccia.

 

 

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