CCT E LA CACCIA IN BRACCATA ALL’ISOLA D’ELBA

In questi giorni alcuni sindaci ed associazioni chiedono l’eliminazione dall’isola della caccia in braccata al cinghiale.

In un nota di CCT si legge che il problema del cinghiale sull’isola è legato a fattori ben diversi da quelli relativi alla caccia e alla presenza di squadre organizzate sul territorio che al contrario, svolgono un ruolo essenziale nel controllo di questa popolazione. Bene ha fatto il presidente dell’ ATC Livorno 10 Arcipelago Toscano – Avv. Carlo Simoni a rimarcare alcuni aspetti fondamentali su cui ragionare per giungere ad una serie di azioni condivise da portare avanti anche con la collaborazione dei cacciatori, delle squadre e dello stesso ATC.

Secondo CCT l’attuale problema di popolazione è sorto dopo l’istituzione del Parco Nazionale che ha tolto dalla gestione faunistico venatoria oltre il 70% del territorio elbano, peraltro quello maggiormente vocato alla fauna ed alle specie ungulate e dove ovviamente non c’è pressione venatoria. Un territorio, quello del Parco, in grado di offrire rifugio a popolazioni numerose le quali, tuttavia, per alimentarsi o approvvigionarsi di risorse idriche, sono costrette a spostarsi nelle adiacenti aree aperte ove si realizza l’agricoltura.”

Per di più l’ ATC ricorda che l’eliminazione normativa delle Aree Vocate richiesta dalle varie associazioni ambientaliste, animaliste, nonché dagli agricoltori, porterebbe nei fatti all’eliminazione della possibilità della caccia al cinghiale sull’isola con il metodo della braccata. Ciò paradossalmente non andrebbe a risolvere il problema ma lo aumenterebbe poiché verrebbe meno il prelievo venatorio annuale delle 3 squadre di caccia al cinghiale presenti sul territorio elbano.

La proposta di eliminazione dell’area vocata andrebbe ad aumentare i problemi sulla presenza del cinghiale ed impedire lo svolgimento e l’efficacia nel contenimento dei numeri del cinghiale ottenuti con la caccia in braccata