LIBERA CACCIA DA BATTAGLIA A RAI 3

Benelli 828 U Beccaccia

Protagonista ancora la giornalista Giannini che secondo l’associazione venatoria ha di nuovo buttato fango su caccia e cacciatori.

Paolo Sparvoli a nome della Associazione Nazionale Libera Caccia ha di nuovo puntato l’indice sulla trasmissione di Rai 3, condotta dalla giornalista Sabrina Giannini nella quale si gettava allarmismo sociale su presunti inesistenti controlli sulle carni di cinghiale utilizzate nei ristoranti e nelle molte sagre paesane, in particolare in questo periodo estivo.

Libera Caccia si è attivata un po’ per i contenuti che non rendono giustizia e verità all’utilizzo delle carni di cinghiale e un po’ per essere chiamata in causa direttamente essendo andate in video immagini che propongono il logo di Libera Caccia. Sparvoli,in qualità di Presidente nazionale si ritiene quindi chiamato in causa ed afferma che è apparso in video come se fosse la stessa associazione venatoria impegnata a mettere in tavola in pubblico pietanze insicure o addirittura dannose.

Ricorda che i controlli sulle carni di cinghiale sono in Italia severissimi ed allarga anche il concetto ai censimenti. Li fanno – afferma – i cacciatori perché non esistono altri tipi di volontariato, per di più formato, disposti ad affrontare le levatacce e lunghe ore di appostamento.

Ma Libera Caccia non si ferma affatto qui; ha incaricato i propri legali di esaminare attentamente la registrazione della trasmissione per verificare se in testi ed immagini ci siano affermazioni lesive e non veritiere tali da essere oggetto di contestazione giuridica.
Sparvoli ringrazia ironicamente Rai 3 per la sua faziosità e per l’ostinazione con la quale si ostina a non proporre un serio contraddittorio con i cacciatori che sono tra i cittadini più controllati d’Italia.

 

 

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