IL LUPO FA IL LUPO: SARA’ IL CASO DI PRENDERLO SUL SERIO

Non esiste il lupo cattivo di capuccetto rosso ne il lupo buono del cartone Lupo de Lupis, esiste il lupo – e qualche ibrido – che sa fare una cosa sola per vivere …. andare a caccia di prede …. se possibile le più facili. E se aumentano ancora nel numero problemi ne darà sempre di più.

Il lupo, presenza sempre più invasiva in Italia. Cresciuto sembra a dismisura nel numero della sua attuale popolazione che forse sono anche rimpinguate dalla presenza di ibridi; cresciuto sia chiaro non solo in Italia, ma anche in altri paesi europei – tanto per non andare lontano anche in Francia – paesi nei quali da un po’ è stato posto sotto stretta osservazione. Il fatto singolare che si può evincere anche da uno strumento popolare come facebook è che questo lupo moderno si palesa in luoghi dove il suo predecessore non era mai stato, almeno a memoria d’uomo che notoriamente è anche abbastanza corta.

Però vedere video di lupi in piena pianura antropizzata, lupi che fanno stragi di pecore in maremma o in colline agricole qua è la per l’Italia, ove i boschi, quelli veri, quelli che in altre epoche furono del lupo, non ci sono più da tempo immemore, effettivamente fa pensare che il nuovo lupo, abbia poco da spartire col vecchio lupo, quello della tradizione, quello particolarmente restio a palesarsi.

Il fatto è abbastanza sconcertante, perché il nuovo lupo, pur avendo mantenuto il suo asset di killer maximo nella catena alimentare, sta diventando cacciatore a tutto tondo, passando da caprioli e cinghiali a cani a passeggio ed a caccia e prevarica pure il tradizionale istinto alla fuga, aggredendo se capita anche l’uomo. E quando lo fa, attenzione, lo fa nell’unico modo che conosce, azzannando.

Ora di questi fatti per fortuna la cronaca è povera, ma erano nulli sino a qualche anno fa e adesso volenti o nolenti ci sono. Dobbiamo perciò, animalisti a parte che non ci riusciranno mai, iniziare a riprendere atto che il lupo fa il lupo e riacquisire i concetti di pericolo che i nostri nonni o anche qualche generazione prima avevano. Diciamo che allora la popolazione molto poco urbana e decisamente campestre conosceva al meglio le cose della natura e se esistevano pericoli di qualsiasi generi era in grado di decifrarli.

In quell’era il lupo ha subito anche un controllo con il fucile, legale entro una certa epoca, ma l’uomo ha avuto modo anche di adottare reali contromisure che tenevano il lupo distante dalle sue attività. Basti pensare al grande sviluppo evolutivo che in tutti paesi del mondo che avevano presenza di lupo hanno avuto le razze da canine genericamente chiamate “da pastore” e che oggi per lo più vanno a passeggio nei parchi al guinzaglio col rischio di perdere le loro peculiarità. Queste razze canine, hanno tenuto lontano il lupo dalle prede facili, le greggi o i bovini, sottraendo quel supporto trofico che inevitabilmente in una popolazione di predatori è il regolatore biologico del numero dei nuovi nati. Il supporto trofico è quindi elemento regolatore fondamentale, per questo viene l’orticaria, quando si sente la notizia di un piano di prelievo selettivo di ungulati, bloccato per via di un cavillo di legge, quando in natura, le uniche leggi che funzionano sono solo quelle che la stessa si da.

Oggi il lupo è problema, questo è chiaro, ma ancora più del lupo il problema è l’uomo, che si confronta con mille inutili parole, spinte da un lato da pietismi e dall’altro da esasperazioni, quando la natura non ha ne gli uni ne gli altri.

Lo Stato italiano, ha investito risorse nel cosidetto “Piano Lupo” redatto da eminenti scienziati; articolato in un gran numero di azioni possibili, giace in un cassetto, in attesa che qualcuno si decida a tirarlo fuori ed abbia la serietà di applicarlo nei suoi molti punti.

Diamo al lupo quel che è del lupo e all’uomo quel che è dell’uomo, il pietismo, come al solito porterà solo a disastri, perché il pietismo non ha mani regolato la natura.

Riccardo Ceccarelli

 

 

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