La 72ª assemblea dell’AGJSO ha riunito i rappresentanti delle associazioni venatorie dell’arco alpino sud-orientale. Al centro dei lavori la gestione della fauna selvatica, la trasformazione degli habitat e le difficoltà sempre maggiori della caccia in alta montagna.
Dal 9 all’11 ottobre 2026, la località tirolese di St. Leonhard im Pitztal, in Austria, ha ospitato la 72ª assemblea dell’AGJSO, l’organizzazione che riunisce le principali associazioni venatorie dell’area alpina sud-orientale. Un appuntamento che ha rappresentato un’importante occasione di confronto internazionale sui temi della conservazione della fauna selvatica e della gestione venatoria negli ambienti montani.
Fondata nel 1952, l’AGJSO costituisce da oltre settant’anni un punto di riferimento per la collaborazione tra le organizzazioni dei cacciatori di Austria, Italia e Slovenia. Ne fanno parte le associazioni venatorie della Stiria, della Carinzia e del Tirolo, l’Unione dei cacciatori sloveni, Federcaccia attraverso le sezioni provinciali della Venezia Giulia e di Belluno, l’Associazione Cacciatori Trentini, l’Associazione Cacciatori Alto Adige e l’Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi.
La caccia in alta montagna di fronte ai cambiamenti ambientali
Il momento centrale dell’incontro è stato il convegno dedicato all’evoluzione della caccia in alta montagna, organizzato dall’Associazione Cacciatori del Tirolo presso lo Steinbockzentrum, il Centro dello stambecco tirolese.
Inaugurata nel 2020, la struttura ospita un percorso espositivo dedicato al rapporto tra uomo, ambiente naturale e tradizioni locali, riservando particolare attenzione alla storia della reintroduzione dello stambecco nella valle della Pitztal.
La scelta di questa sede ha assunto anche un valore simbolico: lo stambecco rappresenta infatti una delle specie più caratteristiche dell’ambiente alpino e testimonia l’importanza degli interventi di conservazione e gestione faunistica condotti nel corso dei decenni.
I temi affrontati durante il convegno hanno riguardato soprattutto le trasformazioni che interessano gli ecosistemi montani, dove i cambiamenti climatici, l’evoluzione della vegetazione e le attività dell’uomo stanno modificando progressivamente le condizioni di vita della fauna selvatica.
Il contributo della ricerca scientifica
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’AGJSO, Walter Brunner, che ha salutato i rappresentanti delle associazioni partecipanti e ringraziato l’organizzazione venatoria tirolese per l’ospitalità.
Particolare riconoscimento è stato rivolto al presidente dell’Associazione Cacciatori del Tirolo, Anton Larcher, al vicepresidente Artur Birlmaier e al direttore Martin Schwärzler.
Una prima presentazione, affidata a Norbert Krabacher, responsabile del comprensorio venatorio locale, ha illustrato le caratteristiche della gestione faunistica nella valle della Pitztal, soffermandosi sulle particolarità dell’attività venatoria praticata nelle zone più elevate del territorio austriaco.
Il programma scientifico è proseguito con l’intervento di Klemen Jerina, dell’Università di Lubiana, dedicato all’ecologia della fauna selvatica. Il ricercatore ha affrontato un argomento fondamentale per comprendere le relazioni tra le popolazioni animali e gli ambienti nei quali vivono.
Successivamente Luca Pedrotti, del Parco Nazionale dello Stelvio, ha approfondito il tema degli habitat, elemento determinante per la conservazione delle specie e per la programmazione di una gestione faunistica coerente con le caratteristiche del territorio.
A completare il quadro degli interventi è stato Artur Birlmaier, che ha concentrato la propria relazione sulle difficoltà e sulle prospettive della pratica venatoria in alta montagna.
Una gestione della fauna che supera i confini nazionali
Uno degli aspetti più significativi dell’assemblea è stato il carattere internazionale del confronto.
L’arco alpino costituisce infatti un grande sistema ambientale che, pur attraversando diversi Stati, presenta caratteristiche ecologiche comuni. Le popolazioni di fauna selvatica, le trasformazioni degli habitat e numerose problematiche gestionali non possono essere considerate esclusivamente entro i confini amministrativi dei singoli Paesi.
In questo contesto, la collaborazione tra le organizzazioni venatorie assume un’importanza particolare, perché consente di condividere conoscenze, esperienze e differenti modelli di gestione.
I cambiamenti climatici rappresentano una delle principali questioni con le quali dovranno confrontarsi nei prossimi anni i responsabili della gestione faunistica alpina. L’aumento delle temperature e le modificazioni degli ambienti montani possono incidere sulla distribuzione delle specie, sulla disponibilità delle risorse alimentari e sulle condizioni generali degli ecosistemi.
A queste trasformazioni si aggiungono le esigenze di tutela della biodiversità, la crescente frequentazione turistica della montagna e l’evoluzione del rapporto tra attività umane e fauna selvatica.
La collaborazione tra cacciatori, tecnici e ricercatori
La 72ª assemblea dell’AGJSO ha ribadito l’importanza del dialogo tra mondo venatorio e comunità scientifica.
La gestione della fauna alpina richiede infatti conoscenze sempre più approfondite, capacità di osservazione dei cambiamenti ambientali e strumenti adeguati per programmare gli interventi sul territorio.
L’incontro si è concluso con le relazioni delle delegazioni partecipanti, che hanno contribuito a completare il quadro delle esperienze maturate nei diversi territori rappresentati.
Un ringraziamento particolare è stato riservato anche agli interpreti che hanno consentito lo svolgimento dei lavori nelle tre lingue dell’organizzazione, italiano, tedesco e sloveno.
L’appuntamento tirolese ha così confermato il ruolo dell’AGJSO quale luogo di confronto tra le realtà venatorie dell’Europa alpina, in un momento storico nel quale la conoscenza scientifica, la collaborazione internazionale e l’attenzione alle trasformazioni ambientali assumono un’importanza crescente per il futuro della caccia in montagna.





















