Lo Schleswig-Holstein scende in campo con un nuovo piano Nutrie, procioni e cani procione: lo Schleswig-Holstein adotta nuove misure per proteggere gli argini e l’ambiente naturale. Ecco cosa rende pericolosi questi animali e come viene ora sostenuta la caccia.
Attraverso un progetto pilota mirato, il Land dello Schleswig-Holstein intende contenere la popolazione di nutrie, in costante e preoccupante espansione nel nord della regione. Il governo statale ha deciso di stanziare ben 50.000 euro per sostenere concretamente l’attività venatoria contro nutrie, procioni e cani procione, incentivando in particolare l’utilizzo di apposite trappole.
Il contenimento di queste specie aliene non rappresenta una sfida che si risolverà rapidamente: come ha dichiarato senza mezzi termini la ministra dell’Agricoltura Cornelia Schmachtenberg (CDU) di fronte al parlamento regionale, non si tratta di “un compito a breve termine”.
I problemi causati da questi roditori e la risposta istituzionale
Con questi nuovi fondi, la coalizione nero-verde punta a fornire un supporto tangibile ai cacciatori locali. L’obiettivo principale è la salvaguardia di argini, sponde e acque interne, costantemente messi a repentaglio dai danni strutturali provocati dall’intensa attività di scavo di questi animali.
Durante il dibattito in aula, la ministra Schmachtenberg ha illustrato i dettagli operativi del progetto: “Verranno messe a disposizione trappole idonee, da dare in prestito ai cacciatori autorizzati senza inutili complicazioni burocratiche”. Un sistema agile pensato per accelerare le contromisure sul territorio.
Un’emergenza radicata nel passato
Ma da dove arriva questa minaccia ecologica? Originari del Sud America, i roditori furono introdotti in Europa agli inizi del secolo scorso principalmente per alimentare il mercato della produzione di pellicce.
Già a partire dal 1926, in Germania vennero allestiti i primi impianti di allevamento dedicati. Tuttavia, nel corso degli anni, numerosi esemplari riuscirono a fuggire dalle strutture o furono rilasciati intenzionalmente in natura. Liberati dai vincoli dell’allevamento e privi di predatori naturali significativi nel nuovo habitat, gli animali si sono moltiplicati rapidamente, colonizzando il territorio e trasformandosi oggi in una seria criticità per gli ecosistemi e le infrastrutture locali.





















