L’audizione di ISPRA davanti alla Commissione Agricoltura della Camera rappresenta uno dei passaggi più importanti nel percorso di riforma della Legge 157/92.
A intervenire è stato Luigi Ricci, direttore del Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente e per la conservazione della biodiversità, che ha espresso un giudizio complessivamente favorevole sull’aggiornamento della normativa, pur evidenziando alcune criticità.
Secondo Ricci, modificare una legge approvata oltre trent’anni fa è una scelta “corretta e ragionevole”. Nel frattempo, infatti, sono cambiati il territorio, le popolazioni faunistiche, le rotte migratorie e anche il mondo venatorio: dagli oltre 1,9 milioni di cacciatori degli anni Ottanta si è passati a numeri decisamente inferiori, con un’età media sempre più elevata e un ricambio generazionale limitato. ISPRA ha inoltre ricordato di essere stata coinvolta nella fase preparatoria della riforma e che molte delle osservazioni formulate dall’Istituto sono già state recepite dal legislatore.
Uno dei passaggi più significativi dell’audizione riguarda il ruolo della caccia nella conservazione della natura. Richiamando la Carta europea sulla caccia e la biodiversità, Ricci ha ribadito che un’attività venatoria pianificata secondo criteri scientifici può essere pienamente compatibile con la tutela delle specie selvatiche e contribuire concretamente alla gestione degli habitat, ai miglioramenti ambientali e al contenimento delle specie aliene invasive. Una posizione che riconosce come la caccia possa rappresentare non solo un’attività di prelievo, ma anche uno strumento di gestione del territorio e della biodiversità.
Nel merito della riforma, ISPRA ha espresso una valutazione positiva sulle modifiche che riconoscono il contributo dell’attività venatoria alla tutela degli ecosistemi, sulle nuove norme per la gestione della fauna negli aeroporti, sull’estensione a livello nazionale delle abilitazioni al prelievo selettivo degli ungulati e sulla maggiore flessibilità nella gestione delle aziende faunistico-venatorie. Giudicato accettabile anche il superamento dell’esclusività delle forme di caccia, pur con l’invito a monitorare eventuali aumenti della pressione venatoria.
Le osservazioni critiche si concentrano invece su alcuni aspetti specifici del disegno di legge. ISPRA ritiene che la riforma dovrebbe garantire una maggiore tutela alle specie che presentano uno stato di conservazione sfavorevole, citando in particolare la Pernice bianca e l’Allodola. Perplessità anche sull’ampliamento degli Ambiti Territoriali di Caccia e sulla possibilità di trasformare alcune Aziende Faunistico-Venatorie in Aziende Agri Turistico Venatorie senza una preventiva valutazione tecnico-scientifica. Il tema considerato più delicato resta però quello dei richiami vivi, sul quale l’Istituto segnala possibili criticità rispetto alla normativa europea.
Tra i momenti più rilevanti dell’audizione anche la risposta di Ricci sul ruolo dei cacciatori nella gestione faunistica. Il direttore di ISPRA ha infatti affermato che l’attività venatoria, se svolta con competenza, responsabilità e su basi scientifiche, può assumere una funzione di bioregolazione. I cacciatori, secondo questa visione, possono contribuire alla gestione delle popolazioni in eccesso, alla prevenzione dei danni alle colture e al controllo di emergenze sanitarie come la peste suina africana. Inoltre, grazie alla loro presenza capillare sul territorio, potrebbero svolgere un ruolo importante anche nel monitoraggio epidemiologico dell’influenza aviaria e nella raccolta di informazioni utili alla gestione della fauna.
L’audizione conferma quindi un orientamento che, pur mantenendo alcune riserve su specifiche disposizioni della riforma, riconosce la necessità di aggiornare la Legge 157/92 e attribuisce alla caccia, se esercitata nel rispetto della scienza e della normativa, un ruolo attivo nella conservazione della biodiversità e nella gestione del patrimonio faunistico nazionale.





















