Duro intervento di Federcaccia Toscana contro il Movimento 5 Stelle, accusato di sostenere iniziative contrarie alle disposizioni del Piano Faunistico Venatorio Regionale che ha contribuito ad approvare. L’associazione chiede al presidente Giani di difendere la normativa e garantire certezza del diritto.
Si riaccende in Toscana lo scontro politico sulla caccia nei fondi privati. Al centro della polemica questa volta c’è il Movimento 5 Stelle, accusato da Federcaccia Toscana-UCT di assumere una posizione contraddittoria rispetto alle responsabilità di governo regionale.
La contestazione nasce dalla campagna promossa dai pentastellati, insieme ad associazioni ambientaliste e animaliste, per favorire l’esclusione dei terreni privati dall’attività venatoria, anche attraverso iniziative che potrebbero sfociare in ricorsi amministrativi.
Una posizione che Federcaccia giudica difficilmente conciliabile con il voto favorevole espresso dal M5S sul nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, approvato dal Consiglio regionale il 30 luglio 2026, e con la presenza del Movimento nella Giunta guidata da Eugenio Giani.
Il caso politico: il M5S contesta le regole che ha approvato
Secondo Federcaccia Toscana, la vicenda rappresenta un evidente paradosso politico: una forza che partecipa al governo regionale sostiene contemporaneamente una mobilitazione diretta a contestare alcuni criteri applicativi della normativa approvata dalla stessa maggioranza.
L’iniziativa del Movimento 5 Stelle punta in particolare a sostenere i proprietari che intendono sottrarre i propri terreni alla caccia per motivazioni etiche, anche quando non ricorrano i requisiti attualmente previsti dalla disciplina regionale.
Da parte sua, il M5S rivendica la volontà di ampliare le possibilità di scelta dei proprietari e considera l’iniziativa una prosecuzione delle battaglie condotte durante l’elaborazione del Piano Faunistico Venatorio.
Per Federcaccia, tuttavia, il diritto al confronto politico non può tradursi nella messa in discussione dei principi sui quali si fonda l’attuale sistema di gestione del territorio.
Fondi privati e caccia: il nodo dell’articolo 842 del Codice civile
Il punto più delicato della controversia riguarda la possibilità che una generica opposizione etica all’attività venatoria diventi motivo sufficiente per ottenere l’esclusione di un terreno dal territorio destinato alla caccia programmata.
Federcaccia richiama in proposito l’articolo 842 del Codice civile, che disciplina l’accesso ai fondi privati per l’esercizio della caccia, nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla legge.
Secondo l’associazione, riconoscere in maniera generalizzata la semplice contrarietà personale alla caccia come presupposto per l’esclusione dei terreni potrebbe determinare conseguenze ben più ampie delle singole richieste presentate dai proprietari.
La questione investe quindi non soltanto l’esercizio venatorio, ma anche gli equilibri sui quali si fonda la pianificazione faunistica regionale e la gestione del territorio.
Le preoccupazioni sulle proposte delle altre associazioni venatorie
Nel proprio intervento Federcaccia esprime riserve anche nei confronti di alcune proposte avanzate da altre associazioni venatorie per affrontare la questione.
Il timore è che eventuali modifiche normative, pur formulate con l’intenzione di risolvere il problema, possano introdurre ulteriori elementi di criticità, soprattutto in relazione alle responsabilità di gestione della fauna selvatica.
L’associazione ricorda infatti che la fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato e ritiene necessario evitare soluzioni che possano trasferire impropriamente responsabilità e conseguenze gestionali sui proprietari dei terreni o su altri soggetti.
L’appello a Giani: difendere la normativa regionale
La presa di posizione si conclude con un appello diretto al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, affinché garantisca la piena applicazione delle disposizioni approvate e il rispetto dei requisiti previsti per l’esclusione dei fondi dalla caccia programmata.
Federcaccia Toscana-UCT, in sintonia con Enalcaccia e ANUU Toscana, annuncia inoltre la disponibilità a mettere il proprio Ufficio Legale a disposizione della Regione per sostenere, nelle sedi competenti, la legittimità dell’impianto normativo e tutelare i diritti dei cacciatori.
Il riferimento finale è all’incontro di Donoratico, durante il quale oltre mille cacciatori avevano sollecitato precise garanzie da parte della politica e delle istituzioni regionali.
Per Federcaccia è arrivato il momento di verificare concretamente quegli impegni, in una controversia destinata a riaprire il confronto sul rapporto tra proprietà privata, gestione faunistica ed esercizio dell’attività venatoria in Toscana.





















