Per la prima volta i prelievi superano la soglia del milione di capi, con un incremento del 15,3% rispetto alla stagione precedente. I dati ufficiali confermano la crescente pressione esercitata dal cinghiale sul territorio francese e l’importanza dell’attività venatoria nella gestione della specie.
La Francia raggiunge un primato senza precedenti nella gestione del cinghiale. Durante la stagione venatoria 2025-2026 sono stati abbattuti 1.015.429 esemplari, un numero mai registrato prima nel Paese e superiore del 15,3% rispetto all’annata precedente.
A rendere noti i dati è stato l’Office français de la biodiversité (OFB), l’organismo pubblico francese che si occupa della tutela della biodiversità e del monitoraggio della fauna selvatica, attraverso le rilevazioni effettuate in collaborazione con le federazioni dei cacciatori.
Il dato, riferito al periodo compreso tra il 1° aprile 2025 e il 31 marzo 2026, testimonia l’eccezionale dimensione raggiunta dal prelievo venatorio del cinghiale in Francia. Dei 1.015.429 animali complessivamente abbattuti, 991.273 sono riconducibili all’attività di prelievo ordinaria, mentre altri 24.156 sono stati eliminati nell’ambito di interventi amministrativi di controllo.
Un milione di cinghiali, ma con grandi differenze territoriali
L’incremento degli abbattimenti non interessa uniformemente il territorio francese. Le statistiche mostrano infatti differenze significative tra i dipartimenti, sia per il numero complessivo degli animali prelevati sia per l’andamento rispetto alla stagione precedente.
Il Gard si conferma il dipartimento con il maggior numero di cinghiali abbattuti, raggiungendo quota 37.544 capi. Seguono Loir-et-Cher con 31.348, Ardèche con 28.035, Cher con 25.199 ed Hérault con 24.821 esemplari.
Particolarmente interessanti anche le variazioni percentuali. Nelle Alpi Marittime gli abbattimenti sono cresciuti addirittura del 74%, mentre nel Val-de-Marne l’incremento è stato del 66% e nelle Deux-Sèvres del 62%.
Esistono tuttavia territori nei quali il fenomeno presenta un andamento opposto: il Maine-et-Loire registra una diminuzione del 18%, il Pas-de-Calais del 14% e il Lot del 13%.
Queste differenze evidenziano quanto la gestione del cinghiale sia condizionata dalle caratteristiche ambientali e agricole delle singole regioni, oltre che dall’organizzazione dell’attività venatoria.
Una popolazione stimata tra 1,5 e 2 milioni di esemplari
La consistenza numerica del cinghiale in Francia rimane difficile da quantificare con precisione. Secondo le stime diffuse dall’OFB, la popolazione nazionale potrebbe collocarsi tra 1,5 e 2 milioni di individui.
La specie possiede infatti un’elevata capacità riproduttiva e una notevole adattabilità alle differenti condizioni ambientali. La disponibilità alimentare, gli inverni relativamente miti e la presenza di habitat favorevoli possono contribuire al mantenimento di popolazioni particolarmente consistenti.
Occorre tuttavia distinguere l’aumento degli abbattimenti dall’effettiva crescita numerica della popolazione. I dati relativi ai prelievi costituiscono un importante indicatore della presenza della specie, ma sono influenzati anche dall’intensità dell’attività venatoria, dalle normative e dalle modalità di gestione adottate nei singoli territori.
Danni agricoli, una questione sempre più rilevante
La presenza del cinghiale rappresenta da anni una delle principali criticità nella gestione della fauna selvatica francese, soprattutto per le conseguenze economiche sulle attività agricole.
Le incursioni nei terreni coltivati, i danni alle semine e alle produzioni agricole comportano costi considerevoli. Secondo le informazioni diffuse dalla stampa agricola francese, gli oneri annuali legati ai danni provocati dai cinghiali si collocano nell’ordine dei 90-100 milioni di euro, con un ruolo rilevante delle federazioni venatorie nel sistema di indennizzo.
Per contenere il fenomeno, negli ultimi anni la Francia ha progressivamente ampliato le possibilità di intervento sulla specie, adottando misure di controllo e periodi di prelievo particolarmente estesi.
I risultati cominciano a emergere anche sul versante agricolo: secondo i dati comunicati dalle autorità francesi, tra il 2019 e il 2025 la superficie delle colture danneggiate sarebbe diminuita del 28%.
Un risultato significativo che, tuttavia, non elimina la necessità di proseguire gli interventi di gestione.
Il ruolo dei cacciatori nella gestione del cinghiale
Superare il milione di abbattimenti in una sola stagione significa raggiungere una media teorica di circa 2.780 cinghiali prelevati ogni giorno, considerando l’intero periodo annuale di rilevazione.
Una dimensione che evidenzia il peso assunto dall’attività venatoria nella regolazione delle popolazioni di ungulati.
Il dato assume ulteriore significato considerando che la crescita dei prelievi è accompagnata da un impegno economico e organizzativo rilevante, soprattutto nei territori maggiormente interessati dai danni alle coltivazioni.
Secondo gli esperti dell’OFB, l’attuale intensità degli abbattimenti non sembra mettere a rischio la conservazione della specie sul territorio francese. Resta invece centrale la necessità di adattare gli interventi alle differenti situazioni locali, evitando di considerare il cinghiale come una realtà omogenea su scala nazionale.
Un fenomeno che interessa tutta l’Europa
Il primato francese si inserisce in una situazione che riguarda numerosi Paesi europei, Italia compresa, nei quali l’espansione del cinghiale ha progressivamente trasformato la gestione degli ungulati in una questione che coinvolge caccia, agricoltura, ambiente e sicurezza.
L’esperienza francese dimostra quanto possa essere elevata la pressione di prelievo necessaria per intervenire su una specie dotata di una grande capacità di adattamento e riproduzione.
Il superamento del milione di cinghiali abbattuti rappresenta dunque non soltanto un record venatorio, ma soprattutto un indicatore della complessità raggiunta dalla gestione faunistica in Francia. Una situazione nella quale il contributo dei cacciatori rimane determinante, ma che richiede anche monitoraggio scientifico, coordinamento territoriale e valutazioni costanti dei risultati ottenuti.





















