Il Coordinamento Colombaccio Italia e l’Università della Tuscia lavorano allo sviluppo di un programma capace di contare automaticamente gli uccelli attraverso l’analisi delle immagini. Un progetto che potrebbe migliorare la conoscenza dei flussi migratori e affiancare il lavoro dei rilevatori sul territorio.
Contare con precisione i colombacci che attraversano i cieli italiani durante la migrazione autunnale potrebbe diventare molto più semplice grazie alle nuove tecnologie. È questo l’obiettivo di un progetto avviato dal Coordinamento Colombaccio Italia in collaborazione con il professor Riccardo Primi dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, finalizzato allo sviluppo di un programma per il conteggio automatico dei colombacci in volo attraverso l’analisi delle immagini.
L’iniziativa, annunciata il 27 ottobre 2026, rappresenta un interessante passo verso l’integrazione tra osservazione tradizionale e strumenti informatici avanzati, con l’obiettivo di ottenere informazioni sempre più accurate sulla consistenza dei contingenti migratori.
Il progetto nasce da un’esigenza ben conosciuta da chi segue la migrazione del colombaccio: riuscire a quantificare con sufficiente precisione il numero degli individui che compongono gli stormi in movimento, soprattutto quando il passaggio interessa gruppi particolarmente numerosi.
Contare i colombacci: una delle maggiori difficoltà del monitoraggio
Durante la migrazione autunnale, i colombacci possono attraversare il territorio italiano in gruppi di poche decine di esemplari, ma anche in stormi che comprendono diverse centinaia o migliaia di individui.
Per i rilevatori impegnati nell’osservazione diretta, stimare la consistenza numerica di questi contingenti rappresenta una delle operazioni più impegnative.
La velocità degli spostamenti, la distanza degli uccelli, le condizioni di illuminazione e la frequente sovrapposizione degli individui rendono difficile ottenere un conteggio esatto, soprattutto quando lo stormo occupa una porzione molto ampia del cielo.
L’esperienza degli osservatori permette di formulare stime attendibili, ma il risultato può risentire delle condizioni ambientali e delle inevitabili differenze individuali nella valutazione.
È proprio su questo aspetto che potrebbe intervenire l’analisi automatica delle immagini, affiancando l’occhio umano con un sistema informatico capace di riconoscere e contare gli uccelli presenti in una fotografia o in una sequenza video.
Come potrebbe funzionare il conteggio automatico
Il principio alla base di queste tecnologie è relativamente semplice, anche se la realizzazione pratica richiede procedure informatiche particolarmente complesse.
Attraverso specifici programmi di riconoscimento visivo, un computer può analizzare le immagini acquisite da una fotocamera, individuare le sagome degli uccelli e tentare di distinguere i singoli individui presenti nello stormo.
I sistemi più evoluti possono utilizzare tecniche di intelligenza artificiale, opportunamente addestrate mediante un elevato numero di immagini nelle quali gli oggetti da riconoscere sono stati precedentemente identificati.
Nel caso dei colombacci, il programma dovrebbe essere in grado di distinguere gli uccelli dallo sfondo, riconoscere le sagome anche quando appaiono molto piccole e gestire le situazioni nelle quali più individui si sovrappongono parzialmente.
L’obiettivo sarebbe trasformare una semplice immagine in un’informazione numerica utilizzabile per lo studio scientifico.
Occorre però precisare che il Coordinamento Colombaccio Italia non ha ancora illustrato pubblicamente tutti i dettagli tecnici del programma in fase di sviluppo. Non è quindi possibile stabilire quali specifici algoritmi verranno impiegati né quali prestazioni saranno effettivamente raggiunte.
L’intelligenza artificiale è già utilizzata nello studio degli uccelli
Il ricorso a sistemi automatici per il monitoraggio dell’avifauna non rappresenta una novità assoluta.
Negli ultimi anni diversi gruppi di ricerca internazionali hanno sviluppato programmi capaci di identificare e contare gli uccelli attraverso immagini fotografiche, riprese video e fotografie ottenute mediante droni.
Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Ecological Informatics ha descritto, ad esempio, un sistema automatico per il monitoraggio di colonie riproduttive di sterne, basato su tecniche avanzate di riconoscimento delle immagini.
In quel contesto sperimentale, il programma ha ottenuto conteggi con uno scostamento medio di circa il 2% rispetto alle rilevazioni manuali, dimostrando le potenzialità dell’intelligenza artificiale quando il sistema viene opportunamente sviluppato e verificato.
Anche nelle Everglades, negli Stati Uniti, sono stati sperimentati sistemi che combinano fotografie ottenute con droni e programmi di riconoscimento automatico per monitorare grandi colonie di uccelli acquatici.
Si tratta naturalmente di applicazioni differenti dal conteggio dei colombacci in migrazione, dove gli animali sono in continuo movimento e le condizioni di ripresa possono cambiare rapidamente.
Queste esperienze dimostrano tuttavia che la tecnologia possiede basi scientifiche consolidate e potrebbe trovare ulteriori applicazioni nello studio dei migratori.
Dalle fotografie ai video: le difficoltà degli stormi in movimento
Il conteggio degli uccelli in volo presenta problemi specifici che non si incontrano, o che risultano meno accentuati, quando si osservano animali fermi sul terreno o posati sugli alberi.
Uno dei principali è rappresentato dalla sovrapposizione delle sagome. All’interno di uno stormo compatto, due o più colombacci possono apparire nell’immagine come un’unica figura, rendendo complessa la loro separazione.
Un secondo problema riguarda la distanza: gli individui più lontani occupano pochissimi punti dell’immagine e possono risultare difficili da distinguere.
Nel caso delle riprese video emerge inoltre il rischio di conteggiare più volte lo stesso uccello, presente in fotogrammi successivi.
Per superare queste difficoltà potrebbero essere impiegati sistemi capaci di seguire lo spostamento dei singoli individui durante una sequenza video, riconoscendone la traiettoria ed evitando di considerarli ogni volta come nuovi soggetti.
Sono tuttavia possibilità tecniche che dovranno essere valutate e sperimentate in relazione alle caratteristiche del progetto italiano.
Il contributo fondamentale dei rilevatori
Un elemento particolarmente significativo dell’iniziativa riguarda il rapporto tra tecnologia e osservazione tradizionale.
Il Coordinamento Colombaccio Italia ha sottolineato che lo sviluppo di nuovi strumenti informatici non intende sostituire il lavoro degli osservatori, ma valorizzarlo e integrarlo.
Da anni una rete di rilevatori distribuiti sul territorio nazionale raccoglie informazioni sui passaggi migratori, registrando date, località, consistenza degli stormi e andamento dei movimenti.
Queste osservazioni costituiscono una base conoscitiva importante per analizzare la migrazione del colombaccio e individuare eventuali cambiamenti nel comportamento della specie.
I dati ottenuti attraverso il conteggio automatico potrebbero contribuire a rendere più omogenee le rilevazioni e a verificare le stime effettuate sul campo.
Al tempo stesso, l’esperienza dei rilevatori potrebbe rivelarsi indispensabile per controllare la correttezza dei risultati prodotti dai programmi informatici.
Lo studio della migrazione incontra le previsioni meteorologiche
Il nuovo progetto si inserisce in un percorso di ricerca più ampio che il Coordinamento Colombaccio Italia sta sviluppando insieme al mondo accademico.
All’inizio di ottobre 2026 era stata infatti annunciata la sperimentazione di un primo modello esplorativo destinato a studiare l’andamento della migrazione attraverso l’elaborazione congiunta di dati meteorologici e osservazioni raccolte sul territorio.
Il sistema prende in considerazione variabili come vento, pressione atmosferica, precipitazioni, nuvolosità e temperatura, mettendole in relazione con le rilevazioni migratorie effettuate nelle 72 ore precedenti e con le previsioni per le 72 ore successive.
Le prime elaborazioni sono state applicate a Toscana, Marche e Liguria, tre regioni nelle quali il Coordinamento dispone di una quantità di informazioni ritenuta sufficiente per avviare questa fase sperimentale.
Non si tratta di uno strumento capace di prevedere con certezza l’arrivo degli stormi, ma di un modello probabilistico ancora sottoposto a verifica.
L’eventuale disponibilità di conteggi automatici più precisi potrebbe, in futuro, contribuire anche al miglioramento della qualità dei dati utilizzati in queste elaborazioni.
Droni e rilevazioni termiche per studiare lo svernamento
Un altro ambito di ricerca riguarda i colombacci che, dopo aver attraversato la penisola italiana durante l’autunno, scelgono di trascorrere l’inverno nel nostro Paese.
Il Coordinamento Colombaccio Italia ha recentemente richiamato l’attenzione sulla necessità di conoscere meglio la distribuzione dei contingenti svernanti e le caratteristiche degli ambienti frequentati.
In questo contesto sono state prospettate attività di ricerca che prevedono anche l’impiego di droni e strumenti di rilevazione termica, con l’obiettivo di approfondire la presenza e la consistenza delle popolazioni.
La possibilità di osservare dall’alto aree boschive e territori difficilmente accessibili potrebbe offrire nuove opportunità di studio, purché le modalità di rilevazione siano compatibili con le esigenze di tutela della fauna e con la normativa vigente.
Conoscere meglio il numero degli individui presenti e la loro distribuzione geografica potrebbe inoltre aiutare a distinguere i contingenti in migrazione da quelli che si stabiliscono temporaneamente o permanentemente nelle aree di svernamento.
Verso una conoscenza più precisa della migrazione
La collaborazione tra Coordinamento Colombaccio Italia e Università della Tuscia apre prospettive interessanti per il futuro del monitoraggio della specie.
Se il programma di conteggio automatico dimostrerà un’adeguata precisione, potrà costituire uno strumento aggiuntivo per analizzare i movimenti migratori, confrontare le stagioni e migliorare la qualità delle informazioni raccolte.
Il valore scientifico dei risultati dipenderà naturalmente dalla capacità di verificare il funzionamento del sistema in condizioni reali, confrontando i conteggi automatici con osservazioni di riferimento affidabili.
La migrazione del colombaccio è un fenomeno complesso, influenzato da fattori ambientali, meteorologici e biologici che richiedono osservazioni prolungate e metodologie rigorose.
L’aspetto più significativo del progetto è proprio l’incontro tra la lunga esperienza dei rilevatori e le nuove possibilità offerte dall’analisi informatica delle immagini.
Un percorso ancora in fase sperimentale, ma che potrebbe contribuire a trasformare le osservazioni raccolte ogni autunno in un patrimonio di dati scientifici sempre più preciso, utile alla conoscenza, alla gestione e alla conservazione del colombaccio.






















